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Aloisio: “Il Meridione paga mancata visione e progettualità delle classi dirigenti”

di Grazia Candido – “Quale Sud? – Conversazione sul Meridione tra passato e futuro” è stato il tema affrontato al MArRC (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria) durante una tavola rotonda organizzata dalla Confesercenti Reggio Calabria e in collaborazione con istituzioni della cultura e della società civile che stanno puntando ad un’intensa attività di valorizzazione per uno sviluppo umano sostenibile. L’incontro, moderato dal direttore di Strill.it Raffaele Mortelliti, ha visto confrontarsi in un dibattito aperto il direttore del Museo Carmelo Malacrino, il presidente di Confesercenti Claudio Aloisio, il giornalista e scrittore Pino Aprile, l’editore di Reggio TV Eduardo Lamberti Castronuovo, il docente universitario componente del Comitato scientifico del MArRC Daniele Castrizio e il presidente della Camera di Commercio Ninni Tramontana. Insieme al presidente della Confesercenti tiriamo le somme sull’incontro che rappresenta il primo step di una serie di approfondimenti e dibattiti.

La questione meridionale è ormai da decenni al centro del dibattito nazionale ma non è stata mai risolta. Cosa si può realmente fare per mettere la parola fine a questo atavico problema?
“E’ abbastanza complesso, sicuramente ci devono essere diverse dinamiche affinché questa situazione possa cambiare sia endogene che esogene: bisogna muoversi dal territorio e le forze presenti al Sud devono istaurare quelle sinergie che, in qualche maniera, riescano a creare condizioni di sviluppo. Dall’altra parte, in una situazione disastrata come la nostra, non si può prescindere da un intervento a livello nazionale, una sorta di piano Marshall per il Sud che renda appetibile determinate zone valorizzandole per le proprie vocazioni. Il nostro territorio ha vocazione turistica ma mancano le competenze, la voglia di fare rete e la possibilità di mettere insieme tutti gli attori. E’ pur vero che in un contesto come il nostro, Reggio che è la città più tassata e la più povera d’Italia deve prima superare queste discrasie e lo può fare solo creando le condizioni per rendere più appetibile il territorio”.
E come si può rendere più appetibile il nostro territorio?
“Sicuramente non con gli interventi a pioggia che ci sono stati sino ad oggi o con le elargizioni a fondo perduto. La soluzione migliore sarebbe far pagare meno il posto di lavoro abbassando i contributi da versare o per le nuove assunzioni tagliando per i primi anni completamente i contributi. Questo permetterebbe a molte aziende di poter assumere e rimanere sul mercato. Sono solo alcune idee per cambiare realmente il volto del Sud ma per avere una svolta bisogna avere una visione, una prospettiva, un progetto e soprattutto, bisogna avere la voglia di farlo”.
Cosa è emerso dalla tavola rotonda organizzata dalla Confesercenti e quali sono i passi che andrete a fare?
“E’ emersa la voglia di creare rete, sinergie e la consapevolezza delle potenzialità del nostro territorio e dei professionisti che abbiamo. Per quanto riguarda la Città Metropolitana, abbiamo un attrattore formidabile che è il Museo e dovremmo prendere come esempio Bilbao che ha avuto una trasformazione totale: da una città in crisi è diventata oggi, la terza meta turistica spagnola. Sotto questo profilo e prendendo atto delle potenziali esistenti, potremmo creare tutte le condizioni per sviluppare la grande risorsa turistica. Il problema è poi la valorizzazione di quello che c’è sul territorio e l’immediata necessità di realizzare servizi e opportunità”.
Quali le colpe, se ci sono, che possiamo attribuire alle classi dirigenti meridionali per questo divario che, col tempo, si è creato tra l’economia del Nord e quella del Sud?
“La cola principale delle classi dirigenti passate e attuali è una mancata visione e la totale assenza di progettualità. Nel Meridione si è investito tantissimo negli ultimi sessant’anni, evidentemente è stato fatto in maniera sbagliata e, ora, assistiamo ad un divario sempre maggiore tra Nord e Sud. Un divario che, probabilmente, si amplierà con il regionalismo differenziato che ove passasse, permetterebbe alle ricche regioni del Nord di essere sempre più ricche e alle regioni disagiate del Sud di essere sempre più povere. Le classi dirigenti non solo continuano a non avere una visione e a non cambiare quella del Sud che è sempre visto come un problema quando in realtà, potrebbe essere una gigantesca opportunità ma addirittura, si sta creando una differenziazione che aumenta il divario tra Nord e Sud. Oggi, ci troviamo ad avere gli stessi doveri come è giusto che sia di qualsiasi cittadino italiano ma, sicuramente, rispetto agli abitanti della Lombardia, del Veneto, del Trentino, dell’Emilia Romagna abbiamo molto meno diritti”.
In questo particolare momento storico, lei è ottimista?
“Sono ottimista per natura ma se dovessi guardare le cose come stanno, il mio ottimismo si poggia su basi molto fragili. La nostra città purtroppo, è in agonia e continuano ad ascoltare coloro che ci dovrebbero governare o coloro che vorrebbero governare la nostra terra, parlare dei sintomi invece che della malattia. Questo è un modo miope per affrontare le cose: non puoi mettere le pezze ma risolvere il problema. Chi ci governa dovrebbe dare una idea, una via, promuovere una rete, tavoli per discutere, interrogarsi e creare progetti. Purtroppo, questo non lo vedo. Abbiamo una situazione che non potrà reggere molto e i Comuni del Sud non riescono ad auto-sostenersi, rischiano il dissesto e non possono erogare servizi perché non riescono a recuperare i soldi. In un contesto di questo genere, se non si trova immediatamente una soluzione non andremo da nessuna parte”.

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