• Home / In evidenza / (VIDEO) Bronzi di Riace, una testimone parlò di un furto di lancia e scudo?

    (VIDEO) Bronzi di Riace, una testimone parlò di un furto di lancia e scudo?

    Continuano i dubbi e le ipotesi su uno dei misteri più intricati dell’archeologia del Novecento: il ritrovamento dei Bronzi di Riace. Nel secondo capitolo dell’inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti ci concentriamo sulla denuncia – si legge sul sito della trasmissione –  che una testimone oculare avrebbe fatto in riferimento ai giorni del ritrovamento: qualcosa fu portato via dalla spiaggia di Riace

     

    Nell’agosto del 1972, nei fondali di Riace viene fatta una delle scoperte archeologiche più importanti di tutti i tempi. Vengono recuperati in fondo al mare i Bronzi di Riace, due splendide statue greche del quinto secolo avanti cristo di una bellezza pari solo al mistero che avvolge il ritrovamento e i documenti ufficiali relativi a questa scoperta. Noi de Le Iene abbiamo iniziato a occuparci di questo giallo nella puntata di giovedì 3 ottobre con il primo capitolo dell’inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti.

    Le due statue, esposte oggi al museo di Reggio Calabria, sono davvero gli unici reperti che furono trovati in quei fondali? O c’erano anche uno scudo, un elmo, una lancia e forse un terzo bronzo come si evincerebbe dai documenti protocollati in quei giorni? A mettere in luce le contraddizioni che sembrano emergere da questi documenti anni dopo il ritrovamento è Giuseppe Braghò, studioso appassionato di archeologia.

    Sulla denuncia del ritrovamento del sub romano Stefano Mariottini infatti si legge a proposito di una delle statue: “Risulta coricata su di un fianco con una gamba ripiegata e presenta sul braccio sinistro uno scudo”. Sui Bronzi che tutti conosciamo, però, lo scudo non c’è, nonostante sia ben visibile la presenza del reggiscudo proprio sul braccio sinistro.

    Un’altra stranezza salta agli occhi leggendo la relazione dell’archeologo Pietro Giovanni Guzzo responsabile del recupero nell’agosto del 1972. In riferimento a una delle statue, si legge che “raffigura un secondo personaggio virile anche esso Barbato e con Elmo”. Ma di questo elmo sulle statue ritrovate non c’è alcuna traccia.

    Lo scopritore Mariottini nella sua denuncia – si legge ancora sul sito della trasmissione –  parla inoltre di “un gruppo di statue”: l’espressione potrebbe suggerire l’ipotesi di un terzo bronzo oltre ai due ritrovati. Non solo, una delle due statue è descritta “a braccia aperte e con gamba sopravanzante rispetto l’altra”, posizione molto diversa da quella delle due statue che conosciamo.

    Quando siamo andati dallo scopritore ufficiale dei bronzi, Stefano Mariottini non ci ha aiutato molto a risolvere i tanti dubbi che nascono leggendo con attenzione la sua denuncia. Anzi, non ha preso per niente bene le nostre domande.

    Eppure in questa storia esisterebbe anche chi ha visto con i propri occhi portare via qualcosa di molto prezioso dalla spiaggia di Riace proprio nei giorni della scoperta, come ci racconta lo studioso Braghò, che sostiene di aver conosciuto una testimone, Anna Diano, che avrebbe visto con i suoi occhi qualcuno portare via uno scudo e una lancia spezzata in due proprio dalla spiaggia di Riace e proprio nei giorni del ritrovamento delle due statue, a circa 700 metri da dove sono stati recuperati i bronzi.

    La Iena ha rintracciato un parente acquisito della signora in questione, che oggi non è più in vita. “Lei pensava che lo scudo e l’asta fossero parte del ritrovamento”, ci racconta Mario Diano. Solo dopo aver visto che ai bronzi esposti al museo mancava lo scudo Anna Diano avrebbe realizzato che qualcosa non tornava e sarebbe andata a sporgere denuncia.

    A riprova di tutto questo c’è una telefonata tra Giuseppe Braghò e Anna Diano in cui la donna conferma di essere stata sentita dai carabinieri. E anche i carabinieri anni dopo confermeranno l’episodio dando una valutazione positiva sull’attendibilità della signora. “La sua testimonianza è stata ritenuta abbastanza attendibile”, conferma il maggiore Raffaele Giovinazzo. “Tuttavia il tempo che è intercorso da quando si è verificata la vicenda non ci permette di affermare con assoluta certezza che questa testimonianza sia qualcosa che abbia a che fare con i Bronzi di Riace”.

    Siamo andati a parlare anche con Pietro Giovanni Guzzo, l’ispettore mandato a dirigere il recupero dei Bronzi e che nel suo verbale avrebbe fatto riferimento alla presenza di un elmo. “Io non credo proprio di aver detto che c’era un elmo. Dico che il tipo raffigurato nelle statue di Riace prevedeva un elmo, uno scudo e una lancia”. E quando la Iena gli fa notare che invece sembra parlare proprio della presenza di un elmo, Guzzo dice di essersi sbagliato a causa della grande confusione di quei giorni e che per questo si sarebbe dimenticato di sottolineare che anche l’elmo, oltre alla lancia e allo scudo, era andato perduto. Ma il riferimento all’emo appare anche in un altro punto della sua relazione: possibile che si sia sbagliato due volte?

    Ma facciamo notare a Guzzo un’altra stranezza. Nella sua relazione dichiara infatti di aver visto, una volta immerso, una statua supina e una di fianco mentre i carabinieri invece ne trovano una prona e una di fianco. Ma sembra improbabile che a soli 8 o 10 metri la corrente possa aver spostato una statua di quella grandezza e quel peso. “Su questo fatto della corrente marina non saprei che cosa dire”, ci risponde Guzzi.

    Le autorità preposte non sembrano essere venute a capo fin a oggi del mistero. E questo nonostante lo scopritore ufficiale parli di uno scudo e l’ispettore della soprintendenza citi due volte un elmo, nonostante i bronzi vengano ritrovati dai Carabinieri in posizione ribaltata rispetto a quella descritta da entrambi e nonostante una testimone oculare avrebbe visto portar via dalla spiaggia uno scudo e una lancia spezzata in due.

    Antonino Monteleone è andato da Francesco Rutelli, ex ministro dei Beni culturali, che ha combattuto per il recupero dei tesori archeologici italiani trafugati all’estero, a chiedere cosa ne pensa di tutta questa vicenda. “Se dalla vostra inchiesta qualcuno al di fuori del circuito degli addetti ai lavori, trovasse il coraggio di ricordare qualcosa che ha visto e che sa, e di dirlo a Le Iene”, ci dice, “io so qualcosa su un terzo bronzo, sullo scudo, l’elmo, gli altri elementi che potrebbero essere stati rinvenuti e potrebbero essere stati trafugati. Beh, fareste un servizio prezioso alla cultura”.

    QUI IL VIDEO DEL SERVIZIO DE LE IENE