No tax area: tocca a politica e imprenditori PDF Stampa E-mail
Sabato 30 Agosto 2008 04:30

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di Rocco Iemma - Caro Direttore,

ringrazio pubblicamente il Presidente Rubbettino per la risposta al mio scritto dello scorso 28 agosto e per aver arricchito il dibattito di spunti e profili, tecnici e ideali, a mio avviso estremamente interessanti.

Ritengo che le posizioni espresse siano complementari e sempre in questa ottica desidero aggiungere qualche nota a quanto finora emerso.

Semplificazioni giornalistiche a parte, il richiamo al modello irlandese ha ormai assunto valore emblematico e, di tutta evidenza, rappresenta un’ipotesi di fiscalità vantaggiosa stabile, duratura, strutturale. Che diviene, è sistema. E’ su questa base che si innesta il ragionamento sulla complessità tecnico giuridica, oggetto del breve e gradito scambio di idee, e che quindi trova spazio la connessione al grande tema del federalismo fiscale e dell’autonomia regionale, da intendersi quali presupposti, dice bene Florindo Rubbettino, ormai ineludibili.

Dall’altro lato, fondare la proposta di misure agevolative sull’eccezionalità del caso calabrese e meridionale, può invece aprire una via diversa, che è quella della fiscalità di vantaggio, appunto, eccezionale e, in quanto tale, congiunturale, temporanea, ammessa finchè necessario e nel rispetto della libera concorrenza, esattamente come gli aiuti a finalità regionale. In questo secondo caso e in teoria, i margini per una negoziazione in sede comunitaria, o quantomeno per “provarci”, vi sono senz’altro, concordo. Dal rapporto Hokmark in poi, non mancano di certo dalle istituzioni europee i segnali positivi e le aperture, quand’anche solo politiche, sulla fiscalità di vantaggio come forma di aiuto eccezionale ammessa.

In entrambi i casi, ma soprattutto nel secondo, non sfugge la necessità di interventi sul piano dei servizi e delle infrastrutture, affinché nuovi capitali vengano attratti.

Sulla scorta di quanto affermato da tempo da autorevoli studiosi e commentatori, ai quali si devono questo confronto ed altri, e secondo quanto ormai condiviso a più livelli (cito ad esempio, anche per chiarezza, accessibilità e sintesi, Matteo Barbero in “Quale fiscalità di vantaggio per gli enti territoriali italiani?”, 4 ottobre 2006, da www.federalismi.it), si può dunque concludere che la scelta è tra queste due diverse impostazioni. O su entrambe in tempi diversi, si può anche immaginare.

L’auspicio è che il dibattito regionale, grazie anche al contributo decisivo degli imprenditori come Florindo Rubbettino, si elevi soprattutto a beneficio della pubblica opinione e della corretta percezione della transizione in atto, lasciando quanto prima il posto all’azione.


Rocco Iemma

http://roccoiemma.wordpress.com

 
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