Ecomafia: Calabria seconda anche nel ciclo del cemento

lunedì 23 giugno 2008
10:59
edilizia

SEMPRE PIU’ INQUIETANTI I DATI DIFFUSI DA LEGAMBIENTE
di Anna Foti
Con 972 infrazioni accertate la Calabria, guadagna il secondo posto dopo la Campania, nella classifica delle illegalità nel ciclo del cemento. Il rapporto ecomafia stilato da Legambiente e relativo allo scorso anno, continua a non riservare buone notizie per la nostra regione e a denunciarne un profondo ed espanso tessuto criminale.

Tali infiltrazioni ricercano segmenti di mercato e di produttività redditizi. L’industria del mattone ha dimostrato di essere tutto questo in ragione di un tenore sempre crescente. Legambiente sottolinea, altresì, una contrazione del 40% delle costruzioni illegali, nonostante l’aumento di 2000 unità abusive, nell’ultimo decennio su scala nazionale. Ciò sarebbe dovuto ad un elevato numero di condoni, concessi al sud quasi esclusivamente per costruzioni non conformi a norme urbanistiche, unitamente ad una maggiore attenzione da parte degli organi preposti e dei cittadini. Tutto ciò avrebbe impedito una crescita del numero di abusi proporzionale alla crescita delle costruzioni, contenendo gli effetti dell’espansione dell’industria del mattone, ma non sarebbe riuscito, dati alla mano, a risolvere la questione di amministrazioni compiacenti, delle zone amministrative grigie ed illeciti che integrano ipotesi di evasione ed elusione delle regole urbanistiche. Storture del sistema strettamente strumentali all’imposizione di nuove edificazioni o ampliamenti e al coinvolgimento di “certe ditte”. Così levita il ciclo criminale del cemento anche in Calabria. In queste terre di mezzo che rischiano di ridurre in modo sempre più preoccupante, condoni a parte, il terreno coltivato dalla legalità e dalla istituzioni, la mafia si impone, incardina equilibri e si infiltra. Approfitta della legge, deviandone le risorse finanziarie e tradendone i fini. E’ il caso degli appalti e dell’impiego di soldi pubblici per la costruzione di ponti, strade, gallerie, ospedali e strutture turistiche. Queste magari destinate a non decollare mai e a camuffare, dietro imponenti e invasive edificazioni in cemento, la gestione di contributi pubblici, come ad esempio quelli derivanti dalla legge 488/1992, o soldi derivanti da traffici di droga e armi. Vi sono casi anche in Calabria: nel comune di Montebello Jonico (RC) è stata collaudata nel 2001 una struttura recettiva a quattro stelle, mai neppure inaugurata e adesso oggetto di inchiesta; a Corigliano (Cs) è stata bloccata la costruzione di un campeggio completamente abusivo.

 

ecomostro_20copanello_20-_20con_4027_3.jpgL’arresto di Salvatore Lo Piccolo ha posto in luce un condizionamento di Cosa Nostra, per il tramite della Calcestruzzi S.p.A.,. in appalti pubblici e privati di notevole spessore, dai lavori all’aeroporto di Palermo alla metanizzazione, dalla costruzione di caserme alla realizzazione della metropolitana. Ma la ‘Ndrangheta non è da meno e il recente arresto di Pasquale Condello, avvenuto dopo venti anni di latitanza,  e il rinvenimento presso il suo covo di documenti e fotografie hanno dimostrato quanto sia pressante l’influenza dei clan sul ciclo del cemento, quanto sia pervasivo e capillare, specie nella provincia di Reggio Calabria. Aggiudicarsi appalti e subappalti, imporre la manodopera e le forniture di materiali e condizionare le scelte amministrative sui piani regolatori inducendo a forzare i vincoli e a violare la normativa sulle volumetrie, sulle lottizzazioni, questi i metodi più gettonati. L’assenza di concessione è stato il vizio di uno degli ecomostri più rappresentativi d’Italia, collocato in Calabria nel catanzarese. Si tratta della baia di Copanello, complesso di abitazioni a schiera nel comune di Staletti. 15 mila metri cubi di cemento abusivo, abbattuti nel gennaio 2007 dopo vent’anni di abbrutimento. Anche l’utilizzo delle cave costituisce ormai uno dei metodi maggiormente utilizzati dalla criminalità organizzata per riciclare denaro sporco, gestire il mercato del lavoro, ingigantire i profitti, intercettare ogni investimento e controllare il territorio. Si colpisce proprio laddove questo cerca di crescere. Il diritto di crescere si paga con la presenza deviante e asfissiante della ‘Ndrangheta.

Solo nell’area del Porto di Gioia Tauro, dopo decenni di vessazioni mafiose, ancora oggi è necessario intervenire per sottrarre gli ingenti finanziamenti ancora destinati all’area al cartello rappresentato dal boss Piromalli e che unisce le cosche Bellocco-Pesce di Rosarno e Piromalli- Molè di Gioia Tauro. Poi vi è la Salerno- Reggio Calabria in cui le inchieste della magistratura hanno rivelato i legami tra gli imprenditori settentrionali e le cosche del luogo interpellate a pena di sopravvivenza e sicurezza dei cantieri, per avere l’ok ai lavori tramite la selezione del personale, la fornitura di materiali, le attività di movimento terra. Una gabbia per gli investimenti, insomma. Un ricatto per le imprese appaltatrici. Ma via libera all’impiego di calcestruzzo. E’ recente e significativa, altresì, l’operazione condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nell’ambito della quale 33 persone, impiegati comunale, imprenditori, operai, sono state fermate e che ha posto in luce il condizionamento degli appalti anche sull’altro versante della strada Statale 106 per Taranto, nel tratto più impervio tra Bova e Africo.

 

Sono molteplici le forme che assumono le illegalità connesse al ciclo del cemento e dunque intrecciate ai meccanismi dell’affidamento delle opere di interesse pubblico. Vi sono esempi distribuiti in tutta la Calabria e su cui lavorano la Procura di Reggio Calabria, impegnata a monitorare i condizionamenti della cosca Crea nel comune di Rizziconi, della cosca Iamonte nel comune del basso ionio reggino di Melito Porto Salvo, dei clan Ruga-Metastasio nel comune di Stignano –  intenzionati, questi, a tornare in  possesso della ditta di trasformazione degli inerti – dei Mazzagatti di Oppido Mamertina – egemoni nel trasporto per conto terzi e nella commercializzazione del cemento. Indaga anche la procura di Paola, nel cosentino, che ha disposto i sequestri del porto di Amantea e Cetraro per infiltrazioni negli appalti relativi ai lavori di gestione e ammodernamento. Dopo i sequestri della cava di Melicucco (RC), di Isola di Capo Rizzuto (KR), di Curinga (CZ), costante rimane altresì il monitoraggio delle cave abusive utilizzate per l’estrazione di materiale inerte in cui le cosche chiudono il ciclo di gestione del cemento senza disdegnare, a volte, di contaminarlo con quello dei rifiuti. Così è accaduto a Campo Calabro (RC) dove sono state sequestrate una cava e una discarica abusiva.

 

Toni Mira, giornalista dell’Avvenire, definisce la collusione delle amministrazioni comunali, le mafie, l’abusivismo edilizio e il disordine urbanistico il poker che consegna alla criminalità organizzata la vittoria della partita e che causa frequenti scioglimenti di consigli comunali e delle Asl nelle regioni del Sud. Attualmente la Calabria ha tutte la carte in regola e si aggiudica questo giro di poker. Non rimane, come sempre, che parlare di prevenzione, individuando possibili ambiti appetibili per le ‘ndrine.  “Gli investigatori – si legge nel rapporto di Legambiente –  indicano espressamente la Salerno-Reggio Calabria, i corridoi ferroviari, la diga sul Menta che attende da anni di essere completata, i lavori all’interno del porto di Gioia Tauro, quelli per la costruzione del porto di Casciolino a Catanzaro Lido, la realizzazione delle opere di riqualificazione per sette contratti di quartiere a Pizzo, Rossano, Villapoana, Lamezia Terme, Gioia Tauro, Sant’Agata di Esaro e Cassano, la costruzione di un centro civico nel rione Condera, a Reggio Calabria”. Inoltre rimane tutt’altro che immune al fascino del calcestruzzo la maxi opera del ponte sullo Stretto, di cui nelle ultime settimane si torna a discutere in termini di imminente realizzazione.

Accanto alla prevenzione e all’insostituibile opera della magistratura e delle forse dell’ordine, si pongono come interventi necessari e restituivi del maltolto quelli di demolizione dei cosiddetti ecomostri, realizzati frodando alla legge e danneggiando l’ambiente, e di riqualificazione delle coste e del territorio. Nove dei 740 scempi individuati in Calabria sono oggetto della Convenzione che la regione Calabria, nell’aprile del 2007, ha stipulato con le amministrazioni comunali interessate. Concretamente avviato lo scorso aprile con l’abbattimento dell’ecomostro di Rossano, il progetto si propone di salvaguardia l’ambiente e di  contrastare l’abusivismo edilizio, ponendo a disposizione di interventi rimozione e recupero paesaggistico i fondi di cui alla delibera Cipe 35/05, che obbliga ad appaltare le opere previste entro il 2008. L’importo sarà investito, per ciascuna opera, nella misura di 400 mila euro per la demolizione di un edificio non finito nel comune di Stignano (RC), la riqualificazione e il ripristino ambientale di una cava dismessa nel comune di Cessaniti (VV), la demolizione di un tronco di molo non utilizzato nel comune di Bova Marina (RC), la demolizione di villette non finite ed il recupero ambientale nel comune di Stilo (RC). Nella misura di 600 mila euro per ciascun intervento, si procederà poi alla rimozione della scogliera artificiale in località Seggiola nel comune di Pizzo (VV), al recupero paesaggistico – ambientale in località San Martino di Copanello nel comune Staletti  (CZ), alla demolizione del fabbricato “Lo scoglio di Ulisse” nel comune di Scilla (RC) e infine la demolizione dei fabbricati il località Le Boccette con ripristino e recupero ambientale del “fosso Lumia” del comune di Tropea (VV). Mancano all’appello circa un milione di euro e il complesso di 52 fabbricati abusivi, 83 unità abitative, 45 mila metri cubi di cemento, 5000 metri quadrati di amianto, per un totale di 25 mila metri quadrati di territorio da risanare, oggetto degli interventi di demolizione e riqualificazione finanziati. Un’imponente opera realizzata su area demaniale marittima in località “Zolfara” nel comune di Rossano (CS) al cui abbattimento si è proceduto nei giorni scorsi, dando così inizio a questa restituzione tardiva, e non senza conseguenze, del territorio al suo originario abita di luoghi. Siamo solo all’inizio, specie se consideriamo che l’attività di analisi di un apposito gruppo di lavoro si è basata su ben 740 casi in Calabria, di cui finora nove hanno trovato spazio nelle linee finanziarie. Rimangono, tra gli altri in lista di attesa le 245 abitazioni dell’Isola Felice costruite nell’area marina protetta di Capo Rizzuto (KR) con diversi proprietari dai cognomi poco raccomandabili, tra cui Arena, e già sotto sequestro nell’ambito di un’operazione che ha condotto all’arresto di 250 persone. Le ruspe si fanno attendere anche a Falerna Scalo (CZ) dove le strutture Trenino e Palafitta, realizzate sulla battigia, combattono con le onde per sopravvivere, a Grisolia (CS) dove il villaggio balneare Orchidea, 30 mila metri quadrati interamente abusivi e immersi nelle riviera dei cedri, è stato sequestrato nel 2005 e, “in vista di una stagione estiva alle porte”, dissequestrato dal marzo al settembre 2006. Ultimo dell’elenco la Costa degli Dei di Capo Vaticano (Ricadi – VV) con i suoi venti immobili sequestrati perché edificati in un’area soggetta a vincolo paesaggistico-ambientale e alcuni dei quali già sanati. 25 le persone arrestate.

Una enorme zavorra che ancora la Calabria si trascina e che potrebbe aumentare. Come sempre, è amaro anche solo immaginare quanto adesso questa regione dovrà investire solo per tentare di liberarsene; è amaro anche solo pensare ciò che essa stessa, invece, avrebbe potuto essere.

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