Operazione Geremia: in manette Gioacchino Campolo, sigilli ad un super patrimonio PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Gennaio 2009 13:50
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di Antonino Monteleone -
In manette l'immobiliarista Gioacchino Campolo, ai domiciliari la moglie, Renata Gatto, ed il figlio Demetrio; indagate le due figlie e messi i sigilli a beni immobili per un valore di 35 milioni di euro nell'ambito di una  articolata inchiesta, denominata Geremia, svolta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Reggio Calabria che, da luglio, sta disvelando il "sistema Campolo".

Nello scorso mese di luglio i militari della Guardia di Finanza eseguivano un maxi sequestro di beni (conti correnti, quote societarie ed immobili) per un valore complessivo di 25 milioni di euro ordinato dal PM Beatrice Ronchi. L'atto, che recava anche la firma del Procuratore Pignatone, cristallizzava - attraverso riscontri documentali e intercettazioni - una situazione di ingiusto arricchimento e successivo investimento di somme illecitamente accumulate nella compravendita di immobili.

Fiumi di denaro esentasse raccolto attraverso l'alterazione parziale dei "videopoker" - della cui distribuzione in Calabria Campolo detiene la più ampia fetta di mercato - che servivano a ricapitalizzare le società immobiliari di Campolo dunque ad acquistare immobili a Reggio Calabria, in Italia ed all'estero.

A Luglio le accuse erano di "appropriazione indebita, evasione fiscale e riciclaggio", ma non furono richieste misure cautelari ritenute - all'epoca - non necessarie. L'inchiesta è proseguita e nelle scorse settimane gli uomini del GICO hanno più volte fatto "visita" a Gioacchino Campolo e sequestrato altri beni mobili e documenti.

Nella notte l'arresto con l'accusa di "intestazione fittizia di beni" al fine di eludere la normativa sulle misure di prevenzione patrimoniale a carico degli accusati di usura.

Gioacchino Campolo è accusato di avere acquistato beni immobili e di averi poi intestati alla moglie ed ai figli per scongiurare il pericolo che questi potessero essere oggetto di provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria.

"E' un caso notevole di aggressione ai patrimoni illecitamente acquisiti" è il commento di Giuseppe Pignatone che ha illustrato i particolari dell'operazione e di una inchiesta che ha definito "in progress".

Ha specificato che non si tratta di una inchiesta per ipotesi di reato di associazione mafiosa anche se si lavora a dei riscontri scaturiti i"n seguito alle dichiarazioni del collaboratore di Giustizia Fracapane che ha parlato di una vicinanza alla cosca dei De Stefano di Reggio Calabria.

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I beni sequestrati

Oltre ai già noti sequesti delle sale giochi "Orchidea", "Trocadero" e "Bowling", dell'ex Cinema Margherita (ceduto in comodato d'uso al Sindaco di Reggio Calabria che lo usò per la segreteria alle amministrative del 2007) sono stati  sequestrati oltre 40 appartamenti tra Reggio Calabria (zone montuose comprese, Roma (Parioli, via Ludovisi) e Parigi (nella famigerata Rue Saint-Honoré).

Anche i lussuosi locali che ospitano il Tribunale della Libertà sono oggetto di sequestro e ciò la dice lunga sui rapporti dell'immobiliarista con il tessuto economico della Città.

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I nomi degli indagati

Agli indagati noti a luglio, che risultavano essere: Gioacchino Campolo (cl. 1939), nella foto di reggiopress; Gatto Salvatore Giuseppe (cl. 1962); Gatto Renata (cl. 1949); Assumma Cristofaro (cl. 1954); Di Renzo Francesco (cl. 1953); Morabito Antonio; Bertolino Massimo Giovanni (cl. 1972), si aggiungono Campolo Demetrio (cl. 1982) ristretto ai domiciliari (come la madre, Renata Gatto) Campolo Ivana e Campolo Adriana.

Il ruolo delle intercettazioni e la vecchia accusa di usura

Pignatone ha sottolineato il ruolo svolto dalle intercettazioni telefoniche "senza le quali - ha detto - indagini così non potrebbero essere svolte".

Non c'entra la mafia ma potrebbe tornare, su Campolo, l'accusa di usura. Accusa dalla quale si difese già in passato ottenendo l'assoluzione.
Nessuna accusa al momento, ma senza sbottonarsi Pignatone conferma l'esistenza di qualche denuncia a carico di Campolo.

"Seguiamo tutte le direttrici - ancora Pignatone - ed abbiamo bisogno del supporto dei cittadini". Così come è accaduto - ha fatto notare - nel caso dell'imprenditore che ha subito la pretesa estorsiva alla vigilia del nuovo anno che è stato prontamente assicurato alla Giustizia. Un altro colpo della Guardia di Finanza.
 
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