• Home / CALABRIA / L’ospedale di Polistena a rischio chiusura

    L’ospedale di Polistena a rischio chiusura

    Siamo in prossimità dell’inizio della stagione estiva e, come da tempo annunciato senza esito, si profilano tempi duri per l’ospedale di Polistena e la sanità pubblica della Piana.

    Le assunzioni di medici tardano ad arrivare e vi sono alcuni reparti che davvero rischiano di implodere per il numero di utenze che storicamente si incrementa durante i mesi estivi.

    Alcuni medici  – scrive il sindaco di Polistena, si sono dimessi dall’ospedale e altri sono andati in pensione senza essere sostituiti, altri ancora con la famosa “quota 100” sono in procinto di andare via.

    A questa grave ed annunciata emorragia di personale per ora non ha fatto seguito alcun tipo di ricambio lavorativo e da luglio sarà difficile assicurare la copertura integrale del servizio sanitario sul territorio.

    I reparti più a rischio sono l’ostetricia/ginecologia e la pediatria dove mancano almeno cinque medici. Soprattutto dopo la chiusura di altre strutture dedicate alle partorienti ed ai bimbi, il numero di parti dell’ospedale di Polistena è quasi raddoppiato in un anno, con gli organici addirittura in riduzione.

    Ma neanche gli altri reparti sono in condizioni di normalità, le carenze sono ormai croniche, in particolare nei reparti di chirurgia, radiologia, rianimazione/anestesia, pronto soccorso, pischiatria.

    A questo si aggiunge il clima di generale sfiducia, stress e ansia che pervade tantissimi operatori caricati di responsabilità oltremodo verso gli utenti. Non vorremmo che questo stato di cose generasse un disimpegno professionale diffuso con conseguenze inevitabili ed irreparabili sui livelli di erogazione del servizio.

    Chiediamo ai Commissari – scrive ancora il sindaco di Polistena Michele Tripodi,  un intervento celere, straordinario, autorevole teso ad assicurare la continuità del servizio sanitario garantito dall’ospedale di Polistena sul territorio che, diversamente, non potrà avere vita lunga pur essendo l’unica struttura rimasta a presidio della sanità pubblica.

    Non possiamo permettere che questo territorio perda nel silenzio e nell’indifferenza generale servizi pubblici e pertanto ci aspettiamo dalle Autorità competenti che vengano presi i provvedimenti più opportuni a tutela della salute dei cittadini e di un diritto costituzionalmente garantito.