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    Al Metropolitano, l’ironia di Cavallaro anestetizza i cuori e strappa tante risate

    di Grazia Candido (foto Aldo Fiorenza) – La maschera dell’ironia o dell’autoironia ci permette di dire il vero con leggerezza, senza bisogno di morali, consentendoci di trasformare in altruista quello che potrebbe sembrare cinico, in costruttivo quello che potrebbe sembrare ammonitorio, in buono quello che potrebbe sembrare cattivo. Marco Cavallaro ieri sera ha saputo fare questo, riuscendo a far ridere anestetizzando per qualche ora il cuore.

    “Una serata come viene”, spettacolo originale dell’attore e regista Cavallaro (in scena anche questa sera alle ore 20,45) apre la stagione dell’Officina dell’arte di Peppe Piromalli al cine-teatro “Il Metropolitano”, un modo nuovo per i cittadini di riappropriarsi dei luoghi di cultura ma, anche, di scambiarsi esperienze di vita con attori del panorama nazionale.
    E’ il pubblico a scegliere l’argomento della serata tra quelli proposti dall’autore: religione e scienza, internet e psiche, storia e politica, famiglia e cultura, costume e società, gioco e morte, sport e cibo, sesso e amore.
    Proprio quest’ultimo, è stato il più gettonato dagli spettatori catapultati subito in quel vortice di una realtà che supera la fantasia.
    “Ridere è una cosa seria ma non puoi farlo con chiunque – postilla la voce fuori campo dell’attore Cavallaro – ma stasera rideremo insieme”.
    Lo show non è altro che un “collage” di contenuti quotidiani mescolati al cabaret e il risultato è un’opera unica nella struttura, pur se sfaccettata come un poliedro. Non è semplice tenere alta l’attenzione del pubblico per due ore da solo sul palco, senza artifizi o l’uso di un linguaggio scurrile ma con la semplice ironia.
    Un’ironia che il bravo attore di Giarre, ha saputo coltivare nel tempo, modellare, perfezionare ed incastonare nei suoi monologhi. Un lavoro ben strutturato nella sostanza, senza tempi morti, senza mai una caduta di tensione artistico-morale.
    Marco sale e scende dal palco, parla di tutto: della paladina ambientalista Greta, di internet, della creazione dell’uomo e della donna, dell’attivista canadese Severn Suzuki conosciuta come la bambina che zittì il mondo per il suo discorso al Vertice della Terra delle Nazioni Unite nel 1992 a Rio de Janeiro, dell’amore verso il pianeta, della sessualità, della caccia alle streghe che, però, oggi va fatta a quegli uomini che fanno violenza sulle donne perché “i veri barbari sono questi esseri” – postilla Cavallaro.
    Mentre sul videowall passano immagini di personaggi della politica, dei nuovi vip della rete, i passatempi dei giovani, screenshot di chat di gruppi su whatsapp, le ossessioni e la paura degli “anta”, Cavallaro tra una battuta e l’altra, si sofferma sull’analfabetismo funzionale e in Italia ne soffre il 47%.
    “Questo è un dramma italiano che non va sottovalutato – afferma Cavallaro – Chi soffre di analfabetismo funzionale è capace di leggere e scrivere, ma ha difficoltà a comprendere testi semplici come un libretto delle istruzioni. Ecco noi, dobbiamo capire che analfabeti non si nasce ma lo si diventa”.
    E, per rimarcare una delle cause che porta oggi, molti giovani a dissociarsi, ad allontanarsi dalle bellezze di questa vita, Marco mostra uno dei “cantanti” che sta spopolando su Youtube con una canzone priva di significato e fatta solo di monosillabi mettendola in contrapposizione con la vera musica, quella piena di sentimenti, di ricerca dell’essere. Sulle note di “Amor mio” di Mina, l’attore sprona i ragazzi a ritrovare la dimestichezza di esprimere i sentimenti ai loro genitori, di dire quotidianamente un semplice “ti voglio bene” o di fare dei gesti naturali come abbracciarsi.
    Ogni spettatore, sollecitato da Cavallaro, si alza in piedi e abbraccia il vicino mentre risuonano le parole dello scrittore siciliano Andrea Camilleri sull’attuale periodo.
    “Il sapere non deve essere un’élite, deve essere l’uso quotidiano nostro. Il giorno in cui questo avverrà, saremo veramente uomini sulla terra. Stiamo educando una gioventù all’odio, stiamo perdendo la misura, il peso, il valore della parola. Le parole sono pietre, possono essere pallottole. Bisogna saper pesare il peso delle parole e soprattutto, far cessare il vento dell’odio che è veramente atroce. Lo si sente palpabile attorno a noi. Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me allo specchio. Non voglio morire con il pessimismo, voglio morire con la speranza che i miei nipoti vivano in un mondo di pace. Il futuro sono i giovani, non siamo più noi ad avere in mano il futuro”.
    Quest’analisi è un pugno allo stomaco ma anche uno sprone ad andare avanti e a non aver più paura, un sentimento che ci fa fare le più grandi stupidaggini, che ci allontana da chi amiamo, che non ci fa vivere al massimo, che ci limita in tutto.
    In caratteri cubitali passa sul video la scritta “IO NON HO PAURA” ed è il “mattatore” Cavallaro con tono deciso, a dire di non aver più paura di essere giudicato, di sbagliare per poi chiedere scusa, di amare con tutto se stesso, di tornare indietro, cadere e rialzarsi perchè “il vero segreto dell’amore prima per se stessi e poi per gli altri, è la costanza”.