Il proiettile indirizzato a De Bernardo è l'ennesima dimostrazione che qualcosa sta cambiando PDF Stampa E-mail
Domenica 07 Marzo 2010 13:13

antoniodebernardo

di Claudio Cordova - Rappresenta l’accusa nei procedimenti “Gebbione”, contro la cosca Labate di Reggio Calabria, “Ramo spezzato”, contro il clan Iamonte di Melito Porto Salvo, ha in mano

 il fascicolo della recente operazione “Nuovo Potere”, condotta dai carabinieri contro la ‘ndrangheta di Roccaforte del Greco. E’ anche il pubblico ministero del processo per far luce sull’omicidio di Gianluca Congiusta, giovane imprenditore assassinato a Siderno il 24 maggio del 2005 ed è il coordinatore dell’inchiesta “Dry Tomatoes”, che ha stroncato, nel gennaio 2008, un’organizzazione di trafficanti di cocaina e di altre droghe leggere.

 

La busta con proiettile, indirizzata al sostituto procuratore di Reggio Calabria, Antonio De Bernardo, fa il paio con quella diretta al collega Giuseppe Lombardo che, invece, rappresenta l’accusa nel processo “Testamento” e nei procedimenti contro Pasquale Condello, il Supremo.

 

Toccherà ai carabinieri cercare di individuare, prima che l’indagine passi a Catanzaro, ufficio competente per i fatti che riguardano i magistrati reggini, la pista giusta. Quella che dovrebbe portare al mittente del proiettile calibro 9. C’è un indizio territoriale: la pallottola è stata intercettata in un ufficio postale della zona jonica reggina. Un dato che può voler dire molto, ma che, nello stesso tempo, potrebbe essere un semplice depistaggio.

 

“La situazione a Reggio è pesante” dice il Procuratore Capo Giuseppe Pignatone. E’ vero, dall’inizio dell’anno si è scatenata una escalation di intimidazioni, cominciata con la bomba alla Procura Generale, passata per l’auto-arsenale nel giorno di Napolitano, fino alle intimidazioni a giudici e giornalisti.

 

Anche il presunto progetto omicida nei confronti della parlamentare del Pdl, Angela Napoli, rivelato da un collaboratore di giustizia, si inquadra nel medesimo clima di Reggio e della provincia. Un clima di fermento e nervosismo, scaturito, probabilmente, anche dall’intensa pressione di magistratura e forze dell’ordine sulle cosche.

 

Dalle lotte intestine, che hanno caratterizzato gli anni ’90, la ‘ndrangheta adesso sembra aver cambiato strategia, portando i propri colpi contro le parti dello Stato e della società civile che si pongono come ostacolo.

 

Da sempre, le "attenzioni" delle 'ndrine si sono concentrate più sugli indifesi, sui poveri cristi, commercianti, piccoli imprenditori, taglieggiati e minacciati per mantenere il necessario controllo del territorio.

 

Le bombe in procura e i proiettili ai magistrati sono un'altra cosa.

 

A Reggio Calabria qualcosa sta cambiando e, a venti giorni dalle elezioni regionali, sarà necessario individuare al più presto di cosa si tratti. Capire in anticipo i cambi di strategia ha sempre fatto la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

 
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner


WideAdatta allo schermo

Ultime notizie

Facebook