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Riace, Cassazione: “Lucano consapevole dell’illegalità di alcune sue condotte”

Nell’inchiesta della procura di Locri sull’accoglienza dei migranti a Riace vi sono “dati informativi” dai quali, “in termini esaurientemente congrui e logicamente ineccepibili”, il tribunale del riesame “ha desunto l’esistenza di una ramificata attività formalmente lecita, gravitante intorno al fenomeno della protezione internazionale per gli stranieri richiedenti asilo e rifugiati, nell’ambito della quale risultano commessi taluni reati – probabilmente per finalità moralmente apprezzabili, ma formalmente integranti gli estremi di illeciti – connessi alla creazione di situazioni apparenti finalizzate alla celebrazione di ‘matrimoni di convenienza’ o ‘di comodo’ tra italiani e straniere allo scopo di permettere a quest’ultime di trattenersi in Italia”.

Lo scrive la Cassazione in un passaggio delle motivazioni della sentenza con la quale, il 21 marzo, ha annullato la misura cautelare dell’obbligo di firma a Tesfahun Lemlem, la compagna del sindaco sospeso Domenico Lucano. La donna è accusata di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare in concorso con Lucano, per aver orchestrato un finto matrimonio con un uomo che sarebbe in realtà suo fratello per permettergli di venire in Italia dall’Etiopia (cosa che poi però non si è realizzata). La misura cautelare alla donna è stata annullata dalla Cassazione perché ad esserle contestato è un isolato episodio e il rischio di reiterazione, secondo i giudici, ha “scarsa concretezza”.

Per Lucano la scorsa settimana la procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Anche lui ha presentato ricorso in Cassazione sulle misure cautelari e la Corte a fine febbraio ne ha parzialmente accolto l’istanza, anche se le motivazioni non sono state ancora depositate.

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