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Trapani: “L’Hospice ha avuto una vita travagliata, ci sono dietro altri interessi”

di Grazia Candido – L’Hospice Via delle Stelle non può chiudere. Da Palazzo san Giorgio, la città si schiera accanto ad una delle strutture sanitarie del territorio che accoglie malati terminali ed è il presidente della Fondazione Via delle Stelle, il dottor Vincenzo Trapani Lombardo a ribadire che “il team Hospice vuole continuare a servire la comunità reggina ma solo alle giuste condizioni”.

“Purtroppo non avendo un contratto e non avendo più disponibilità economiche siamo costretti dal 15 luglio a non accettare ulteriori ricoveri e pazienti in assistenza domiciliare – esordisce il dottore Trapani Lombardo – Non vuole essere assolutamente una chiusura ma una richiesta di apertura all’Asp per un incontro e poter firmare un contratto per il 2019. Vogliamo regolarizzare tutta la situazione pregressa e, riconoscendo il debito, stabiliremo un piano di rientro. Chiudere l’Hospice è una gravissima perdita per la città: il servizio di eccellenza che viene fornito a livello sanitario, psicologico, spirituale, sociale per tutti i malati e le famiglie che stanno all’interno della struttura sanitaria, è molto importante. Ho un’esperienza ospedaliera e so cosa significhino gli ultimi giorni di vita in ospedale, so cosa è il ricovero in Hospice e so che differenza di attenzione ci sia e come viene curato l’aspetto relazionale col paziente e i suoi familiari”.
Il dottore Trapani rimarca più volte la funzione dell’Hospice sul territorio che “non è un posto dove si va a morire ma è un luogo dove si esaltano principalmente i momenti principali della vita incentivando tutti quelli che sono gli aspetti culturali”.
“L’idea di non occuparmi più della Fondazione mi rattrista molto perché credo in questa idea della missione che svolge l’Hospice su questo tipo di malati e con questo tipo di personale che è estremamente qualificato – aggiunge ancora – Questi sono i due unici punti di riferimento che, secondo me, devono essere mantenuti in una futura gestione dell’Hospice”.
Poi rivolge un accorato appello alla “Commissione straordinaria che si renda conto di tutto quello che è stato fatto sino ad oggi”.
“Sicuramente, abbiamo sbagliato in qualcosa ma non è stato fatto in mala fede. Ho sempre messo al primo posto i malati, i familiari e gli operatori. Siamo pronti a riparare anche il debito da sanare con un piano di rientro ma dobbiamo poter continuare ad operare facendo un contratto per il 2019 – continua Trapani – Ci sono circa 50 dipendenti tra infermieri, amministrativi, autisti, cuochi, tutto personale qualificato che si occupa dei malati ricoverati e un Cda compatto che presta la sua attività assolutamente gratuita e con spirito di servizio. Da quando è nato, l’Hospice ha sempre avuto una vita così travagliata allora ci deve essere qualche motivo che non lo fa vivere in maniera inadeguata. Probabilmente, ci sono altri interessi nella gestione ed è giusto che vengano fuori. Se c’è qualcuno che riesce a gestirlo meglio di noi, siamo pronti ad uscire di scena”.
Con la voce rotta ma pronto a combattere ancora per la “sua” creatura e soprattutto, per la dignità dei suoi ammalati, il presidente rivolge un sentito ringraziamento alla città.
“In questi anni, i cittadini hanno aiutato in maniera significativa, ci hanno evitato di chiudere in tante occasioni consentendoci di andare avanti con le donazioni che per la struttura sono fondamentali – conclude Trapani Lombardo – Sono commosso per tutto l’affetto e la sincera gratitudine che ci avete dimostrato anche questa volta. Mai come nelle ultime ore, Reggio ha dimostrato di essere al fianco dell’Hospice. Grazie a tutti”.
E in questa battaglia pro-Hospice a scendere in campo non solo i cittadini ma le istituzioni con i suoi rappresentanti: il delegato metropolitano alla Sanità Filippo Bova secondo il quale “questa battaglia va vinta per i pazienti” e il delegato alla sanità del comune Valerio Misefari che lancia un messaggio all’Asp: “bisogna garantire un’eccellenza come l’Hospice da anni impegnata sul territorio reggino, una struttura sanitaria che non può e non deve essere chiusa”.

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