IDV Calabria: il nuovo che avanza o il vecchio avanzato? PDF Stampa E-mail
Domenica 05 Luglio 2009 18:43

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di Antonino Monteleone - La partita che si sta giocando all'interno di Italia dei Valori, qui in Calabria, oltre ad incidere sul futuro assetto di governo della Regione mostra ancora una volta quanto Tonino Di Pietro debba continuare a lavorare per dare al partito calabrese una reputazione degna della sua linea politica. 
Con il brillante risultato delle scorse europee, De Magistris ha stravinto su tutti, più di qualcuno ha tentato, con un pizzico di pretensiosità, di accreditare alla propria opera meriti che appartenevano ad altri. Pezzi di nomenclatura che hanno fatto il possibile per stare lontani dai "candidati indipendenti" e che poi, travolti dalla valanga di preferenze che li ha evitati, sono stati costretti a felicitazioni obtorto collo.

E' noto a tutti che la dialettica a metà tra l'intimidatorio ed il politichese tra il Governo Belusconi e la Giunta Loiero comincia ad essere stucchevole. Commissariare la sanità sembra più funzionale ad una raccolta di consenso - indicando con orgoglio lo sfascio di un nemico, in realtà provocato da un proprio amico - che ad una mossa necessaria a garantire a 2 milioni di assistiti calabresi dei servizi di maggiore qualità.

E Di Pietro, in riva allo stretto, è stato chiaro. "Loiero fa quel che può, ma non entriamo in Giunta a causa di contraddizioni di cui non vogliamo essere protagonisti".

Ma Loiero ha fatto rimpiangere a Di Pietro quelle parole con l'idea, evidentemente inopportuna, di chiamare l'ex Assessore Giovanni Luzzo (oggi impegnato nell'ospedalità privata) all'interno della commissione che appronterà il piano di rientro dal deficit sanitario. Più volte sotto la lente di ingrandimento della magistratura, Luzzo è stato assessore della Giunta Chiaravalloti. Quella che, dati alla mano, ed anche secondo Loiero, ha provocato il "buco" da 2 miliardi di euro.

Una scelta, anzi una ipotesi - visto che Luzzo ha pensato bene di rimettere il mandato con una lettera al Governatore - che però avrebbe raccolto il placet, almeno ipotetico, di Aurelio Misiti, coordinatore regionale del partito.

In una intervista rilasciata al Quotidiano della Calabria (firmata Francesco Paolillo) Misiti spiegava che «se Luzzo farà bene viva Luzzo. Se Luzzo farà male, allora abbasso Luzzo».

Sull'ipotesi di un sostegno a Loiero alle elezioni del 2010 aveva detto: «Per noi è ovvio che il Pd candidi l'uscente perché due legislature non si negano a nessuno. Ma è evidente che deve cambiare qualcosa». Ed a proposito di alleanze bacchettava i vertici del Pd per guardare più ai centristi di Cesa che all'Idv. «Auspichiamo che il Pd stringa un'alleanza di legislatura con noi basandola su un programma chiaro, netto e condiviso e non su un programma di compromesso con le forze “nulliste”».

Un titolo molto sintetico in prima pagina "Misiti ricandida Loiero" era bastato a mandare su tutte le furie sia Di Pietro («L’Idv non ricandida nessuno alla guida della Regione e non ha alcuna intenzione di entrarenell’esecutivo ») che di De Magistris («La nuova classe dirigente, quella che cambierà profondamente la Calabria nei prossimi anni, non porta certo il nome di Agazio Loiero»).

Tanto da costringere Misiti a convocare un coordinamento regionale (svoltosi ieri), rigorosamente a porte chiuse, all'interno del quale presentarsi "dimissionario". Dai 21 interventi provenienti da esponenti della dirigenza regionale, una valanga di consenso alla relazione illustrata da Misiti nella quale ha precisato il tenore delle proprie dichiarazioni.

Come ha spiegato l'eurodeputato Pino Arlacchi, con una dichiarazione dai toni velatamente sarcastici, "l'esecutivo regionale Idv non ha né respinto, né accolto le dimissioni di Misiti perché non si poteva votare". "Misiti non è stato eletto dall'esecutivo regionale e spetta all'Ufficio di Presidenza nazionale di Italia dei Valori, che si riunisce domani, ogni decisione in materia".

Arlacchi parla anche a nome di De Magistris: "Dal dibattito è emersa una piena conferma della linea del Presidente Di Pietro e dei parlamentari europei De Magistris e Arlacchi sulla inopportunità di ricandidare Loiero alla Presidenza della Giunta e la necessità di commissariare il sistema sanitario calabrese".

Prima di decidere, Tonino Di Pietro, vuole una relazione scritta dai suoi colonnelli inviati a Lamezia Terme, Ivan Rota (responsabile organizzativo nazionale) e Ignazio Messina (coordinatore nazionale enti locali), su quanto emerso dall'esecutivo di ieri.

Ma se dovesse passare la linea "anti-Misiti" in quali mani finirà il partito?

Nelle mani di Maurizio Feraudo, che ancora permette ad un condannato in primo grado per truffa ai danni della Regione Calabria, di ricevere, in qualità di personale capo-struttura, uno stipendio che proviene proprio dallo stesso ente?

Oppure nella mani di Pino Arlacchi? Lo stesso che ha definito "inspiegabile" la posizione di Misiti e l'attuale classe dirigente regionale "fallimentare" salvo ricevere, proprio dalla Regione Calabria, una consulenza (da 37mila euro l'anno, dal 2006) in qualità di membro esperto dei quell'ente, sconosciuto ai più, che si chiama Consulta Regionale Antimafia?

Chissà cosa ne pensano il Presidente Di Pietro e l'onorevole De Magistris...

 

 

 

 

 

 
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