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    Raf e Tozzi travolgono Reggio e ribadiscono: “Non c’è posto più bello del Sud”

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Si respira già dai primi brani, la voglia di divertirsi, di regalare una serata indimenticabile al pubblico del teatro “Francesco Cilea” pronto a scatenarsi con i loro beniamini Raf e Tozzi. Già dalle prime note, è difficile stare seduti, molti provano ad alzarsi ma vengono redarguiti dagli spettatori delle file di dietro e solo sul finale, la massima “culla” dell’arte reggina si trasforma in un palazzetto.

    Il tour congiunto della coppia Raf e Tozzi, organizzato dal promoter Maurizio Senese, non delude, piace e soprattutto, fa tornare negli indimenticabili anni ’80 e ’90 con due artisti che, per l’occasione, scelgono una scenografia minimale, con semplici giochi di luce sparati anche in platea.
    Alle 21,33 salgono sul palco, “annunciati” da una introduzione musicale caratterizzata da forti battiti che, quotidianamente, pulsano in ognuno di noi e che vanno ascoltati e non tarpati.
    E’ “Il battito animale” successo con il quale Raf vinse nel 1993 il Festivalbar, a ribadire a Reggio Calabria che bisogna vivere d’istinto ogni attimo della vita e anche se può esserci qualche rischio, questo battito è adrenalina pura come la musica o come una moto che va controvento in velocità.
    Abbigliamento sportivo per Raffaele Riefoli, elegante per Umberto ma entrambi total black, accompagnati dalla loro squadra di musicisti, sul palco non si risparmiano nemmeno un attimo: Raf sembra un ragazzino, balla, si scatena con il chitarrista, cerca sempre il contatto con l’amico mentre Umberto, con la sua chitarra “attaccata” sulla pelle, è più tranquillo preferisce far parlare i successi “Ti amo”, “Due”, “Notte rosa”, “Sei la più bella del mondo”, “Dimmi di no”, “Non è mai un errore”, “Tu” .
    Le interpretazioni a volte s’incrociano, altre, invece, sono assoli dei due artisti che interagiscono con complicità calandosi abilmente nei brani del compagno.
    “Il nostro obiettivo è di farvi divertire il più possibile con la nostra musica e in questo lungo tour, noi ci siamo divertiti tanto. Spero, sia la stessa cosa per voi – esordisce Umberto – Sono legato a questa canzone perchè ha dato una svolta non solo alla musica ma al modo di fare, di scrivere testi in italiano di Raf legato all’inizio molto alla lingua inglese. Dopo averlo convinto, scrisse dei testi meravigliosi come “Gente di mare” portata all’Eurovision Song Contest a Bruxelles. Gente di mare siamo tutti noi italiani, intesi come navigatori sempre alla ricerca del sapere e di nuove esperienze”.
    Ogni minuto è scandito dalla buona musica, da quel ritmo volutamente costruito alla perfezione, energico all’inizio, delicato e dolce nel prosieguo.
    Il pubblico non riesce a stare fermo, vorrebbe alzarsi in piedi soprattutto, con il brano “Come una danza”, primo singolo di questo connubio artistico ma anche con altre canzoni che, senza ombra di dubbio, hanno contributo in parte alla storia della musica leggera italiana.
    È bello vedere l’intesa assoluta tra i due artisti, complici e grandi amici nella vita. E sarà stata questa complicità, questa naturale intesa a conquistare i reggini che, sino alla fine, hanno condiviso la bellezza della musica italiana.
    “Il pubblico di Reggio è sempre caloroso, questa è una città rappresentativa del Sud – afferma Raf – Io amo molto viaggiare, voglio vedere come è questo pianeta prima che vada a rotoli e vi posso assicurare che l’Italia intera e il nostro Sud che è la parte fondamentale di questo Stato, è il Paese più bello del mondo e nessun posto estero è stupendo come il Sud. Le canzoni più belle le ho scritte quando avevo particolari stati d’animo però, c’è una eccezione: una sera di agosto, guardando mio figlio Samuele appena nato, ho composto “Iperbole”, un invito a superare gli ostacoli fisici ma, soprattutto, mentali”.
    Quell’assolo di tromba che sancisce il finale di questo brano non è altro che una esortazione che Raf fa ai suoi fans di trovare la propria essenza interiore e a non lasciarsi omologare dagli altri o intrappolare se stessi da barriere create dall’esterno.
    La festa sembra non voler finire mai, Umberto e Raffaele continuano la loro “terapia” emotiva con “Si può dare di più” (canzone italiana per eccellenza dedicata alla solidarietà ed inno ufficiale della Nazionale di calcio cantanti) e Reggio la canta a squarciagola perché per cambiare le cose bisogna semplicemente collaborare “senza essere eroi” ma, semplicemente, se stessi.
    “Mi hanno chiesto quale canzone preferisco di Umberto ma non ce n’è una sola, mi piacciono tutte le sue 95 ma sono legato ai brani “Si può dare di più” e “Gli altri siamo noi” che hanno un comune denominatore: l’amore – continua Raf – L’amore è il segreto di tutti i mali nonostante la vita sia complicata, l’amore ti permette di andare incontro agli altri e di non creare barriere. Col passare del tempo, mi accorsi che dovevo scrivere una canzone che fotografasse un periodo, un decennio e restasse indelebile nella memoria dell’umanità. Ed è nata “Cosa resterà di questi anni ‘80”.
    Dall’alto scende una palla a specchi da discoteca per ricreare quel passato ormai lontano e il pubblico non ce la fa più, perde l’autocontrollo con “Self control”, “Ti pretendo”, “Infinito” e “Gloria” che non è altro che l’ultimo messaggio dei due artisti per Reggio Calabria perchè “questa città è come una bella donna, una creatura difficilissima da capire ma affascinante e misteriosa capace di darti tante emozioni”.
    Nella doppia valenza semantica del termine “Gloria” (legato sia al nome di una donna che al sostantivo) i due big, prima di lasciare la scena, cantano a ripetizione “Gloria manchi alla mia mano che lavora piano” un messaggio chiarissimo per Reggio Calabria e per il Sud che sa bene che, nonostante ci sia qualcosa che soffoca i petti, aspetta sempre la sua Gloria.