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    Un vortice di risate a CatonaTeatro. Esilarante “Se devi dire una bugia dilla grossa”

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – E’ molto difficile far ridere per due ore e un quarto e, ancor più arduo, mantenere inchiodati alle poltrone, per oltre 120 minuti, gli spettatori in una calda sera d’estate.

    Ebbene, “Se devi dire una bugia dilla grossa” spumeggiante commedia andata in scena ieri sera all’arena “Neri “ di CatonaTeatro, la cui regia è firmata da Luigi Russo che riprende quella originale di Pietro Garinei, di cui ricorrono i cento anni dalla nascita, piace molto al pubblico e la dimostrazione sono le continue risate per i due tempi e gli applausi finali ad un affiatato cast che ha saputo riproporre con ironia ed intelligenza una storia intramontabile.
    E’ tutto un “giramento” di apertura e chiusure di porte, un po’ come la vita, gente che va e viene in quel caos umano ambientato all’interno di un albergo di lusso.
    I temi trattati sono attualissimi, su tutti spicca il tradimento, i vizi della politica, le debolezze umane ma soprattutto, la continua ricerca dell’uomo di quella felicità effimera. Il punto di forza di questa commedia è sicuramente, la sana ilarità, resa dinamica dal gioco di porte e di luci che suggerisce allo spettatore di sbirciare oltre la normale apparenza e di un cast affiatatissimo dentro e fuori la scena.
    Nella hall dell’albergo e nelle due camere da letto, grazie ad un allestimento girevole, si snoda la vicenda dell’onorevole Riccardo De Mitri, sotto segretario del nostro Ministro degli Interni (brillantemente interpretato da Antonio Catania) che vorrebbe intrattenere relazioni extraconiugali con un membro femminile dell’opposizione.
    All’interno delle sontuosissime suite 648 e 650 del Palace Hotel, si consuma il flirt tra i due personaggi dove la chiave di tutto è la bugia.
    In questa girandola di equivoci, battibecchi e colpi di scena sempre più fitti, entra l’“evergreen” Paola Quattrini nei panni di Natalia, moglie frustrata dell’onorevole che vorrebbe che il marito restasse con lei e non andasse, come lui le fa credere, nei palazzi del potere. Ma De Mitri è intenzionato ad incontrare in quello stesso albergo l’amante, Susanna Rolandi (la bellissima Paola Barale, impeccabile nel suo ruolo), alta funzionaria della Fai, sposata con Teodoro Rolandi (Alessandro D’Ambrosi) e legata alla leader dell’opposizione, l’onorevole Merloni (Aurora Cancian).
    Qui entra in scena, il segretario dell’onorevole De Mitri, Girini, l’istrionico Gianluca Ramazzotti, il deus ex machina di questa commedia, un vero talento della comicità abile a calarsi in quell’uomo fedelissimo, ingenuo e poco pronto di spirito.
    Ma la passione e il tradimento sono minate dal timore dello scandalo che potrebbe derivare dalla scoperta della tresca con l’amante e il politico tenta di non far scoprire il fatto anche perché a vigilare su tutto c’è il sospettoso direttore dell’albergo (il magnetico Nini Salerno).
    Ramazzotti, Catania e Salerno sono una triade vincente perché tirano fuori una comicità, un dinamismo, una versatilità necessaria a sostenere il ritmo del testo ma la prima donna è lei, Paola Quattrini che regala un’interpretazione sorprendente, ironica, efficace.
    E come si può non menzionare l’esilarante cameriere cinese dell’albergo (l’attore siciliano Marco Cavallaro), perfetto nello slang e nella mimica, un circense sulla scena, pronto ad offrire i propri servigi dietro ricompensa tra cadute rocambolesche e gli sguardi attoniti della cameriera rumena (Lorenza Giacometti) e dell’addetta alla reception (Sara Adami).
    In questo vortice dove spiccano vizi, debolezze umane e ipocrisie, Ramazzotti insieme alla sua perfetta squadra, delinea una situazione attuale: la società corrotta e l’uomo che, quando detiene il potere, troppo spesso perde i valori morali.
    In fondo, come dice l’onorevole De Mitri al suo fedele collaboratore “Se devi dire una bugia dilla grossa non è altro che il motto della politica” sul quale dovremmo tutti un po’ riflettere.
    E già, perché quando si dice una bugia, si ruba il diritto di qualcuno alla verità ma in questo caso, non sbagliamo a dire che Gianluca Ramazzotti ha solo “rubato” al tempo due ore per regalare al suo pubblico una sana e piacevole felicità.