Il caso-Monteleone spalanca le porte ad una tematica seria. PDF Stampa E-mail
Mercoledì 11 Giugno 2008 01:11

ninomonteleoneI limiti ed i "paletti" della libertà di comunicazione sono, da sempre, terreno minato. I limiti rappresentati dalla tutela dei diritti altrui devono, necessariamente, trovare coniugazione continua col sacrosanto diritto connesso alla libertà di espressione.

 Il problema è serio, perchè nel nostro Paese troppo spesso, piuttosto che punire chi diffama e per il fatto in sè ed in maniera congrua rispetto a questo, si sceglie di decapitare il toro ed impedirgli ogni futura possibilità di dialogo.

Insomma, sarebbe come se io diffamassi qualcuno non a mezzo stampa, ma a voce alta e, anzichè punirmi per questo (dopo avere accertato che di diffamazione trattasi, cosa che in questo caso deve ancora avvenire) mi tagliassero la lingua.

Ma, dicevamo, la situazione è delicata, al pari della complessità della tematica che si muove sul pericoloso crinale dei diritti fondamentali che, se non si utilizza il bilancino del farmacista nelle scelte, rischiano di venire travolti.

I rapporti di vicinanza, di sintonia, di stima, spesso rappresentano, piuttosto che una chance in più, un freno, un ostacolo ed allora prima di scrivere queste righe abbiamo atteso, assai di più di quanto non avremmo fatto in altre situazioni; abbiamo sperato che, col passare delle ore, qualcosa cambiasse, ma tant’è…

Accade che il collega Antonino Monteleone, appartenente al nucleo storico di strill.it, sia titolare di un blog, tra i più apprezzati del Paese.

Ora, Monteleone è personaggio scomodo, cavallo di razza difficile da guidare anche per un direttore, ma, soprattutto, ha qualità e coraggio da vendere.

Monteleone ha la giusta dose di irriverenza e conoscenza, studi specifici e capacità critiche per essere un personaggio scomodo e, come accade spesso con i blog, proprio in quella sede – talvolta – calca la mano e denuncia, in maniera chiara e netta.

Denuncia fatti e comportamenti, zone d’ombra ed atteggiamenti.

Va da sé che, come tutti e come lui stesso sa perfettamente perché è un  profondo conoscitore delle norme, Monteleone è sottoposto alla spada di Damocle, legittima, della querela per diffamazione e, come la legge prevede, da questa è pronto a difendersi ed a pagare le conseguenze se – e sottolineo se – un Giudice di questa Repubblica deciderà che ha torto.

Ciò che è strano, però, è che, a fronte di una querela per un argomento specifico trattato il Giudice decida di cassare, chiudere, censurare l’intero blog, di fatto limitando una prerogativa costituzionalmente sancita come la libertà di espressione.

Ma anche chi scrive, come Antonino, qualche scuola l’ha frequentata e sa perfettamente che su questo tema le linee di pensiero sono due e diverse.

Ciò che, invece, è incredibile è che, con modalità cilene, al diretto interessato, a distanza di quattro (!!!) giorni nessuno abbia fatto sapere nulla. Nonostante le reiterate richieste, informali e formali, di Monteleone e del suo legale, ancora non è stato consegnato loro, né tantomeno notificato, uno straccio di provvedimento.

Due mattinate trascorse presso il Tribunale non sono bastate perché Monteleone potesse sapere per cosa è indagato, in relazione a quale fatto, su querela di chi e, soprattutto, le motivazioni che hanno spinto il Giudice a chiudere l’intero blog.

Sulla rete nazionale la notizia è rimbalzata come una pallina da flipper impazzita e strill.it se ne occupa solo ora perché ha sperato fino all’ultimo che, in qualche modo, la Giustizia di questo benedetto, assurdo Bel Paese, mettesse una pietosa pezza su carenze organizzative ed esecutive che si abbattono come mannaie su diritti tanto costituzionalmente sanciti quanto allegramente calpestati.

Più di qualcuno, intanto, gongola per la chiusura del blog di Monteleone, e fa male.

Fa male perché la compressione di uno spazio di espressione è sempre una pessima notizia, ma fa male anche dal proprio, gretto, punto di vista, dal momento che Monteleone continuerà a scrivere ciò che vede, che sa, incurante degli “effetti collaterali” che da troppi anni ingessano l’informazione del nostro territorio. Lo farà perché c’è una testata, la “sua” strill.it, che gli chiederà di farlo ancora e lo farà perché la rete ed i blogger rappresentano una sorta di Oceano dove i pensieri navigano in libertà.

E, come diceva Dalla, “il pensiero è come l’Oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”

Ci hanno insegnato, e noi ci atterremo scrupolosamente alla massima imparata da ragazzini, che i provvedimenti dei Giudici non si criticano, ma si impugnano.

Il fatto è, però, che per impugnarli qualcuno dovrebbe prendersi il fastidio di portarli a conoscenza della persona interessata.

Affrontare il merito della questione non è affar nostro.

Batterci affinchè chi lo deve affrontare lo conosca, subito, è dovere di tutti

Giusva Branca & Raffaele Mortelliti

 
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