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Reggio Calabria – Il primo libro stampato in lingua ebraica nel XV secolo

di Anna Foti – Potrebbe essere questo l’anno in cui la stampa originale del Commentarius in Pentateuchum del rabbino ed esegeta francese di origini ebraiche Rashi (Rabbi Salomon ben Isaac), il più grande commentatore di Torah e Talmud, dato ai caratteri nella Giudecca reggina dal tipografo Avraham ben Garton ben Yishaq nel febbraio del 1475, tornerà a Reggio Calabria.

Sarebbero ancora in corso le trattative con la Biblioteca Palatina di Parma (fondo di Giovanni Battista De Rossi, collocazione 1178), dove è custodito il libro in lingua ebraica più antico del mondo, stampato nella Giudecca reggina nel XV secolo. Forse, non c’è infatti ancora alcuna certezza o ufficialità, potrebbe essere esposto al museo nazionale della Magna Grecia.
In questo clima sibillino, intanto nel Piano esecutivo annuale (allegato A) adottato dalla Giunta regionale con la prima delibera numero dell’anno (numero 1 del 10 gennaio 2019), in attuazione del piano regionale di Sviluppo e Turismo Sostenibile, si legge che la Regione finanzierà con i fondi Pac 2014/2020, tra le principali azioni previste per l’annualità 2019, proprio un “progetto di promozione in collaborazione con il Mibact da realizzarsi presso il museo della Magna Grecia di Reggio Calabria, per la valorizzazione dell’offerta turistica culturale regionale; l’importo presunto di spesa, è pari ad Euro 100.000,00”. Un costo importante che potrebbe essere giustificato dalle imponenti misure di sicurezza che dovrebbero essere garantite per lo spostamento (da Parma a Reggio Calabria) e la custodia del prezioso libro. Quanto riportato al punto 7, tra le priorità tecnico-funzionali del paragrafo 3 dedicato alle Linee strategiche finalizzate alle Azioni di sistema per la Governance e la Promozione Turistica del sopracitato piano esecutivo annuale, è comunque generico e nulla riferisce nello specifico sull’esposizione del Commentario. Pertanto, allo stato, il condizionale è d’obbligo.
Nuovo impulso è stato dato all’interlocuzione per esporre in Calabria il prezioso libro, qualche anno fa con la richiesta formulata dal presidente della Regione Calabria Mario Oliverio al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. Lo scorso anno è giunto l’assenso di Simone Verde, direttore del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, che comprende la Biblioteca Palatina, dove è custodito il prezioso commentario al Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio compresi nel Vecchio testamento e dagli ebrei chiamati Torah, ‘legge’), la Galleria Nazionale, il Museo Archeologico Nazionale e il Museo Bodoniano.
Sempre lo scorso anno anche il Comune di Reggio Calabria, il sindaco Giuseppe Falcomatà e l’assessorato alla Valorizzazione del patrimonio Culturale dello stesso Comune, retto da Irene Calabrò, avevano prontamente scritto al presidente della Calabria, Mario Oliverio, per manifestare la piena disponibilità ad accogliere il prezioso Commentario ebraico del Pentateuco nei palazzi istituzionali di Reggio, città “le cui trame leggendarie identificano in Aschenez il suo fondatore”. Evidentemente, tuttavia, le prevedibili e legittime prescrizioni di sicurezza e l’osservanza di “tutte le necessarie misure di tutela e conservazione durante l’imballaggio, il trasporto e l’esposizione del volume”, alle quali è ancorata l’esposizione fuori sede del pregiato incunabolo, hanno richiesto altro tipo di struttura e di investimento. Pare infatti che la trattativa si sia orientata sui locali del museo nazionale della Magna Grecia.
Primo libro stampato in lingua Ebraica recante data certa, ed anche uno dei libri in lingua ebraica più antichi al mondo, il Commentarius in Pentateuchum è opera di colui che è considerato il “padre” di tutti i commentari talmudici, il rabbino ed esegeta francese di origini ebraiche Rashi (acronimo di Rabbi Salomon ben Isaac, nome italianizzato Rabbi Salomone Jarco, nome latinizzato Rabbi Šelomoh ben Yişhah), il più grande commentatore medievale di Torah e Talmud.
L’incunabolo ebraico originale, scoperto da Giovanni Bernardo De Rossi (Sale Castelnuovo, Torino 1742 – Parma 1831), presbitero, orientalista, ebraista e bibliografo piemontese, studioso della letteratura giudaica medievale, curatore di una significativa collezione di scritti ebraici conservata nella Biblioteca Palatina di Parma, venne acquistato nel 1816 da Maria Luigia d’Austria, unitamente ad altri importanti documenti della cultura ebraica in Italia. Ella stessa poi ne fece dono alla Regia Bibliotheca Parmense, oggi biblioteca Palatina, dove il Commentario del Pentateuco di Rashi è custodito.
A memoria di questo raro e prezioso tomo, simbolo della tradizione degli incunaboli, di cui anche Reggio fu fucina, una copia è, infatti, custodita presso la Biblioteca comunale “Pietro De Nava” di Reggio Calabria, richiesta e ottenuta nel 2006 dall’allora sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, su impulso del direttore della biblioteca reggina Domenico Romeo e dello storico reggino Francesco Arillotta.
Un’altra copia del Commentario, realizzata nel 1969, è custodita a Gerusalemme. Trecento sarebbero state in tutto le copie stampate del solo testo di Rashi da Avraham ben Garton ben Yishaq a Reggio, come riportato nella “Storia della Tipografia ebraica in Italia” di Fridberg. Di queste stampe originali sopravvive solo quella custodita a Parma, di cui vi è copia e Gerusalemme e a Reggio Calabria, che è anche l’unica opera sopravvissuta tra quelle stampate dallo stesso Avraham ben Garton ben Yishaq a Reggio. Rimane un’ipotesi la presenza di un altro commentario originale in Inghilterra, presso la Bodleain Library di Oxford.
Stampò il suo primo libro in Europa, dunque, il tipografo tedesco di origini ebraiche Avraham ben Garton ben Yishaq. Ciò avvenne proprio nel XV secolo quando nell’antica Giudecca di Reggio Calabria lui stesso, nella sua tipografia sita tra Porta Mesa (attuale via Giulia) e la via Amalfitana (attuale via Felice Valentino), diede alla luce il primo libro ebraico stampato con data certa: il Commentarius in Pentateuchum di Rashi.
Esso fu stampato su una base di 37 linee, standard tecnico all’epoca ritenuto all’avanguardia (la Bibbia di Gutenberg, stampata neppure venti anni prima a Magonza il 23 febbraio 1453, su 42 linee dal sesto foglio in poi, composta da 641 fogli, ovvero 1282 pagine, è inserita nel prestigioso elenco della Memoria del mondo dell’Unesco).
L’Ebraismo, la sua ricchezza del patrimonio culturale e la sua storia millenaria lasciano, dunque, nella città calabrese dello Stretto la memoria di una fiorente espansione commerciale e di una preziosa eredità squisitamente culturale che si lega alla illustre tradizione delle prime stampe a caratteri mobili, di cui anche Reggio fu fucina, e alla presenza di altre comunità ebraiche – altre Giudecche – in Calabria. Pertanto l’esposizione a Reggio del Commentarius in Pentateuchum in lingua ebraica di Rashi scriverebbe una nuova, meritata e importante pagina di Storia per l’intera regione.

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