In una città devastata dal servilismo i giovani devono scegliere se essere protagonisti o succubi PDF Stampa E-mail
Sabato 27 Giugno 2009 22:24

lungomare4

di Nino Mallamaci - Caro Direttore, ho letto sul Tuo giornale online la lettera di Ciccio Spanò alla città infelice.

Vorrei dare un contributo, perché,  finalmente,  ci sia quella partecipazione  che lui invoca.

 

Con Ciccio Spanò condivido, oltre che la parentela, alcuni valori, pur partendo da diverse, opposte, idee politiche.

Ma alcuni valori, quelli, per intenderci della moralità, onestà, etica, della passione civile, della ricerca del bene comune è, ovvio,  non hanno colore politico.

Lui, in sintesi, si duole che alla presentazione del libro "L’isola felice"  vi è stata poca partecipazione, e alla fine individua  la causa  nell’infelicità  che  tiene in ostaggio  la città e nella disillusione dei giovani traditi, ed introduce un discorso ben più ampio e cioè il  servilismo serpeggiante tra i politicanti che disertano le occasioni in cui non vi siano passerelle.

Questo è il punto: il servilismo pervade questa città ed è per questo motivo  che questa città resterà sempre infelice e  l’esempio che viene dall’altra parte dello stretto non sarà mai realtà a Reggio Calabria.

Il servilismo è una costante di questa città.

A partire dagli anni 70, epoca dei moti di Reggio, e dopo negli anni 80 quando si cominciava a parlare di investimenti,progetti industriali, e poi negli anni 90 sino ad oggi a Reggio si è radicato un trasversalismo tra gruppi di potere , che non disdegnavano l’ausilio dei poteri criminali,  che hanno inciso, in modo irreversibile, sulle dinamiche che governano la formazione del consenso.

Questo è il punto: decisivo,fondamentale e troncante. Il servilismo è strettamente funzionale alla formazione del consenso, cioè, per dirla in modo spicciolo, alla raccolta di voti che permettono poi l’elezione di chi si  avventura in  politica, magari perché non ha un lavoro ( quanti esempi!).

Dunque la città è infelice non   perché è stata tradita, ma al contrario: la città si è uniformata, adeguata, formattata, e anche i giovani, caro Ciccio.

I giovani hanno lo strumento per cambiare ma non lo utilizzano nel modo più giusto, mi riferisco, ovviamente, al voto. Se invece votare il politico Tizio o  Caio perché sperano nel posto di lavoro, nell’incarico,nella consulenza, utilizzassero questo formidabile strumento in modo pertinente, scegliendo le persone giuste,cioè quelle che hanno a cuore il bene della collettività, stai certo che la città non sarebbe infelice né ostaggio di alcuno. Guarda la ns. classe dirigente, composta da persone che a volte non sanno parlare l’italiano o che non si sono mai alzati la mattina per andare a lavorare, ma quale speranza vuoi che abbia questa città.

Faccio un esempio di servilismo spicciolo, guardando al mondo forense che io e te, Ciccio, frequentiamo.

Quanti giovani colleghi frequentano le segreterie di questo e quel politico ( perché non ci siano equivoci: tutti di destra e di sinistra, da Reggio a Roma, passando per Catanzaro, l’andazzo è lo stesso) per avere un incarico? Tu non lo faresti mai, io non l’ho mai fatto, ma la gran parte lo fa, e poi diventa schiava, quindi serva, del politico che poi deve votare e quindi torno al concetto di prima: e cioè la selezione dei politici che dovrebbero governarci è viziata perché non si vota liberamente.

L’esempio si può e si deve estendere alla sanità, ai lavori pubblici e a tutti i settori produttivi.

Quindi non è il giovane che è disilluso e che si sente tradito, ma  è il giovane parte integrante del sistema.

E, allora, caro Ciccio e mutuando dei termini letterari: finchè si guarda al “ particolare” e non all” universale”  questa città sarà sempre la città dei furbetti del quartierino che continueranno  a fare i loro affari a scapito del famoso “ bene comune”.

In conclusione, caro Ciccio,  è vero che il futuro passa dai giovani, ma i giovani devono diventare protagonisti e non succubi. Perché oggi questo sono.

Con affetto, Nino Mallamaci

Grazie Direttore.

 

 
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