• Home / In evidenza / I travolgenti Shapiro e Vandelli fanno impazzire CatonaTeatro

    I travolgenti Shapiro e Vandelli fanno impazzire CatonaTeatro

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Due eterni “ragazzini” abili a salire sulla macchina del tempo e a condurre gli spettatori dell’arena “Alberto Neri” di Catona Teatro, per le strade di quel viaggio fatto di immagini ed emozioni di intere generazioni.

    Shel Shapiro e Maurizio Vandelli, finalmente insieme, portano nel rinomato festival della Polis Cultura di Lillo Chilà, lo spettacolo “Love and peace”, un live di due ore e un quarto, di grande musica e travolgente energia improntato sulla loro storia artistica.
    I due idoli degli anni ’70, non ripercorrono solo le hit dell’Equipe 84 e dei The Rokes ma rivivono insieme al pubblico, i loro percorsi individuali che tanto hanno dato alla scena musicale italiana. Su un video, passano immagini, colori e scritte che identificano ogni brano, tra i simpatici siparietti dei due artisti che giocano sulla loro proverbiale rivalità affrontata con molta ironia e, soprattutto, con la musica che poi li ha messi insieme per un progetto comune.
    Accompagnati da una band di eccellenti musicisti (Alessio Saglia alle tastiere, David Casaril alla batteria, Gian Marco De Feo e Daniele Ivaldi alle chitarre acustiche ed elettriche e Massimiliano Gentilini al basso), Shel e Maurizio vivono sul palco la bellezza della musica come grande forza aggregante e non si risparmiano nemmeno un attimo.
    La dimostrazione è la scaletta di 29 brani che hanno segnato la storia della musica: il videowall segna una data, 1968 e un orologio gira velocemente scandendo gli anni più importanti di tante vite sino ad arrivare ai nostri giorni. Si parte con “Che colpa abbiamo noi”, “Tutta mia la città”, “Lascia l’ultimo ballo per me”, “Un angelo blu”, “4 Marzo 1943” per poi omaggiare i Rem con “Losing my religion” e l’America con “California dreamin’” dei Mamas & Papas.
    “Abbiamo voluto chiamare questo tour “Love and piece”, amore e pace, secondo voi ne abbiamo bisogno? Io direi proprio di sì – domanda il leader dei Rokes, Shapiro al pubblico stuzzicandolo con battute del tipo “iniziamo con pezzi nuovi, questa sera niente di vecchio”.
    In scena, c’è molta intesa tra i due amici artisti non solo quando suonano e raccontano quel passato ormai andato via ma sempre pulsante nei loro cuori, ma anche quando giocano a punzecchiarsi sbagliando appositamente la coniugazione dei verbi o quando ritornano agli anni del Piper, febbraio 1965, e Shapiro dice guardando il collega: “Lo so fa un po’ impressione quest’anno” ma subito controbatte Maurizio, l’ex vocalist dell’Equipe ’84: “Eh sì, 54 anni fa, ma tanto io non c’ero”.
    Vandelli coi capelli tutti bianchi, scarmigliati e la coda da cavallo dimostra la stessa grinta degli anni che lo hanno reso famoso; Shapiro invece, è il rockettaro sentimentale con il suo slang inglese che non abbandona mai ma che col tempo, si è un po’ italianizzato.
    Due stelle del beat italiano abili a catapultare ogni spettatore nella storia patria attraverso la musica e gli ideali che sembrano spariti dal mondo e dai pensieri.
    “La nostra vita è fatta di ricerca ed emozioni, cantare è una specie di droga, dopo averla provata non puoi non farla più – continua Shapiro il cui ricordo va all’amica Mimì Martini – Il mio amore è la musica e ognuno di voi può cambiare la parola musica per usare quella più vicina al cuore. Siamo gente che abbiamo bisogno di sognare, di sperare in un futuro come giusto che sia, di credere che le cose cambieranno”.
    In duetto e da soli, gli interpreti in quel racconto di musica e parole degli anni ’60, volutamente celebrano cover dell’epoca ricordando grandi parolieri come Lucio Battisti, con cui Vandelli ha collaborato ad inizio carriera.
    Sulle note di “Emozioni”, “La luce dell’est”, “Io vorrei non vorrei ma se vuoi”, “10 ragazze”, “Un’avventura” il pubblico non riesce più a stare fermo: telefonini verso il cielo e chi è alle ultime file, si alza in piedi per riprendere quel momento di storia indimenticabile, decisamente unico.
    “In questo momento di grande barbarie, dobbiamo ascoltare queste canzoni – postilla Shapiro prima di mettere la parola fine a questo lungo viaggio che arriva alla sua meta con la triade “Io ho in mente te”, You raise me up” e “Bisogna saper perdere”.
    Maurizio e Shel si lasciano andare in un tenero abbraccio, voltano le spalle e, mentre dal video scende la scritta “Love & peace”, alzano l’indice verso quel “grazie” cubitale per ringraziare la meritata standing ovation finale che premia il buon lavoro di squadra ma anche dà la conferma ai due “nemici-amici” che passa il tempo, cambiano le generazioni ma “che colpa avete voi” se il pubblico ancora continua ad amarvi incondizionatamente.