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    Reggio Calabria – Un murales per ricordare Giuseppe Cimato

    Il murales arricchisce e abbellisce sempre di più il quartiere di Gallico Marina anche per la fattiva collaborazione tra l’Istituto comprensivo “Orazio Lazzarino” e gli artisti. E’ stato uno studioso di storia locale, Mimmo Mazzù, noto per la sua instancabile attività di ricerca e passione per il nostro territorio, a commissionare recentemente, al giovane, Massimiliano Marchese, pittore di fama nazionale, un murales dedicato alla figura e agli ideali di Giuseppe Cimato, nato a Gallico Marina il 14 dicembre 1812 e morto a Siderno il 9 agosto 1897. L’opera è stata dipinta in questi giorni, sul muro d’argine in prossimità dell’incrocio tra il lungomare di Gallico Marina e la via della fiumara. Negli anni scorsi, grazie all’input dell’artista Enrico Meo accolto dalla dirigente dell’Istituto comprensivo “Orazio Lazzarino”, Antonina Marra, erano stati eseguiti dagli alunni dell’istituto, in una prima fase di attività, avviata nel 2018 e in una seconda fase nel 2019, vari murales su temi della tradizione e dei miti calabresi; anche questi lavori furono realizzati sul muro che separa la strada dall’alveo della fiumara Gallico. L’obiettivo della dirigente scolastica, Antonina Marra, infatti, era quello di ridare vita a zone periferiche cittadine attraverso una forma d’arte come il murales che valorizzasse la creatività e la conoscenza con lo scopo di perseguire una generale riqualificazione del territorio. Oggi i giovani studenti dell’istituto “Orazio Lazzarino” di Gallico, affrontano il tema storico attraverso la conoscenza di un patriota gallicese, Giuseppe Cimato, figura preminente del risorgimento nel territorio calabrese al quale prossimamente sarà intitolata proprio la strada della fiumara di Gallico Marina.

    Giuseppe Francesco Cimato fu un patriota italiano, armatore e capitano marittimo, affascinato dalle idee liberali, s’iscrisse alla Giovine Italia e per sfuggire alle persecuzioni della polizia borbonica, si trasferì a Siderno Marina. Animatore delle congiure contro i Borbone, G. Cimato seppe affrontare con temerarietà i più gravi pericoli subendo continue denunce e perquisizioni domiciliari e finanche sulle navi da lui comandate. Insieme ai suoi compagni di fede, Michele Bello, Pietro Mazzoni, Gaetano Ruffo, Domenico Salvadori, Rocco Verduci, partecipò eroicamente alla rivolta del distretto di Gerace che scoppiò il tre settembre 1847 e che ebbe inizio a Bianco. Il moto fallì e il patriota gallicese fu arrestato l’otto settembre 1847 e compromesso insieme a Bello, Mazzoni, Ruffo. Salvadori e Verduci. Rinchiuso nelle carceri di Gerace, G. Cimato fu sottoposto a continue torture, dopo un processo sommario fu condannato a morte; il re dopo pochi mesi gli concesse la grazia; tale atto di clemenza fu dettato dal timore che scoppiasse una rivolta popolare per la fucilazione, avvenuta qualche tempo prima, dei cinque martiri di Gerace, compagni di fede del Cimato. Costretto a dimorare a Siderno, subì un tracollo finanziario. Nel 1860 mandò i suoi due figli Paolo e Natale incontro a Garibaldi sbarcato a Melito, essi furono tra quegli ardimentosi che parteciparono alla presa del castello aragonese di Reggio dove si erano asserragliati i soldati borbonici e seguirono il generale sull’Aspromonte, dove Paolo fu nominato suo ufficiale.

    Gli alunni, per intraprendere il loro importante lavoro di crescita, sono stati guidati nella parte introduttiva, da Mimmo Mazzù che con grande impegno ed entusiasmo, ha fornito tutto il materiale storico-iconografico al gruppo di lavoro coordinato dalle docenti Antonella Tripodi e Caterina Surace, titolari di uno dei tanti programmi operativi che la scuola realizza ogni anno.

    Domenico Mazzù