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Reggio Calabria – Roberto Di Bella incontra i detenuti dell’alta sicurezza

Un incontro a carte scoperte, un confronto vero e senza sconti sulle tre sofferenze che il programma Liberi di scegliere ha abbracciato: quella dei minori che vivono in famiglie di mafia, quella dei genitori destinatari dei provvedimenti di allontanamento e quella delle vittime innocenti della ndrangheta che rappresentano la parte che paga il prezzo più pesante, senza essere anche loro “liberi di scegliere”.

 

Unanime e non scontato (ricordiamo le lettere inviate negli anni scorsi di minacce con annessi proiettili al Presidente e agli operatori della giustizia minorile) da parte dei detenuti il riconoscimento al presidente Di Bella della sua grande umanità e del suo impegno sincero a perseguire il bene dei ragazzi interessati dai suoi provvedimenti. È stato questo e molto altro l’incontro, promosso dal Centro Comunitario Agape e dall’associazione Libera nel carcere di Reggio Calabria tra i detenuti dell’alta sicurezza ed il presidente del Tribunale per i Minorenni Roberto Di Bella

L’incontro è stato voluto fermamente dal Presidente Di Bella per parlare senza filtri ai detenuti , molti con cognomi pesanti , tra i quali anche genitori di ragazzi interessati dei suoi provvedimenti.                                                                                           Il film di Rai uno, con il suo racconto crudo ma vero di una storia di vita è stato lo spunto per aprire una discussione su un tema lacerante sia per chi subisce l’allontanamento del proprio figlio dalla propria famiglia, sia per il giudice che di fronte a situazioni di grave pregiudizio per il minore si sente in dovere di intervenire per la sua tutela, per offrirgli delle alternative di vita pur se temporanee. All’appuntamento i detenuti sono arrivati preparati assistendo alla proiezione del film, avviando dei gruppi di discussione guidati dall’insegnante di religione Mimmo Nasone che ha presentato anche le loro critiche e riserve, non tanto sul l’operato del presidente ma su un sistema sociale che non fa prevenzione, che nega il diritto allo studio, che non offre a chi ha scontato la pena la possibilità di reinserirsi anzi spesso condanna anche i figli solo per il cognome che portano. A Di Bella è stato riconosciuto il merito di avere acceso i riflettori sulla sofferenza di questi ragazzi a fronte di una politica che finora ha ignorato la loro condizione sociale. Nel suo intervento ha espresso con chiarezza l’umanità con cui ricopre il suo ruolo. Ha parlato del costo emotivo del suo lavoro come giudice e della frustrazione che lo accompagnato  quando, dopo tanti anni, si ritrovava  a dover giudicare figli o nipoti di persone a lui tristemente note. Il fine dei provvedimenti emanati ha chiarito è, in primo luogo, quello di tutelare i ragazzi, di aiutarli a liberarsi da una schiacciante eredità, fornire strumenti per una scelta consapevole, cercando di coinvolgere il più possibile le famiglie, anche quelle apparentemente irriducibili. Ma a tutti ha chiesto di aprire, di dare la possibilità ai figli di fare un loro percorso diverso, di lasciarli liberi di scegliere.

Nel dibattito i  detenuti pur riconoscendo i meriti del giudice hanno affermato che sia poco vero che il contesto non ti fa scegliere, secondo loro  un adolescente può scegliere, il problema è la terra bruciata che viene fatta intorno al nome. Altri hanno sottolineato come l’offerta di alternative sia estremamente limitata e per questo le persone non sono realmente libere, così – ha detto un detenuto  – “siamo liberi come l’acqua nei tubi”. Ancora  c’è chi ritiene che il film non fa onore all’umanità che traspare invece dalla testimonianza del Presidente Di Bella alla quale è stata posta la domanda pungente: “lei non ritiene, per caso, di essere una pedina nelle mani di un sistema che ha idee diverse dalle sue e che lo lascia solo?” e ancora “quelle istituzioni e comunità hanno realmente adempiuto al proprio ruolo? ” Efficace anche l’intervento degli attori della fiction presenti, Franco Colella e Saverio Malara; il primo, in particolare, ha sottolineato  il rischio di portare in scena questi personaggi in maniera seduttiva ed eccessivamente enfatizzata e il messaggio quasi positivo che molte fiction lasciano spesso passare. Per Lui l’interpretazione di questo personaggio del boss spera che possa invece suscitare  nei giovani soprattutto sentimenti di ripulsa Il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Massimo Parisi ed il Direttore della casa circondariale Calogero tessitore, hanno dato la loro disponibilità a fare continuare questo dialogo avviato ed anche di  favorire dentro e fuori dal carcere percorsi che. attraverso soprattutto il lavoro possano offrire a tutti una seconda opportunità. Giuseppe Marino di Libera e Mario Nasone del centro agape che hanno promosso l’evento l’impegno a continuare il lavoro a fianco del presidente Di Bella e per sensibilizzare le forze sociali e politiche affinché investino seriamente sulle politiche educative e sociali.

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