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Reggio Calabria – “Freed by football” per creare una società aperta a tutti

di Grazia Candido – Le pene hanno il compito di rieducare chi ha sbagliato e, una volta scontato il debito con la Giustizia, il soggetto in particolare il minore, deve ritornare ad essere parte attiva per la crescita della società. Il reinserimento sociale è un diritto che contribuisce a rafforzare l’identità dell’essere umano che vuole riscattarsi, vuole risentirsi incluso. Il sistema Giustizia Minorile nel nostro Paese esercita un’attenzione crescente nella tutela dei diritti soggettivi, dell’abbattimento delle condotte recidive e dell’effettivo reinserimento del minorenne autore di reato. Un buon esempio di ciò, è “Freed by football”, progetto pilota realizzato dal Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria in collaborazione con la Presidenza nazionale della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Insieme all’ideatore e referente del progetto Claudio Romeo, dottore in Giurisprudenza, cerchiamo di capire la mission e le attività che vedranno coinvolti ragazzi di età compresa tra i 15 e i 18 anni provenienti dal circuito penale.

Come è nato questo progetto?
“La scorsa estate durante un’audizione di un minore allontanato dalla propria famiglia di ‘ndrangheta, su precisa domanda del presidente Di Bella disse che non faceva attività sportiva perché non era prevista nel progetto di rieducazione. Questa cosa mi colpì molto e, avendo fatto dopo la laurea dei corsi di specializzazione a livello sportivo e management sportivo, ho pensato di proporre l’attività calcistica perché il calcio è lo sport più amato e accessibile da praticare in qualunque posto. E’ lo sport di tutti, uno strumento educativo trasversale. Il presidente del Tribunale per i Minorenni Di Bella ha subito accolto l’idea e, dopo aver contattato i vertici della F.I.G.C., lo scorso 23 gennaio a Roma, è stato firmato il protocollo”.
Chi sono i ragazzi che partecipano al progetto?
“Sono giovani che hanno commesso dei reati, anche molto gravi; giovani stranieri non accompagnati che sono qui in una situazione di disagio familiare e hanno gravi difficoltà di integrazione e poi, abbiamo ragazzi che hanno vissuto maltrattamenti in famiglia, carenze educative. Oltre a queste categorie, sono stati inseriti ragazzi che non c’entrano nulla con queste tematiche, che non hanno avuto nulla a che fare con la giustizia minorile perché abbiamo voluto dare l’idea di una squadra aperta a tutti come deve essere la società. Il progetto vuole riprodurre in questo gruppo di 23 persone, la società odierna”.
Come stanno reagendo i ragazzi?
“Molto bene, sono entusiasti ed interagiscono con un team di volontari qualificati, la vera forza, una colonna portante del Tribunale per i Minorenni. Parliamo di giuristi ma, soprattutto, di psicologi, educatori, mediatori, figure esperte che coordinano e hanno la super visione del tutto. E poi, ci sono tantissimi ragazzi neo laureati o laureandi in Scienze e tecniche psicologiche o Scienze dell’educazione e formazione che hanno grandissime capacità e tantissimo entusiasmo”.
Nella visione collettiva il pregiudizio è sempre vivo e, spesso, questi giovani vengono guardati non per come sono realmente ma per il loro passato.
“La dimensione dell’alterità deve essere un arricchimento e poi, noi vogliamo dare una partecipazione positiva al gruppo non negativa. La contaminazione dei 5 ragazzi esterni su 23, ha il compito di favorire un’identità di gruppo coerente con i valori dell’iniziativa e dai primi risultati, posso affermare che ci stiamo riuscendo benissimo”.
Qual è l’obiettivo del progetto?
“Rieducare questi ragazzi, far conoscere un’alternativa educativa in questo caso partendo da uno sport come il calcio per arrivare a riabilitarli socialmente e renderli una risorsa per la società. Questa integrazione passa anche dal premio di “borse-lavoro” che abbiamo istituito per i più meritevoli. Un percorso che, ovviamente, seguirà degli step. Spero che questa squadra venga inserita in un campionato F.I.G.C . e che il progetto sia sposato anche dagli altri Tribunali minorili italiani perché la ‘ndrangheta e le carenze educative riguardano tutto il territorio nazionale e non soltanto il territorio calabrese. Il progetto si concluderà a fine Giugno dove saranno premiati tutti i ragazzi”.
Le partite non si vincono mai da soli, in campo segna l’attaccante ma il merito della vittoria è sempre della squadra. Giusto?
“Assolutamente sì. Questo progetto si è potuto realizzare grazie a professionisti e volontari che hanno davvero a cuore le sorti di questa terra e dei suoi figli. Tutta l’iniziativa è benefica, nessuno percepisce un compenso nelle attività che svolge. Inoltre, i ragazzi a parte le amichevoli, faranno un percorso in aula gestito dal personale di volontariato qualificato, esperto nel settore che curerà il monitoraggio scientifico dell’iniziativa. I report che saranno pubblicati, avranno competenza prettamente scientifica”.
Sabato prossimo, 16 Marzo, alle ore 11:00, presso il Centro Sportivo Sant’Agata, i ragazzi di “Freed by Football” sfideranno la squadra dei Magistrati di Reggio Calabria.

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