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    Bombardieri: “Per liberarci dalla ‘ndrangheta servono più uomini e mezzi”

    di Grazia Candido – Liberare i territori calabresi dalla presenza asfissiante della ‘ndrangheta “ma per fare ciò servono più uomini e mezzi”.

    Il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri durante la conferenza stampa sull’operazione “Altanum”, avviata dai Carabinieri della compagnia di Taurianova coordinati dal Procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e dal sostituto procuratore Gianluca Gelso, con il supporto di militari del Comando Provinciale di Bologna e del Gruppo di Aosta e che ha portato all’arresto di 13 soggetti responsabili di associazione di tipo mafioso e di essere appartenenti alla cosca “Facchineri” di Cittanova e alla locale di San Giorgio, ha ribadito ancora una volta “la necessità di un rafforzamento di uomini e mezzi in Calabria e soprattutto a Reggio, per fronteggiare adeguatamente la ‘ndrangheta, radicata profondamente nel proprio territorio di origine”.
    “L’ho detto più volte, anche nei tavoli istituzionali, che l’emergenza non risiede nell’organico della Procura ma in quello degli uffici giudicanti – puntualizza Bombardieri – Serve un impegno dello Stato pari a quello messo in campo nella Sicilia degli anni Ottanta contro Cosa Nostra incrementando il personale destinato alle investigazioni sul territorio. Servono più uomini nelle forze dell’ordine: l’organico della Squadra mobile di Reggio Calabria, oggi, ha circa 160 unità. A Palermo, in questo momento, l’organico della squadra mobile è di 800 unità”.
    Bombardieri non alza mai il tono della voce ma nella sua pacatezza lancia determinati segnali a quel Governo che comunque “ha dimostrato vicinanza al territorio con la presenza del Ministro degli Interni venuto quattro volte in Calabria e la convocazione del Consiglio dei Ministri in seduta ordinaria a Reggio Calabria”.
    Al tavolo con lui e compagni in questa lotta alla criminalità, il procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci, il comandante dei Carabinieri Giuseppe Battaglia, il Tenente Colonnello Andrea Milani e il Capitano Marco Catizone che hanno tracciato dettagliatamente il ruolo e le attività delle pericolose cosche della ‘ndrangheta di San Giorgio Morgeto e Cittanova, con diramazioni nel Nord Italia.
    “L’indagine odierna dimostra come siano importanti e varie le proiezioni a livello nazionale ma anche internazionale della ‘ndrangheta e, allo stesso tempo, ci dà il quadro di attività estorsive che venivano compiute in contemporanea nei confronti dello stesso soggetto al Nord e al Sud – aggiunge il procuratore Bombardieri – Le richieste fatte al Nord con gesti intimidatori venivano svolte anche nel territorio d’origine. Questa operazione ci consente di delineare le dinamiche criminali dei territori di San Giorgio Morgeto e Cittanova con delle cosche in lotta tra loro, dinamiche che partono dall’operazione Crimine e vanno avanti sino al collocamento dell’omicidio di Salvatore Raso che, nella ricostruzione fatta dagli investigatori, paga l’interferenza della cosca di appartenenza in una attività estorsiva posta in essere invece dai Facchineri”.
    Si sofferma sul penetrante controllo del territorio esercitato dalla cosca Facchineri di Cittanova e dalla locale di San Giorgio Morgeto e i relativi interessi illeciti, con particolare riferimento agli appalti di lavori pubblici, ai tagli boschivi, alla compravendita dei terreni e all’assunzione dei lavoratori da parte delle locali aziende, il comandante provinciale dei Carabinieri Battaglia che vede in questa operazione “la liberazione dei territori dal controllo asfissiante della ‘ndrangheta”.
    Spetta invece al Procuratore aggiunto Paci delineare la rilevanza dei ruoli dei singoli indagati nell’ambito della locale di San Giorgio e le dinamiche interne al sodalizio: “le indagini dell’Arma di Taurianova hanno permesso di evidenziare l’attualità dei collegamenti fra questi e alcuni affiliati alla locale di ‘ndrangheta operativa in Valle d’Aosta. Tale circostanza si salda con i recenti esiti dell’indagine “Geenna”, svolta dal ROS e dai Carabinieri del Gruppo di Aosta coordinati dalla DDA di Torino, che ha portato nel gennaio scorso all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico, fra gli altri, di 9 soggetti, alcuni dei quali originari di San Giorgio Morgeto, accusati di associazione mafiosa in quanto affiliati alla locale aostana”.