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    Memorie | Diego Vitrioli, il poeta antico di un sapere senza tempo

    Di Anna Foti – “…Perchè non è dato al mio Giacomo, che si profondamente conosceva e gustava la bellezza della lingua del Lazio, assaporare quelle tante racchiuse nel suo premiato lavoro“. A scrivere queste righe fu Paolina Leopardi, sorella del celebre poeta che pure intrattenne una personale corrispondenza con Diego Vitrioli, riferendosi al celebre carme “Lo Xiphia”, ispirato alla pesca del pescespada nel suggestivo scenario dello Stretto tra Scilla e Cariddi.

    Un’opera particolarmente evocativa delle infinite sfumature di una tradizione radicata e legata al mare, ai suoi miti, fermate dalla penna arguta e sensibile del giovane 25enne Diego Vitrioli. Un’opera che lo rese grande in Italia con l’appellativo Virgilio redivivo e che gli valse il primo Certamen poeticum Hoeufftianum, il più prestigioso premio letterario di poesia in lingua latina, fondato dal giurista olandese e poeta in latino Jacob Hendrik Hoeufft, assegnato da giurati provenienti dalla Koninklijke Nederlandse Akademie van Wetenschappen” (“Accademia Reale delle Arti e delle Scienze dei Paesi Bassi”). Il poeta di Reggio Calabria fu il primo ad averlo vinto nel 1845 proprio con il poemetto “Xiphias”, nei giorni scorsi al centro di una rivisitazione teatrale e musicale intitolata “Ecce Xiphias – Elegia dell’immane pesce per voce e musica”, animata sul palcoscenico dell’auditorium Umberto Zanotti Bianco dagli alunni del conservatorio di musica Francesco Cilea e dall’attrice Teresa Timpano, nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della nascita (20 maggio 1819 – 2019) di Diego Vitrioli, promosse a Reggio Calabria dall’omonima associazione, con il patrocinio della Regione Calabria, della Città Metropolitana e del Comune di Reggio Calabria.

    “Siamo profondamente convinti che l’eredità di Diego Vitrioli vada riscoperta e valorizzata per la sua straordinaria grandezza e la sua sorprendente attualità. L’associazione Diego Vitrioli – ha spiegato la presidente del sodalizio Antonella Gioia – in collaborazione con le Istituzioni e intrecciando relazioni virtuose con le scuole e gli attori culturali quale la biblioteca De Nava, l’archivio di Stato, la Pinacoteca, il museo nazionale archeologico di Reggio Calabria, da anni si propone di perseguire proprio lo scopo di promuovere il patrimonio di scritti e opere di Diego Vitrioli, oltre che i quadri del fratello Annunziato confluiti nella collezione Vitrioli. Tra gli obiettivi più ambiti c’è quello di procedere con la traduzione in italiano dell’opera ‘Lo Xiphia’ di cui esistono diverse edizioni, proprio perché Diego Vitrioli era solito rivisitare i suoi manoscritti e apportare integrazioni e correzioni. Una raccolta delle sue opere principali, tra cui l’ultima stampa anche del poemetto ispirato alla pesca del pescespada ‘Xiphias’, è intitolata appunto ‘Opere scelte’ e risale al 1930. Tra gli altri obiettivi anche quello di unire e rendere fruibile il patrimonio di Diego Vitrioli. Tale operazione richiede tempo e risorse. Due primi passi sono stati compiuti grazie alla collaborazione del liceo scientifico Leonardo Da Vinci e del liceo artistico Preti-Frangipane che, rispettivamente, hanno archiviato e catalogato le opere e i quadri della collezione Vitrioli”, ha sottolineato Antonella Gioia, moglie di Diego Vitrioli, pronipote diretto di Annunziato Vitrioli, celebre pittore e fratello minore al quale Diego Vitrioli fu molto legato. Fu proprio Annunziato a realizzare il ritratto del fratello Diego (vedi foto). Palazzo Vitrioli dove il celebre Diego visse è uno storico edificio che, danneggiato dal sisma del 1902, è stato poi recentemente ristrutturato dalla famiglia Vitrioli; sorge nel centro storico di Reggio Calabria, sull’omonima via, e oggi ospita anche la sede l’associazione nata nel 2013. L’associazione guidata da Antonella Gioia è costantemente animata dal desiderio di schiudere al territorio il ricco scrigno di opere del fine latinista. “Studiando e conducendo ricerche – ha spiegato Antonella Gioia – ho scoperto una figura poliedrica e piena di interessi. Pur avendo maturato la scelta di restare a Reggio Calabria, grazie alla sua fitta corrispondenza con intellettuali e poeti a lui contemporanei, egli fece conoscere Reggio Calabria a tutta Europa. Egli fu anche assessore alla Pubblica Istruzione a Reggio, ispettore degli scavi archeologici della Provincia di Reggio Calabria, oltre che direttore dell’attuale biblioteca De Nava che per alcuni anni portò anche il suo nome. Interessi eclettici, dunque, che resero ogni stanza della sua casa un museo con libri, quadri, vasi e cimeli in cui decantare poesie ed opere, anche sue, al momento di ricevere ospiti. Il suo studio è stato donato alla biblioteca De Nava come anche parte dei libri appartenuti alla sua famiglia. Ogni stanza aveva il nome di un’opera celebre ed una era anche dedicata al suo componimento ‘Xiphias’. Insomma la sua casa era un luogo in cui la Cultura, in tutte le sue molteplici sfaccettature, si respirava”, ha raccontato Antonella Gioia. La sede dell’associazione, sita nel palazzo Vitrioli sulla cui facciata insistente sul Corso Garibaldi è affissa una lapide commemorativa, potrà, su appuntamento, divenire sede di consultazione delle opere del latinista. Questa è solo uno della iniziative promosse in occasione del bicentenario della nascita di Diego Vitrioli che oggi ricorre (20 maggio 1819 – 20 maggio 2019), in collaborazione con l’omonima associazione.

    In questa giornata di memoria, in particolare, nella galleria di Palazzo San Giorgio è stata scoperta una targa commemorativa dedicata alla memoria del latinista e donata dal Rotary Sud.

    “Un tributo doveroso a Diego Vitrioli in un luogo significativo quale la Galleria di palazzo San Giorgio, recuperato dall’Amministrazione comunale e divenuto uno spazio aperto al territorio e alle associazioni, fucina di fermenti artistici e culturali. Oggi l’anima di questo luogo si arricchisce anche della memoria dell’illustre latinista di Reggio Calabria”, ha dichiarato il sindaco Giuseppe Falcomatà.

    Celebrazioni anche presso la scuola media Diego Vitrioli che stamane ha commemorato il latinista con una declamazione in musica dei suoi versi, con la realizzazione e l’allestimento di una mostra fotografica dedicata ai luoghi di Diego Vitrioli a Reggio Calabria e con l’esposizione di una copia de “Lo Xiphia” donato dalla famiglia.

     

    Il poeta e latinista Diego Vitrioli nacque da Tommaso e Santa Nava, figliuola del giureconsulto Demetrio Nava, a Reggio Calabria il 20 maggio 1819 e morì nello stesso giorno del 1898 sempre nella sua Reggio. Apprezzato da Paolina Leopardi, definito da Leone XII ‘principe dei letterati’, da Giosuè Carducci ‘artista letterato’, ‘un poeta di lingua morta’* da Giovanni Pascoli, amico di Vitrioli al tempo in cui il poeta emiliano visse a Reggio e insegnò all’università di Messina Letteratura Latina  che molte volte si aggiudicò il Certamen poeticum Hoeufftianum che Vitrioli vinse per la prima volta.

    Fu autore di una della opere più eleganti e originali della poesia umanistica italiana, e insegnante di Latino e Greco presso il Real Collegio di Reggio dove, allievo di Antonino Rognetta e di Gaetano Paturzo, Diego Vitrioli si era diplomato.

    Direttore della Biblioteca civica di Reggio Calabria, attuale biblioteca “Pietro De Nava”, perse il figlio Tommaso di soli sette anni e rimase comunque legato alla moglie da cui si separò dopo la tragedia. La sua vita divenne presto ancora più solitaria quando, con l’accusa di essere illiberale, nel 1860 fu rimosso dall’incarico in biblioteca. Si dedicò quindi alla scrittura, stringendo una profonda amicizia, scandita da una fitta corrispondenza epistolare, con Leone XII.

    Su iniziativa del Cardinale Gennaro Portanova arcivescovo di Reggio, nel 1896 fu offerto al Papa un pescespada accompagnato da un epigramma di Vitrioli che recitava: «Giacché una volta Cristo a te diede le mistiche reti riceviti ora, o sommo Pontefice, un pescespada. Esso preso sotto i gorghi di Scilla con celere barchetta, ben volentieri viene ai tuoi piedi. Avrebbe voluto venire in una sua compagnia una torma di pesci, quanto ne nutrono le acque del turrito Faro, ma il nostro pescespada quale abitante del siculo stretto si dia solo esso piuttosto in pasto al Pontefice. Sia questa la gloria più grande di questo pesce vagante per i flutti del mare, sia questa la somma gloria dell’Uomo armato di tridente. Ordunque addio conchiglie e rombi delle acque del Faro, il pescespada saporito sia dato in pasto al Pontefice».

    Uomo schivo e inquieto, la casa era il suo tempio e la carrozza chiusa il suo passaporto per l’esterno. Prediligeva i luoghi solitari in cui lasciarsi rapire dal panorama. Tra le sue poche uscite pubbliche si annovera l’occasione dello storico passaggio, in transito verso Catania, dei resti mortali di Vincenzo Bellini. Era il dicembre del 1876.

    Patriota incompreso e fedele alla sua Reggio, fu tuttavia tacciato di essere anti-italiano per la sua lontananza dalla politica e per il sospetto di pregiudizi frutto di ritorsioni per le persecuzioni subite dal fratello e l’esilio inflitto dopo la cacciata dei Borboni al padre Tommaso (nipote e allievo della scienziata Maria Angela Ardinghelli, alla quale lo stesso Vitrioli dedica un lungo elogio in latino).

    Sotto il suo ritratto Vitrioli volle riportato questo epigramma:

    «È patria mia la Brezza; mi allevò Calliope col miele delle Pieridi».

    Ricco il Programma Bicentenario della nascita di Diego Vitrioli. Lo scorso 8 maggio presso la biblioteca De Nava, dove già si trova lo studio in cui Diego Vitrioli scriveva, è stata inaugurata una mostra in cui sono esposte le prestigiose raccolte di libri facenti parte della sua biblioteca privata. In questa occasione l’associazione culturale Diego Vitrioli sta esponendo anche altri documenti. La mostra rimarrà allestita anche in vista del prossimo anno scolastico in modo da favorire le visite guidate per gli studenti. In programma nei prossimi mesi anche il primo Convegno di sudi organizzato dall’associazione culturale Diego Vitrioli, dal titolo ‘Un poeta antico’ del XIX secolo”.

    Il prossimo 24 maggio, alle ore 16:30 presso il Comune di Scilla, avrà luogo il convegno intitolato “Viribus Unitis” organizzato dall’associazione Famiglia Ventura e dall’associazione culturale Diego Vitrioli che esporrà il dipinto “Lo Xiphias” di Annunziato Vitrioli, realizzato nel1862.

     

    Il prossimo 31 maggio presso la Pinacoteca avrà luogo un convegno in occasione del quale saranno presentati i lavori conclusivi del progetto di alternanza scuola-lavoro del liceo artistico Mattia Preti –  Alfonso Frangipane di Reggio Calabria: si tratta di dieci dipinti ispirati ai paesaggi Scilla e all’opera “Xiphias” di Vitrioli. Tali dipinti saranno esposti fino al 15 giugno nella mostra intitolata “Le emozioni nello Stretto tra Scilla e Cariddi” che ospiterà anche l’opera pittorica dell’800 sulla pesca del pesce spada, che Annunziato Vitrioli dedicò al fratello Diego in occasione del primo premio letterario di poesia in lingua latina “Certamen poeticum Hoeufftianum”, e le opere pittoriche, sempre di Annunziato Vitrioli, che ritraggono i componenti della famiglia Vitrioli, restaurate grazie al contributo della sovrintendenza dei Beni Culturali.

    Il prossimo 21 giugno, infine, sempre in collaborazione con l’associazione culturale Diego Vitrioli, sarà inaugurata presso il museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, nella sala Paolo Orsi, una mostra intitolata “Diego Vitrioli. Un raffinato collezionista”. In quell’occasione sarà esposto per la prima volta l’unico pezzo rinvenuto della ricca collezione di reperti che la famiglia Vitrioli possedeva, come emerge da numerosi documenti.

    Si tratta di un vaso ritrovato nei depositi del museo e appartenente alla collezione Vitrioli. Esso sarà mostrato unitamente a pannelli e teche in cui saranno esposti anche altri ricordi di famiglia messi a disposizione dall’associazione.

     

    Opere (wikipedia)

    • Diego Vitrioli, Xiphyas, carmen Didaci Vitriolii, Amstelodami: Mullerum, 1845.

    Poemetto latino in esametri, si compone, nella edizione definitiva di tre canti: nel primo, Aglaja, è descritta appunto la poesia dello Xiphias; nel secondo, Thalia, è narrato il mito di Scilla, splendida giovinetta, trasformata dalla maga Circe, gelosa dell’amore che nutriva per lei Glauco, in orribile mostro; nel terzo, Euphrosyne, sono riportati i canti e i riti dei pescatori dopo l’uccisione del pesce spada. Pubblicato in occasione del concorso latino dell’Accademia di Amsterdam fu tradotto successivamente, in endecasillabi sciolti dello stesso autore. D’ispirazione letteraria, sono particolarmente efficaci le descrizioni contenute nel primo canto, dove il Vitrioli sceglie come protagonisti degli umili pescatori.

    • “Veglie Pompeiane”(in italiano).

    “Ritratto paterno”,”Epigrammi”,”Saggio di versi in greco”,”Elegie latine”,”Elogio di Angela Ardinghelli”,in latino o greco con traduzione italiana, pubblicati nelle “Opere Scelte”, (Ceruso,Reggio Calabria,1893; ristampa a cura del nipote D.Vitrioli,1930)

     

    *”Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni. Questo è un luogo sacro, dove le onde greche vengono a cercare le latine; e qui si fondono formando nella serenità del mattino un immenso bagno di purissimi metalli scintillanti nel liquefarsi, e qui si adagiano rendendo, tra i vapori della sera, immagine di grandi porpore cangianti di tutte le sfumature delle conchiglie. È un luogo sacro questo. Tra Scilla e Messina, in fondo al mare, sotto il cobalto azzurrissimo (…)”. “Un poeta di lingua morta” di Giovanni Pascoli, tratto dalla raccolta “Pensieri e discorsi” (1914), pubblicata sulla celebre rivista Ellade Italica.