• Home / Primo piano / Autismo, nonostante la condanna l’Asp non paga le terapie del piccolo Matteo
    Matteo (autismo)

    Autismo, nonostante la condanna l’Asp non paga le terapie del piccolo Matteo

    di Grazia Candido – “Su ogni aula del tribunale c’è scritta la frase “la legge è uguale per tutti” ma per Matteo non è così”.
    Angela Villani, mamma di Matteo, bimbo di 5 anni affetto da sindrome di Asperger, continua la sua battaglia per i diritti di tutti i soggetti autistici e, ancora una volta, denuncia la “mancanza di sensibilità, rispetto delle norme e attenzione da parte dell’azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria”.

    “Il 29 settembre del 2018, tramite il mio legale Stefania Pedà, ho presentato al Tribunale di Reggio Calabria, un ricorso ex 700 c.p.c., affinché l’Asp provvedesse alle terapie di Matteo con metodo Aba (percorso guidato da uno psicologo comportamentista che indirizza gli operatori a lavorare con i soggetti autistici) – ci spiega Angela – Il ricorso è stato accolto in data 18 febbraio 2019, primo caso in tutta la provincia di Reggio Calabria ma, ad oggi, nonostante ci sia una sentenza di condanna con la quale si stabilisce che mio figlio ha bisogno di 15 ore settimanali di terapia, l’Asp non provvede a garantire tutto questo. Abbiamo chiesto un incontro con i vertici dell’azienda per pianificare le modalità perché Matteo non può assolutamente perdere tempo, ogni giorno per lui è prezioso, ma non ci hanno mai risposto”.
    Angela, vice presidente dell’associazione “Il volo delle farfalle – Evoluzione autismo” nata proprio per dare sostegno e un aiuto concreto ai bimbi autistici e alle loro famiglie, ha informato dell’attuale situazione oltre i Commissari dell’Asp reggina anche il Commissario ad acta per la sanità in Calabria Saverio Cotticelli ma le sue pec non hanno avuto buon fine. Eppure, la sentenza è chiara, riportiamo fedelmente quanto stabilito dal giudice: “condanna l’azienda sanitaria di Reggio Calabria a provvedere, direttamente o indirettamente, in favore del minore ricorrente, Matto R., alla erogazione di 15 ore settimanali di terapia con metodo Aba, o, in subordine, a sostenere l’onere economico di tale terapia con conseguente diritto di rivalsa dei ricorrenti, e tanto fino a compimento del 12° anno di età”.
    “Ho denunciato la situazione agli organi competenti sensibilizzando anche il Garante per l’infanzia e l’adolescenza Antonio Marziale, uomo e professionista dall’animo gentile che, subito, ha preso parte a questa nostra battaglia ma, ancora, l’inadempienza dell’Asp nei confronti di un minore disabile è imperante. Io vorrei solo capire una cosa: parliamo di un provvedimento di urgenza quindi, si presume che il soggetto ha bisogno subito di determinate terapie. Perché sono passati sei mesi e l’azienda sanitaria provinciale non provvede?”.
    Nelle parole accorate di Angela traspare il dolore di una mamma preoccupata per la salute del proprio figlio ma anche, la delusione verso quelle istituzioni che invece, dovrebbero tutelare i più bisognosi.
    “Con molta fatica, stiamo pagando le terapie di Matteo chiedendo prestiti ad amici perché sia io che mio marito, abbiamo seri problemi di salute e non possiamo nemmeno lavorare – continua Angela che non si vergogna a dire che per saldare le cure ha pure venduto l’oro del battesimo del piccolo – Mio figlio fa attualmente 8 ore settimanali di terapia e non posso permettere che per responsabilità altrui, interrompa questo percorso che potrebbe un domani, garantirgli almeno un po’ di autonomia. Se Matteo sospende i trattamenti andrà a regredire e non è giusto. Per mio figlio darei la vita. Le tre ore di psicomotricità che l’Asp dà, e questa non è nemmeno terapia specifica per soggetti autistici, Matteo non fa nulla. Ad oggi, mio figlio non parla ma mi guarda, mi bacia, gioca ed è affettuoso con gli altri bimbi. Non è assolutamente aggressivo anzi, è un bimbo che ama le coccole e adora giocare con i suoi coetanei. Farò di tutto per garantire i diritti di Matteo e di chi, come noi, sta lottando contro il mostro autismo”.