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Attentato al Papa, caso Orlandi, strage delle guardie svizzere: tra storia e cronaca, Sandro Provvisionato chiude Tabularasa

 

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di Josephine Condemi (foto Marco Costantino) –
“Una storia vecchia di 30 anni in altri paesi è da libro di storia, da noi fa ancora parte della cronaca”: Sandro Provvisionato esordisce

così durante l’ultima serata di Tabularasa. “Sull’attentato al Papa non è andata come ci racconta la Cassazione: se c’è una cosa che ho imparato, e me l’ha insegnata Imposimato (terribile se a pronunciarla è un giudice), e che la verità giudiziaria non coincide quasi mai con quella storica, probabilmente perché gli strumenti giudiziari molto spesso non sono all’altezza della ricerca storica”. Nel luglio 1981, dopo un processo per direttissima, Ali Agca fu condannato all’ergastolo, e rinunciò a presentare appello contro una sentenza che ipotizzava un coinvolgimento di un’organizzazione eversiva. “Agca ci teneva a sottolineare di essere stato da solo a compiere il gesto: in realtà c’erano altri tre attentatori nella piazza”. Agca sceglie di non proporre appello, di stare zitto, per un anno intero. Poi, incomincia a collaborare con la giustizia, svelando di fare parte di un piano più ampio di cui facevano parte i servizi segreti della Bulgaria. “Fino al 24 giugno 83, quando Agca smette di parlare. Non ritratta ma comincia a inquinare il processo: due giorni prima era scomparsa Emanuela Orlandi”. Infatti, “prima dell’attentato gli avevano promesso che se fosse andata bene sarebbe scappato dentro un tir davanti all’ambasciata bulgara, se fosse andata male avrebbero cercato di scambiarlo”. Orlandi per Agca, quindi: questa la tesi di Imposimato e Provvisionato. Che continua: “il giudice Imposimato sa per certo che fino al ’97 la Orlandi era viva e si trovava in Turchia, sposata con uno dei suoi carcerieri… perché non ha mai fatto una telefonata a casa?sono scelte personali. Imposimato sostiene che essendo diventata un’altra persona non abbia voluto ristabilire i contatti”. L’attentato al Papa, il caso Orlandi, storie che si incrociano e fanno la Storia: “in quegli anni il Vaticano era pieno di spie, Woityla e Marcinkus con i soldi di Calvi finanziavano Solidarnosc, la Polonia era il ‘ventre molle’ dell’URSS (infatti otto anni dopo l’attentato cadde il muro), e se Brandt con l’Ostpolitik parlava di distensione, potevano noi italiani dichiarare guerra alla Bulgaria responsabile dell’attentato?” Responsabile materiale, però: “la trama ordita da Mosca è stata eseguita da bulgari e turchi con la sovrintendenza della STASI”. E arriviamo a Estermann, il capo delle guardie svizzere trovato cadavere insieme alla moglie e un suo caporale nel maggio del ’98. “Il Vaticano, contravvenendo al Concordato, volle gestire e condurre l’inchiesta da sé. Navarro Valls parlò di un raptus del caporale che aveva portato a un duplice omicidio e poi un suicidio. In realtà fu un triplice delitto: Estermann era una spia della STASI, depositario di molti segreti sulle vicende vaticane, aveva subito un furto di documenti qualche mese prima e aveva raccontato a un uomo di Gladio di volere andare negli USA a raccontare tutto ciò che sapeva, dichiarandosi rifugiato politico”. Per Provvisionato esiste quindi un collegamento tra l’attentato al Papa, il caso Orlandi e la strage delle guardie svizzere, l’ultimo episodio avvenuto 17 anni dopo il primo. Perché “viviamo in un paese che non ha risolto i suoi problemi”. Tabularasa per tre settimane, dal luogo che molto più di altri rispecchia la nazione, ha provato a metterli a fuoco. Dando scandalo.

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29-07-11 Ansa

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