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Da Locri a Roma, Tallura sprona la sua Calabria ad “essere libera”

di Grazia Candido – E’ figlio della Calabria, precisamente è nato a Locri, luogo che ama alla follia e appena può, ci torna per sentire il calore di una terra ricca di bellezze naturali e archeologiche. Antonio Tallura, attore e volto noto della televisione, del cinema e del teatro, sin da bambino si appassiona alla cultura, alla recitazione e nel 1978, si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia d’Arte Drammatica Pietro Scharoff laurandosi qualche anno dopo. Sulla sua bravura c’è ben poco da dire, chi ha lavorato con lui lo definisce un “artista di classe e alta professionalità” ed effettivamente, Antonio è un esempio per tanti ragazzi che sognano di diventare bravi attori.

L’abbiamo vista nella soap “Il paradiso delle signore 3” nei panni dello psichiatra Alessandro Tomei ma sembra che la serie televisiva, nonostante i buoni ascolti, sarà sospesa da mamma Rai. Cosa pensa di questa scelta?
“Nelle ultime puntate, “Il paradiso delle signore” ha fatto il 16% di share, cifre che in quella fascia oraria (15,40 del pomeriggio) Raiuno non faceva prima, eppure, c’è questa volontà di chiudere una situazione di lavoro creata a Roma con un investimento di soldi pazzesco. E’ un prodotto ben costruito che dà lavoro a centinaia e centinaia di maestranze che rischiano di andare a casa. Non mi spiego perché la Rai abbandoni un progetto italiano che sta dando ottimi risultati. La soap traccia un affresco della nostra Italia degli anni ’70 quando ci fu il boom economico, un periodo che ha segnato la nostra storia, le nostre vite”.
E’ andato via da Locri che era un ragazzino e oggi, la Capitale è diventata la sua seconda casa. Voltandosi indietro, cosa ricorda di quegli anni?
“Quest’anno festeggio il mio 41esimo anno di permanenza a Roma. Venni qui nel lontano ‘78 per fare l’Accademia e ci rimasi nonostante, il mio cuore batteva e soffriva per la Calabria. Quando mi volto indietro, penso che sono passati 41 anni come una fumata di sigaretta, una fumata intensa e molto forte”.
Tra qualche giorno la rivedremo a teatro con la commedia “Ho avuto una storia con la donna delle pulizie” di Nino Marino e con lei ci saranno Franco Oppini e Luciana Frazzetto.
“Debuttiamo a Roma il 28 Marzo sino al 14 Aprile al Teatro Delle Muse con un’opera che vanta la regia di Massimo Milazzo e due brillanti attori come Franco Oppini nei panni di un datore di lavoro e Luciana Frazzetto che interpreta una donna delle pulizie impetuosa e genuina che, con il suo linguaggio romanesco, eroga consigli al suo principale sul come conquistare una donna. Io sono invece il terzo incomodo, il fratello minore dello scrittore e datore di lavoro che tenta di convincerlo a tornare alla sue origini familiari”.
Il teatro è il suo primo amore ma anche il cinema e la televisione la cercano.
“Sì e sono molto contento. Oltre alle fiction in tv, ho preso parte ai film “Tonno Spiaggiato” con Frank Matano per la regia di Matteo Martinez e “Tuttofare” scritto e diretto da Valerio Attanasio con Sergio Castellitto. Mi ritengo fortunato perché ho avuto il privilegio di lavorare con i più grandi e continuo a farlo, avendo anche la possibilità di scegliere. Cosa difficile oggi, visto che il lavoro scarseggia, c’è tanta gente che si improvvisa e la qualità tende a scendere di livello”.
Ha mai pensato di fare un progetto nella sua Calabria?
“Ho sempre pensato di fare qualcosa nella mia terra tant’è che in estate, ci torno e da tre anni, collaboro con il sindaco di Portigliola per la messa in scena di “Portiglialba”, un progetto sul teatro greco-romano di Locri. Voglio creare qualcosa che abbia valenza culturale ma è difficile perché vige la burocrazia del teatro non la meritocrazia del teatro. Dobbiamo andare avanti, basta con questa burocrazia che affonda il teatro. Il teatro deve avere una funzione propedeutica, religiosa, formativa; è una forma di educazione che deve essere contagiosa. Purtroppo, da noi manca, mancano le strutture, i mezzi. Il teatro è un fiume, un’acqua che cammina, che nutre. In Calabria, ci vorrebbe una figura carismatica che faccia ammalare le persone di teatro”.
Eppure, la Calabria ha tante bellezze e risorse umane sulle quali poter investire. Sarà l’etichetta che le hanno messo addosso di “terra mafiosa” che non fa uscire fuori ciò che di bello e buono ha?
“La Calabria, oltre al male endemico della ‘ndrangheta, soffre anche di altri mali sociali che non sono altro che l’abbruttimento dello stato sociale delle cose. Il femminicidio per esempio, è una cosa assurda, non ha ragione di esistere, è la cosa più vergognosa, più brutta che ci possa essere. Mettere mano addosso ad una donna o toglierle la vita, fa rabbrividire. Pur essendo lontano, ho sempre avuto un amore viscerale per la Calabria ma non vedevo i suoi mali. Ora, invece, questo intenso amore si è trasformato in consapevolezza, in ribellione verso tutto ciò che offende e danneggia la mia terra. Il vero male della Calabria è la Calabria stessa. La cultura rende liberi, conoscere vuol dire avere un pensiero autonomo. Se un uomo non è libero nel senso della coscienza, della cultura, del sapere non potrà mai decidere per sé. E’ come un gregge che ha necessità di una guida. Il termine ‘ndrangheta è diventato un mantra insopportabile e, ogni volta che torno, mi rammarico per la rassegnazione che vedo, per la mancata valorizzazione delle bellezze che abbiamo. Non capisco perché non ci sia qualcuno che spinga questa terra ad andare avanti”.
Come si vede tra dieci anni? E cosa augura alla sua Calabria?
“Spero di continuare a fare questo lavoro, ad essere felice come lo sono adesso con la mia splendida compagna Cristina e a produrre qualcosa in più per la mia terra. In cantiere c’è un progetto importante ma mentre qui, a Roma, devi correre dietro al tempo, lì, in Calabria, devi correre dietro al tempo che non passa mai. Alla Calabria auguro di poter correre sulle sue gambe forti e di non fermarsi più perché il tempo che le hanno rubato non glielo restituirà nessuno”.

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