Viaggio nella crisi – Turismo balneare: Calabria in eterna emergenza

martedì 21 febbraio 2012
22:24

Il turismo balneare rappresenta una fetta consistente dell’intero Pil calabrese. La fragile economia regionale è basata per una gran parte proprio sul turismo, un settore che più degli altri in questi anni ha subito l’onta della crisi.
L’ambito turistico rappresenta in effetti, anche secondo i dati forniti da UnionCamere rispetto alle attività di alloggio e ristorazione, uno dei pilastri dell’economia calabrese assieme a quello delle costruzioni, del commercio all’ingrosso e dell’ agricoltura.

Ma nonostante si tratti di un ambito per cosi dire strategico, sul quale la Regione punta molti dei suoi investimenti sia di provenienza pubblica che privata, ogni anno in particolare nel periodo estivo si registrano una serie di critiche e disfunzioni per la gestione delle opportunità naturalistiche offerte dal territorio.

“Siamo precari” dichiara a Strill.it il Segretario di Assobalneari Calabria Massimo Nucera. In effetti la situazione del turismo estivo calabrese, nonostante i proclami che puntuali arrivano ad ogni campagna elettorale, subisce secondo l’esperienza diretta di chi lo vive sul territorio, un crollo che va avanti ormai da molti anni.

Ai danni provocati dalla crisi economica che ha investito l’intero settore turistico, si aggiungono in effetti le carenze strutturali che fanno della Calabria la più grande incompiuta del turismo balneare italiano. Più di 700 chilometri di spiagge ed un’offerta turistica che proprio non riesce a decollare.

Negli ultimi anni, anche per dare una risposta alla crisi che si è registrata nel settore del turismo, gli Enti locali hanno provato a riorganizzare l’ambito dell’impresa balneare attraverso una serie di provvedimenti. La legge regionale del 2005 riguardante il piano di indirizzoregionaleper l’utilizzo del demanio marittimo andava proprio in questa direzione, prevedendo l’istituzione dei cosiddetti piani spiaggia da parte dei comuni costieri. Ma dall’approvazione della legge a oggi sono pochissimi i Comuni che sono riusciti ad attrezzarsi da questo punto di vista. Ciò comporta che nei fatti negli ultimi 7 anni risulta impossibile attivare nuove imprese balneari in gran parte del territorio costiero regionale. Negli uffici tecnici dei comuni giacciono sotto la polvere decine di richieste per l’apertura di nuovi stabilimenti balneari. Fino a quando i comuni non si doteranno del piano spiaggia con i rispettivi decreti attuativi non si apriranno nuove attività.

Ma i problemi non sono solo questi. “Mancano le strade, le ferrovie, i porti. Gli aeroporti funzionano a singhiozzo e non consentono di intercettare i flussi turistici che potrebbero provenire dall’estero”. Nucera è chiarissimo. Più che di crisi economica contingente in Calabria si parla di un settore in carenza permanente. Le infrastrutture sono uno strumento fondamentale per il settore turistico, il mezzo attraverso il quale la pubblica amministrazione dovrebbe consentire alle imprese di proporre la propria offerta turistica e intercettare i flussi gestiti dai tour operators.

A questo si aggiunge la questione ambientale. Una vera e propria piaga del territorio calabrese, vessato ogni anno dagli scarichi abusivi sulle spiagge oltre che dal grave tasso di inquinamento al quale sono sottoposte le coste calabresi. “All’inquinamento effettivo si aggiunge anche la psicosi mediatica – spiega Nucera – ogni anno si aspetta il mese di luglio per dire che il mare calabrese è inquinato. La bonifica e la programmazione dovrebbero essere fatte a partire dal mese di settembre fino a giugno per essere pronti all’inizio di ogni stagione estiva ad accogliere i turisti con le nostre bellezze naturali”.

Ma anno dopo anno le spiagge si svuotano. “L’unico valore aggiunto è il cosiddetto turismo di rientro, quello dei nostri concittadini emigrati che d’estate tornano per godere del nostro splendido mare” spiega Nucera. Una risorsa fondamentale, quella degli emigrati che rientrano, che però non può bastare al rilancio di un settore che per la Calabria dovrebbe rappresentare un pilastro dal punto di vista economico.

“Non possono bastare gli spot promozionali se poi nei fatti il territorio continua a soffrire delle solite carenze”. Sono gli stessi imprenditori balneari a denunciare che la Calabria non è pronta ad accogliere i flussi turistici.

Nel malcontento generale a farne le spese sono proprio gli imprenditori che pagano il prezzo della crisi economica ma anche gli utenti finali, calabresi e non, che non possono godere come si potrebbe delle bellezze naturalistiche offerte dal territorio.

“Abbiamo perfino difficoltà a pagare le tasse” dichiara Nucera. La situazione in effetti non è molto dissimile da quella che sta coinvolgendo gli agricoltori siciliani. Il settore è in crisi e non c’è alcuna possibilità per gli imprenditori di investire per l’ammodernamento degli stabilimenti balneari. Nel settore turistico è l’innovazione ad essere premiata. Ma le aziende non hanno nessuna voglia di investire su un territorio che non offre alcun tipo di garanzia. Sono già tanti gli imprenditori che si sono indebitati durante le scorse stagioni e adesso sono sull’orlo del fallimento.

“In una situazione del genere – chiede infine Nucera – sarebbe necessario un massiccio intervento pubblico  per garantire la qualità ambientale delle coste e quantomeno la sistemazione delle infrastrutture ad oggi presenti”.

(10 – continua)

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