Vicenda Pilone, Calabrò: “Politica abbia sussulto d’orgoglio. E il Piano Regolatore va benissimo così”

giovedì 12 febbraio 2009
10:40

provincia2.jpg
di Claudio Cordova – Nella querelle tra Comune di Villa San Giovanni e Provincia di Reggio Calabria, riguardante la vendita, a un privato cittadino, del Pilone, la figura di Cosimo Antonio Calabrò,

medico, si incastra benissimo, come nei migliori puzzle. Calabrò è stato infatti sindaco di Villa San Giovanni, nonchè presidente dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria. E conosce perfettamente il cosiddetto “problema Pilone” fin dai suoi albori.

Dottore, vorrei cominciare tracciando un profilo storico della vicenda che ci interessa. Come nasce il problema del Pilone?

“La storia comincia nel momento in cui l’Enel dismette il Pilone dismette il Pilone dalle sue funzioni, realizzando un cavidotto sottomarino, per cui l’elettricità viene scambiata con la Sicilia non più tramite i due Piloni, ma attraverso questi cavi sottomarini. Questo avviene circa quindici anni fa. Nel momento in cui questi due tralicci finiscono di avere la funzione originaria, l’Enel se li ritrova, di fatto, sul groppone con un costo di manutenzione che, ai tempi, si aggirava intorno ai 400 milioni di lire. L’Enel allora trova un accordo con una società, la Brown Boveri, che era stata costruttrice del Pilone, per smontare l’infrastruttura. Ai tempi io ero sindaco e sono intervenuto, ho intavolato delle trattative con l’Enel ed eravamo arrivati alla conclusione che, per una cifra simbolica di un milione di lire, avrebbero ceduto il manufatto al Comune di Villa San Giovanni”.

Poi perché questo accordo non si è concretizzato?

“La mia Amministrazione realizzò la delibera del Consiglio Comunale per l’acquisto dell’infrastruttura, ma il contratto non fu perfezionato semplicemente perché l’Enel, in quel periodo, ha cominciato ad avere una serie di trasformazioni societarie, con la creazione di numerose società dipendenti da Enel. Questo manufatto, quindi, ha cominciato a rimbalzare da una società all’altra ed è stato iscritto a bilancio di queste società con un certo valore, senza che l’Enel tenesse conto dell’impegno preso con l’Amministrazione Comunale di Villa San Giovanni”.

E quindi non se ne fece niente.

“Non se ne fece niente anche perché, nel frattempo, l’Enel aveva dismesso anche le altre infrastrutture che insistevano nella zona del Pilone. Più in quota, infatti, c’era la centrale da cui partivano i cavi del Pilone che fu venduta a un privato. Tra l’altro il Comune di Villa San Giovanni non aveva i soldi sufficienti per l’acquisto di un’area che francamente non serviva. Nel frattempo io sono diventato presidente dell’Amministrazione Provinciale e ho continuato a seguire la vicenda, vista la maggiore capacità finanziaria dell’Ente: furono intavolate delle trattative, ma la situazione si arenò per la medesima situazione societaria dell’Enel che, già anni prima, aveva impedito l’acquisto del Pilone da parte del Comune di Villa San Giovanni”.

Se non ricordo male, il contratto di illuminazione del Pilone fu firmato proprio dall’Amministrazione Provinciale da lei presieduta.

“Esattamente. Per vincolare in qualche modo l’Enel, fu fatto un contratto, peraltro abbastanza innovativo, di illuminazione del manufatto. La Provincia dunque interveniva per la realizzazione di questo abbellimento; il contratto poi fu pure rinnovato ed è tuttora vigente”.

Poi però lei va via dalle Istituzioni ed è successo quel che è successo…

“Io ho saputo a novembre che erano state intavolate delle trattative perché l’Enel voleva togliersi questo peso dallo stomaco e ho avvertito le Istituzioni, Comune di Villa e Provincia, e ho lanciato anche un avvertimento pubblico tramite delle interviste agli organi di stampa”.

Un avvertimento che sembra essere stato ignorato.

“Quello che è successo io non lo so. So che il Comune di Villa aveva fatto pressing sulla Provincia perché si interessasse della vicenda. Il sindaco Melito ha detto di essere stato scavalcato e io non ho motivo di non credere alle sue parole che, peraltro, non sono state smentite dalla Provincia”.

Sarebbe un errore della Provincia, allora.

“E’ un errore. Mi dispiace doverlo dire, ma è come se si assistesse alla vendita del Castello di Scilla o del Castello Aragonese di Reggio Calabria, senza fare niente. Il Pilone di Villa San Giovanni, insieme con quello siciliano, rappresenta l’entrata dello Stretto, il portale dello Stretto; i due Piloni rappresentano Scilla e Cariddi. I due Piloni incarnano qualcosa che alla maggior parte della gente sfugge. Adesso il Pilone va in mani private senza che il pubblico si sia assicurato sulle intenzioni dei privati stessi; che vada in mani private può anche starmi bene, ma, mi chiedo: che cosa se ne fa del Pilone? Viene smantellato? Verranno messe in atto delle attività? Che garanzie ci sono?”.

Sembra, peraltro, che il Pilone sia stato venduto per una cifra irrisoria.

“Non ho preso visione degli atti, ma mi è stato detto che è stato venduto per una cifra poco più che simbolica. Se così fosse saremmo all’assurdo, dato che la Provincia concede contributi per manifestazioni per cifre molto più alte. Non spendere poche migliaia di euro per l’acquisto del Pilone mi sembra una cosa assurda. E’ stata una disattenzione madornale, mi dispiace doverlo dire”.

Ad ogni modo, comunque, c’è stata una pessima collaborazione politica tra gli Enti.

“Ho l’impressione che ci sia stata molta superficialità e questo non è ammissibile. Che fine farà il Pilone? L’Amministratore deve porsi questa domanda: non è possibile che sia fatta un’operazione del genere senza che nessuno tuteli l’interesse pubblico. Il Pilone esiste da oltre cinquant’anni; in Sicilia, a meno di tre chilometri di distanza, mettono in atto tutta una serie di iniziative per valorizzare la struttura, mentre qui ce ne freghiamo. E questo non è possibile. Mi permetta di fare una riflessione: se questo avviene con una cosa così visibile come il Pilone, cosa succede sulle altre cose? Perché le nostre Istituzioni non devono essere collaborative tra loro e attente al territorio? Questa è una cosa che mi amareggia moltissimo”.

E’ una cosa irreparabile, ormai?

“Io credo che ancora ci siano gli spazi perché le due Amministrazioni locali più interessate abbiano un rigurgito di orgoglio per trovare il modo di tutelare un interesse pubblico. A mio parere il Pilone doveva rimanere una struttura pubblica, con il pubblico che ne avrebbe regolamentato l’uso, facendo nascere delle attività private. Ma al contrario non c’è nessuna garanzia”.

Il sindaco Melito intende tutelare quell’area tramite il Piano Regolatore.

“La situazione è molto semplice: nel vecchio Piano Regolatore, che è tuttora vigente, quella è una zona che non può essere toccata. Se gli stessi vincoli resteranno nel nuovo Piano Regolatore, vorrà dire che c’è l’intenzione di tutelare il manufatto; discorso diverso se dovessero essere modificati i vincoli: sarà questa la cartina di tornasole. Se si cambiano i vincoli si fa il gioco di chi ha comprato il Pilone per farne una speculazione, per avere un guadagno, come è giusto che sia, peraltro. Io non contrasto l’iniziativa privata, ma essa non deve cozzare con gli interessi della collettività, altrimenti diventa un’iniziativa illegittima. Mi auguro, e non ho motivo di dubitare, che il sindaco sia consequenziale su questo tema. Non dico che il territorio debba essere messo sotto una campana di vetro, ma è necessario anche un po’ di rispetto”.

Rispetto del territorio.

“E’ fondamentale: un territorio diventa riconoscibile e acquisisce un valore se emergono e sono visibili e leggibili i contenuti che insistono sul territorio stesso. Tra questi contenuti c’è l’attività dell’uomo, che deve essere la migliore possibile; il territorio, invece, viene pian piano svuotato delle cose migliori e vengono sostituite le cose migliori con le peggiori. Basti pensare a tutta l’attività urbanistica. Parliamo per un attimo di Reggio: viene ricostruita dopo il terremoto con la migliore architettura liberty, ma, negli anni del dopoguerra, questo importante contenuto viene distrutto da un’attività edilizia assolutamente scomposta, irregolare, squallida e triste che la fa assomigliare a Beirut, più che alla ‘Reggio bella e gentile’ di un tempo”.

La politica non sembra pensarla come lei…

“C’è stata un’assenza della politica, purtroppo. Questa è una cosa che dispiace, io sono amareggiato: da quando ho smesso di avere ruoli pubblici non ho mai fatto un’intervista di critica nei confronti di nessuno, perché rispetto il lavoro degli altri. In questo caso, però, non me la sento di tacere. La politica deve saper trarre una lezione da quanto è accaduto e avere uno scatto d’orgoglio per recuperare il terreno che si è perso sulla vicenda”.

Print Friendly