Calabria: ''I diari di mio padre'', un mosaico di memorie di Gregorio Corigliano PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Giugno 2012 09:32
coriglianogregorio
Pensieri incustoditi, storie e vicende a cavallo tra il 1938 e il 1946 scritti di pugno da un giovane Antonio Corigliano, partito per il servizio militare e raccolti in un unico volume, oltre cinquantanni dopo dal figlio Gregorio ne ‘’I diari di mio padre’’. Il libro, edito da Pellegrini, con la prefazione di Vittorio Zucconi è, in pratica, un diario ricco di ricordi e di storia. È la storia di un italiano tra guerra e prigionia, è il racconto che emerge dagli otto anni di lontananza dalla Calabria e dal suo paese, San Ferdinando, nel Reggino. Gregorio ha trasformato in un libro momenti di memoria privata e, così, ad emergere sono ritagli di vita di uno dei tanti ragazzi spediti prima in Libia per la colonizzazione della Cirenaica e poi chiusi tra i reticolati di Yol (Kangra Valley), in India. Gregorio ha così riscoperto e riletto quegli stralci di vita  tormentati.   Un racconto lungo: dal settembre del 1938 fino ai primi mesi del 1946, passando per la sconfitta del gennaio 1941 quando anche per il giovane ufficiale iniziò l'odissea della prigionia in India. Otto lunghi anni che, tra le pagine, assumono cromatismi esistenziali differenti che danno al lettore il senso di una evoluzione straziante, ed in questo ‘’cammino di storie’’ che le strade di Antonio e Gregorio si legano in modo straordinario ed inaspettato. Nella prefazione al volume, Vittorio Zucconi, editorialista di Repubblica dagli Stati Uniti e scrittore di successo, nella vicenda del sottotenente calabrese fa rivivere suoi ricordi privati e personali a conferma di una vicenda che ha accomunato l'Italia dal Nord al Sud del Paese: "È il filo dell'appartenenza alla stessa storia – riconosce Zucconi – vissuta nella diversità umana che le guerre cercano di mescolare e appiattire e consumare nello stesso crogiolo ma che non riescono mai ad annullare, che si tratti di deserti, steppe, caserme, tradotte, carri armati, campi di prigionia o nidi di mitragliatrici".
 
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