Il silenzio degli incoscienti. O dei colpevoli PDF Stampa E-mail
Domenica 19 Ottobre 2008 18:32

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di Claudio Cordova - Luigi De Magistris ha 41 anni, è un magistrato che, per anni, ha lavorato in Calabria: Toghe lucane, Poseidone, Why not, le sue inchieste più famose. Le inchieste che gli hanno procurato tanti guai. Luigi De Magistris adesso non è più un giudice inquirente, un pubblico ministero, ma un giudice del Tribunale del Riesame di Napoli. E’ tornato a casa, o, meglio, è stato rispedito, in malo modo, a casa, con funzioni diverse.

“E’ un cattivo magistrato”, dicono.

Luigi De Magistris è un rarissimo esempio di come la superba e altezzosa Magistratura, nella fattispecie il suo organo più nobile, il Csm, di tanto in tanto, decida persino di punire sé stessa.

Ma Luigi De Magistris è anche qualcos’altro. Luigi De Magistris è uno che parla.

Parla tanto l’ex sostituto procuratore di Catanzaro e i suoi guai, probabilmente, si sono ingigantiti, nel tempo, anche per questo.

Luigi De Magistris ha denunciato più volte: lo ha fatto nella lunga lettera con cui ha lasciato l’Associazione Nazionale Magistrati, lo ha fatto anche attraverso le colonne di strill.it“Dal lavoro che ho fatto in questi anni, ho percepito che all’interno delle Istituzioni ci sia anche un governo occulto delle stesse e che all’interno di questo governo occulto delle Istituzioni ci sia una componente di un certo rilievo, che è quella di tipo massonico”.

Parla di massoneria deviata, Luigi De Magistris, parla di poteri occulti, parla di corruzione all’interno della magistratura.

Di recente Luigi De Magistris è tornato a denunciare: ha scelto uno dei telegiornali più seguiti, Sky Tg24, per rilanciare le proprie accuse su intrecci pericolosi intessuti dalla magistratura calabrese: "Una parte rilevante della magistratura calabrese non è affatto estranea al sistema criminale che gestisce affari di particolare rilevanza in Calabria", dice.

E ancora: “Senza una parte della magistratura collusa la criminalità organizzata sarebbe stata sconfitta”.

Ma l’ennesima denuncia di De Magistris rischia di fare la medesima fine delle precedenti.

In un Paese normale le affermazioni del giudice campano costituirebbero una notitia criminis che andrebbe verificata, ascoltando proprio De Magistris che, al cospetto di un magistrato, non potrebbe di certo essere reticente, come può accadere, magari, davanti al microfono di un cronista.

La notizia andrebbe verificata, si diceva, De Magistris dovrebbe fare nomi e cognomi, uscendo dalla generalità dell’affermazione “una parte rilevante della magistratura calabrese…”. Toccherebbe poi alla Giustizia valutare quanto corrispondano al vero le dichiarazioni del giudice di Napoli.

Da questa analisi potrebbero dipanarsi, poi, due strade: una forte spallata alla magistratura collusa, nel caso in cui le dichiarazioni di De Magistris trovassero dei riscontri investigativi; un procedimento a carico dell’ex pm nel caso in cui le sue denunce risultassero, in realtà, delle semplici e deliranti illazioni.

Ma, in Italia, nulla di tutto ciò è accaduto in passato, nulla di tutto ciò, con ogni probabilità, accadrà, anche dopo le recenti affermazioni rilasciate ai microfoni di Sky: Luigi De Magistris continua a essere ignorato. Nessuno lo dice ma, di fatto, viene trattato come un infermo di mente, le cui elucubrazioni, per quanto serie e gravi possano essere, non vengono ritenute degne di un approfondimento che potrebbe, forse, svelare qualche rapporto illecito, ancorché inquietante, dei giudici che operano in Calabria.

Di clamore De Magistris ne ha creato parecchio, ma le sue affermazioni non hanno mai incuriosito alcun sostituto procuratore, nemmeno il Consiglio Superiore della Magistratura, così solerte a trasferirlo, ha mai ritenuto opportuno intervenire.

Eppure Luigi De Magistris è un magistrato che, opera, e ha operato in passato, in “zone calde” come Calabria e Campania: nonostante il vortice dal quale è stato inghiottito, meriterebbe, forse, un po’ più di attenzione quando segnala, così duramente, delle connivenze di gran parte della magistratura calabrese.

E invece il silenzio.

Il silenzio degli incoscienti.

O dei colpevoli.

 
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