Reggio: successo per la seconda edizione del campionato provinciale calcio a 5 interforze CSI PDF Stampa E-mail
Mercoledì 28 Luglio 2010 09:11

Si è conclusa con successo  la seconda edizione del Trofeo Provinciale di Calcio a 5 CSI riservato alle Forze dell’ordine. Un appuntamento ormai consolidato per il CSI di Reggio Calabria che dopo  lo strepitoso successo dello scorso anno ha concluso l’edizione 2010 con una bellissima  e combattuta finale.

Ha vincere l’ambito trofeo  è stato il Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Reggio Calabria che in finale ha battuto per 4 a 1  la Full Service. Terzo piazzamento per il Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria. Quarto posto per i Vigili Urbani. Commossa cerimonia di  premiazione  presso il Centro Sportivo Sporting Bocale. Alla premiazione  hanno partecipato,oltre al gruppo Dirigenti del CSI di Reggio Calabria,anche i familiari del Comandante del Corpo Forestale dello Stato Angelo Ciancia,scomparso prematuramente  nel mese di Aprile . Ha premiare le squadre sono intervenuti:  il Consulente Regionale CSI, nonché assistente dei Vigili Urbani di Reggio Calabria, Don Nuccio Cannizzaro  e la moglie del Comandante Ciancia, che nel suo intervento  si è complimentato con  il CSI per la manifestazione, ed ha ringraziato tutti  per la cerimonia  che ha ricordato la figura del marito. Simbolicamente il Corpo Forestale,nella persona del Comandante Attinà,  ha dedicato il Premio al Dott. Cincia. Premiati anche gli arbitri della finale Romanò e Loprestino,sempre più   veri protagonisti dell’attività sportiva  CSI. Paolo Cicciù,presidente del CSI di Reggio Calabria ha dichiarato  "Il Trofeo interforze ormai è un evento consolidato della programmazione CSI. Il Nostro Comitato in questi anni ha cercato di creare brand sportivi che possano caratterizzare un  nuovo modo di fare sport. Il Campionato Interforze cresce anno dopo anno grazie all’impegno e alla professionalità di una classe dirigente attente e mossa da valori che incarnano l’etica dello sport. Come Dirigente sportivo, e non organizzatore di tornei, vorrei fare una riflessione sulla classe dirigente attuale. Recenti studi condotti da prestigiose Università hanno evidenziato come i  dirigenti che troviamo tra le nostre associazioni  sarebbero autoreferenziali, utilitaristi, mediocri e incapaci di identificarsi nell’interesse generale; mancherebbero di visione strategica, di capacità di innovazione e creatività, di qualità decisionali e finanche di credibilità e senso etico.

 

Questo scoraggiante quadretto vale anche come riflessione per tutto il mondo dello sport. Da una parte, c’è una sorta di «sfinimento» della classe dirigente «anziana» e dall’altra, si sta affacciando una nuova classe dirigente tutta appiattita sulla voglia di fornire servizi sportivi collaudati al mercato, muovendosi più come prestatori d’opera che come gente animata dalla voglia di rischiare, di dare risposte autentiche ai bisogni umani profondi delle persone, e dei giovani in particolare. Si moltiplicano i bravi organizzatori e i venditori di tornei sportivi, mentre si assottigliano le fila di chi ritiene che il suo primo dovere sia lavorare per dare speranza alle persone attraverso esperienze sportive ricche di senso."Nel tempo dell’usa e getta e di forte aridità culturale, c’è il pericolo che anche i dirigenti sportivi guardino allo sport soltanto in funzione di interessi personali e di tornaconto. Altrove può anche essere accettabile, sopportabile, ma nel CSI le aspettative sono altre. Pertanto anche in Trofeo Interforze  si colloca non come un semplice torneo ma come uno stile etico di fare sport.  Significative le parole di Don Nuccio Cannizzaro "Una manifestazione prestigiosa e significativa. Lo sport  deve mettere al centro la  persona. Ad imporlo è l’identità cristiana dell’Associazione, e la «missione» educativa che ne deriva. L’identità cristiana non può essere uno slogan né un limite, deve essere un impegno e una risorsa, un valore aggiunto che richiama alla responsabilità e al dovere di risvegliare continuamente la coscienza morale e politica di ogni dirigente, ai diversi livelli associativi, per «costringerlo» a riproporre con coraggio, in ogni momento della quotidianità, il patrimonio di valori e contenuti della tradizione cattolica. Bisogna ritrovare il coraggio della militanza. Essere dirigente in un’associazione come il Centro Sportivo Italiano non si identifica con il semplice occupare una carica. Il CSI crede in una classe dirigenti che va oltre “l’organizzazione di un torneo”, ma punta a percorsi sportivi che possano cambiare  lo sport Italiano."

 
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner


WideAdatta allo schermo

Ultime notizie

Facebook