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Strozzato dalla 'ndrangheta per 30 anni, tribunale condanna estorsori

Suicidata nel 2016 il Gup di Vibo rinvia a giudizio tre indagati

Ci furono responsabilita’ per la morte di Sonia Pontoriero, avvenuta nel settembre del 2016 quando la 41enne di Vibo si lancio’ dal ponte autostradale. Il decesso non avvenne sul colpo ma la donna, la cui caduta fu attutita dalla vegetazione, mori’ in ospedale a causa delle devastanti lesioni riportate. Lo ritiene il gup di Vibo Valentia Gabriella Lupoli che ha rinviato a giudizio i tre operatori, due specialisti e un infermiere, indagati nella vicenda accogliendo le richieste formulate dal pm Claudia Colucci. E cosi’, il 24 gennaio del 2019, compariranno davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro, per difendersi dal reato di concorso in abbandono di persona incapace, con l’aggravante di averne cagionato, appunto, la morte, la psicologa Giovanna De Maria, di 62 anni; la psichiatra Fulvia Franca Mazza (63) e l’infermiere Raffaele Sette (57), i cui legali avevano chiesto il proscioglimento evidenziando, in particolare, l’assenza del nesso causale tra l’arrivo della donna in ospedale, la presa in consegna della stessa da parte dei sanitari e la decisione della vittima di lasciare i locali per poi dirigersi verso l’autostrada. Parte offesa Rosa e’ Garretta, la mamma della vittima. Secondo le indagini, Sonia Pontoriero qualche ora prima di suicidarsi era stata accompagnata dai parenti in ospedale in evidente scompenso psicotico per essere sottoposta a un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Qui, pero’, i sanitari, secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, avrebbero abbandonato a se stessa la donna, gia’ giudicata incapace per malattia di mente e da una patologia psicotica con deliri persecutori, omettendo di sottoporla al trattamento e provvedendo solo a firmare la proposta di Tso senza tuttavia eseguirlo, nonostante vi fossero tutti i presupposti e l’autorizzazione all’utilizzo della forza da parte di un familiare presente in sala. La paziente si era allontanata dal nosocomio per raggiungere il luogo del suicidio imboccare in auto la A2, arrivare al bivio dell’Angitola, re-immettersi nella direzione opposta per fermarsi sul viadotto, scavalcare le protezioni e lasciarsi cadere nel vuoto.

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