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Bombaridieri: “Per la ‘ndrangheta il porto di Gioia Tauro non è più sicuro”

di Grazia Candido – “Il porto di Gioia Tauro ha costituito per anni la porta d’ingresso della cocaina in Europa ma grazie ad un maggiore controllo, ad una maggiore incisività della Polizia giudiziaria, è un porto non più sicuro per la ‘ndrangheta. Certo, non possiamo dire che non arrivi più la droga nel porto di Gioia Tauro peraltro, recentemente, ci sono stati sequestri di grossi quantitativi ma l’anno scorso, c’è stato un picco negativo dello stupefacente arrivato tramite il porto di Gioia a cui è corrisposto un maggiore sequestro nei paesi di provenienza e anche nei paesi del Nord Europa”.

Il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri nello sciorinare i dettagli dell’operazione “Edera” eseguita questa mattina dai carabinieri del R.O.S, con il supporto dei Comandi Provinciali competenti, dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria e dei collaterali organi di polizia esteri che ha portato ad un provvedimento cautelare nei confronti di 31 indagati (24 in carcere e 7 ai domiciliari), a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti nonché per traffico e detenzione di stupefacenti, fa luce su un dato molto importante: “l’intensità dei controlli e la ferma attività degli uomini dello Stato mette all’angolo i traffici illeciti delle cosche calabresi”.
“Già in passato, abbiamo verificato come la ‘ndrangheta abbia utilizzato altri porti d’accesso come quelli del Nord Europa per far entrare la cocaina in Italia – continua il Procuratore Capo – Sicuramente, la stessa ‘ndrangheta è consapevole che il porto di Gioa Tauro non costituisce più un punto d’accesso semplice e sicuro tant’è che le nostre indagini ci dimostrano come le stesse cosche si rendono conto della necessità di trovare altre vie d’ingresso. Quello che emerge è che la ‘ndrangheta non vede più il Nord Europa come una terra di investimenti ma una terra in cui si pianificano e si programmano le attività illecite così come si possono pianificare a San Luca o a Platì o nella Locride o nell’area Tirrenica. Sono comunque tutte attività criminali di pianificazione e di realizzazione che hanno il supporto e l’approvazione delle cosche di origini che risiedono in questo territorio”.
Il procuratore Bombardieri nella sua analisi sui traffici principalmente gestiti da quattro gruppi criminali specializzati nell’importazione di stupefacente tramite gli scali portuali di Anversa (Belgio), Rotterdam (Olanda) e Gioia Tauro, ci tiene a precisare che “anche questa operazione è molto importante per i risultati e per l’impegno investigativo del Ros (Raggruppamento operativo speciale) che ha dimostrato come il core business della ‘ndrangheta è proprio il traffico internazionale di stupefacenti. D’altra parte, storicamente, la ‘ndrangheta ha costituito i partners più affidabili per i cartelli Sud-Americani garantendo e mediando anche per le altre organizzazioni criminali nazionali ed internazionali. Questa indagine parte da una costola dell’indagine “Mandamento” e nasce da alcune intercettazioni nella casa del boss di San Luca Giuseppe Pelle che ha monitorato il tentativo di veicolare nuovi canali di narcotraffico attraverso un’alleanza con le cosche di Platì e con i referenti di altre cosche in Sud America. Mi piace ricordare che sono state arrestati all’epoca, nell’aprile del 2013, i due latitanti più pericolosi d’Italia, Domenico Trimboli e Santo Scipione, che costituivano il punto di riferimento della ‘ndrangheta nei Paesi Sudamericani, il contatto con i cartelli e i produttori di stupefacenti in quei territori e garantivano le spedizioni verso i nostri territori – continua il procuratore della Repubblica Bombardieri – La ‘ndrangheta è un’organizzazione criminale che, attualmente, costituisce per dichiarazioni dei più grossi livelli politici il criminale numero uno. La ‘ndrangheta ha una penetrazione e una proiezione nazionale ed internazionale che, al momento, nessun’altra mafia nazionale ha raggiunto. E’ un pericolo sicuramente ma lo Stato ha tutti i mezzi e gli strumenti per poterla affrontare in maniera adeguata come dimostrano queste operazioni e l’impegno che lo Stato ci sta mettendo ma serve ancora un maggiore sforzo”.
Il procuratore è un fiume in piena e dopo aver ringraziato “il generale Angelosanto per l’impegno che sta mettendo in Calabria e per l’attenzione riservata a questo territorio” chiede “un’attenzione e un impegno maggiore proprio a livello sistematico”.
Una richiesta pienamente condivisa dal Pm Giuseppe Lombardo che evidenzia anche “il carattere di univocità della ‘ndrangheta rispetto alla frammentazione di altre forme di criminalità organizzata e la sua capacità di tenere insieme varie cosche in un percorso unitario programmando ogni particolare delle attività criminali: dall’acquisto al trasporto via mare, all’esfiltrazione dai porti di arrivo allo smistamento dello stupefacente in tutta Europa su gomma”.
“La Calabria ha necessità di maggiori investimenti di uomini e mezzi: occorrono più forze di polizia giudiziaria, occorre quell’investimento che lo Stato ha saputo schierare in Sicilia nella lotta contro Cosa Nostra dove ha manifestato fermezza investendo uomini e mezzi e ottenendo risultati – conclude Bombardieri – Oggi, chiediamo la stessa cosa per la Calabria perché si possa affrontare questo fenomeno in maniera adeguata al pericolo che costituisce”.
Nel ricordare la forte “cooperazione internazionale instaurata con le altre forze dell’ordine”, il comandante dei Ros Pasquale Angelosanto puntualizza un aspetto: “Questa attività conferma che la ‘ndrangheta è interlocutore ancora autorevolissimo dei produttori sudamericani per solvibilità, affidabilità e per capacità organizzative. E proprio per queste sue capacità organizzative, è riuscita a diversificare i canali di approvvigionamento puntando su altri porti oltre a quello di Gioia Tauro – conclude il generale – I risultati dell’indagine dimostrano che la diversificazione dei canali di importazione serve proprio per garantire la massima efficacia alle attività di importazione di stupefacenti”.
Particolarmente soddisfatti del risultato raggiunto il comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria Giuseppe Battaglia e il Capo reparto operazioni del Ros Massimiliano Dangelantonio.

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