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    Reggio Calabria – Lacrime, preghiere e applausi per l’eroico vigile del fuoco. Ciao Nino

    di Grazia Candido – E’ difficile trattenere le lacrime, il dolore è stampato sui volti dei familiari di Antonino Candido, dei colleghi, degli amici e di una città che, questo pomeriggio alla Basilica del Duomo, si è stretta attorno a quel feretro portato in chiesa a spalla dai Vigili del Fuoco del comparto provinciale.

    Da Piazza Garibaldi parte un ordinato corteo: il tenue rumore dei tanti anfibi militari si mescola ai forti sospiri di chi non può accettare la morte di un figlio così cruenta, ingiusta, innaturale.
    Lentamente ci si avvicina alla Cattedrale, presenti tutti i comandi provinciali dei Vigili del Fuoco e quello di Catania, le forze dell’ordine, gli amministratori locali, il mondo associazionistico, la gente comune, i ragazzi della Curva Sud del “Granillo”.
    Dietro il feretro, tre vigili portano la foto di Antonino, il suo casco lucido e una pergamena con su scritto “il tuo nobile animo splenderà sempre nei momenti più difficili”.
    Quel silenzio pesante accompagna la salma di Nino, uno dei tre giovani pompieri morti nell’esplosione della cascina a Quargnento nella notte tra lunedì e martedì, che ritorna a casa dopo i funerali di Stato celebrati venerdì mattina ad Alessandria.
    La cattedrale è gremita, le lacrime riempiono gli occhi dei presenti che fissano increduli quella bara avvolta dal tricolore con sopra la foto di Nino e il suo casco da Vigile del Fuoco. Tutta la sua famiglia è al primo banco paralizzata, ammutolita: loro sono le vere vittime predestinate e inermi delle potenze ausiliarie della morte.
    Il padre Angelo tiene stretta la mano della moglie inconsolabile, non la lascia mai per tutta la funzione ed è come se i due genitori cercassero in quell’unione il calore della mano del figlio.
    Antonino insieme ai suoi colleghi Marco Triches e Matteo Gastaldo stava svolgendo il suo lavoro, quel lavoro tanto desiderato e, finalmente, arrivato dopo anni di servizio volontario discontinuo presso un Corpo che ha visto in prima linea anche il papà della giovane vittima.
    Incredulità e rabbia fanno a pugni con le parole di speranza e di amore divulgate durante l’omelia dal vescovo Morosini e l’unico appiglio al quale affidarsi è la parola di Dio perché quella umana non è sufficiente. Lo stesso arcivescovo si trova in difficoltà a dare un senso a questa terribile morte: “Carissimi fratelli, a me il compito quasi impossibile di consegnarvi parole che vi consolino e vi facciano ancora sperare nella vita e nella fratellanza universale. Il dolore per questa morte è incolmabile, come il dolore per ogni morte; ma tanto più incolmabile questo perché assurdo, provocato dall’odio cieco di chi si pone al di fuori dalle regole del vivere umano e civile, ahimé forse anche religioso, per quella matrice cristiana che gran parte di noi portiamo dentro, perché battezzati. Cecità coltivata nell’assurda convinzione egoistica, matrice di ogni organizzazione malavitosa, che nessuno mai deve intralciare il mio interesse, il mio tornaconto, costi quel che costi, anche la morte di persone innocenti, che servono la collettività, esponendo abitualmente la propria vita; non importa neanche il dolore di una giovane sposa e quello di una madre e di un padre e di una famiglia intera – continua l’arcivescovo – Antonio sapeva, come ogni vigile del fuoco sa, che ogni volta che usciva dalla caserma a sirene dispiegate andava incontro ad un pericolo, che gli avrebbe potuto costare la vita, ma usciva ugualmente, perché l’amore alla divisa del vigile del fuoco era qualcosa di grande per lui. Egli ha amato il suo lavoro e la divisa che indossava, ereditata dal servizio paterno. Questa morte ci ricorda che l’egoismo di parte va combattuto, che la nostra società deve riscoprire i valori cristiani, sui quali è fondata la nostra civiltà, radicata nel Vangelo di Gesù Cristo. Al corpo dei Vigili, la nostra gratitudine per la vigilanza sul nostro vivere tranquilli e felici. Per tutti il monito ad essere sempre portatori di vita e di speranza e mai di morte”.
    Parole di gratitudine verso uomini che si spendono quotidianamente per la comunità, ma che non bastano a consolare la mamma, il padre, la sorella Ilaria, la dolcissima Elena sposata con il suo grande amore da un anno, a fargli accettare quell’incidente in servizio che ha dimostrato ancora una volta, che quando un uomo diventa un vigile del fuoco, compie il suo più grande atto di coraggio e di amore.
    Antonino sapeva bene che chi bussa alle porte della grande famiglia dei Vigili del Fuoco chiedendo di poterla servire è già di per sé un eroe. È un predestinato che non morirà mai perché splenderà per sempre nei cuori dei popoli le cui vite ha salvato.
    Sotto il quadro della Madonna della Consolazione, giace un altro figlio di questa terra che ha lasciato la sua Reggio, i suoi cari per essere un uomo dello Stato e Nino era orgoglioso di questo ruolo, era fiero e rispettoso della divisa che indossava.
    La morte di un figlio è un buco nero che inghiotte il tempo e i familiari di Nino adesso, hanno il diritto al pianto ma anche, il sacrosanto diritto ad avere giustizia.
    E’ vero, la morte è un’esperienza che riguarda tutte le famiglie, senza eccezione alcuna. Fa parte della vita, eppure, quando tocca gli affetti familiari, la morte non riesce mai ad apparirci naturale.
    La preghiera dei Vigili del Fuoco accompagnata da quell’applauso scrosciante per gli uomini dello Stato, ci avvicina un po’ tutti e rimarca questa unione ribadita dal comandante provinciale dei Vigili Marco Metelli che guradando i familiari di Nino dice: “Ho una certezza: vi saremo sempre vicini. Elena mi hai fatto sentire fiero di fare il vigile del fuoco perchè farlo è famiglia e, anche tu, da ora in poi sei la nostra famiglia. Non siamo eroi, siamo professionisti del soccorso consapevoli dei rischi che corriamo. Non distraiamoci mai, curiamo sempre i nostri dispositivi di protezione e continuiamo a proteggere la nostra gente. Grazie Antonino, grazie Reggio Calabria”.
    Gli applausi accompagnano l’uscita del feretro dalla Cattedrale.
    Mentre la gente pian piano va via, ci piace pensare che in tutto questo dolore, l’amore sia più forte della morte e che Nino abbia già voltato le spalle alla cattiveria umana che l’ha portato via per andare incontro ad una nuova vita fatta di luce e bene.