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Reggio Calabria – “Il coraggio di una scelta forte”

“Il coraggio di una scelta forte” questo è stata la frase ricorrente durante l’incontro avvenuto al Tribunale dei Minori di Reggio Calabria.

Un incontro speciale, un incontro-esempio, dove le storie di esperienze realmente vissute hanno fatto da protagonista. La testimonianza di Giosuè, ragazzo seguito negli anni ’80 dal Centro Comunitario Agape e da Don Italo Calabrò, è stata di grande importanza, soprattutto perché chi ascoltava Giosuè erano proprio i minori della comunità ministeriale. Fu condannato all’età di 17 anni, proprio nel Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, si è ritrovato in questa situazione perché era figlio di una famiglia mafiosa. Per Giosuè la condanna è stata come una luce per riflettere, sulla sua vita, sulla sua famiglia e sul suo futuro per arrivare a domandarsi:“Veramente volevo vivere così? Veramente questo doveva essere la mia unica scelta?”,:la risposta oggi matura e razionale non è che No! Naturalmente. Per lui il riformatorio era una liberazione perché fuori gli sarebbero accadute cose peggiori. Tutto il suo vissuto è riconducibile a due espressioni, che veicolano e supportano esperienze diverse:“ho trovato una moralità diversa, ho trovato affetto da persone che mi hanno insegnato i veri valori della vita, come quello del rispetto per l’altro.” Come il protagonista del film Liberi di Scegliere Domenico, anche Giosuè non è rimasto solo a scegliere, ma grazie allo Stato, alle Associazioni e ai Servizi minorili è riuscito a fare una scelta, quella di essere libero, e di conoscere una idea di libertà attraverso la legalità. Perché non si tratta di rinnegare la propria famiglia, ma bisogna riuscire anche a sradicarsi per vivere nella legalità.
I minori della comunità ministeriale presenti erano tutti attenti alle parole di Giosuè, parole di speranza per loro, parole che nei loro occhi hanno suscitato qualcosa, come d’altronde hanno emozionato un po’ tutti i presenti nell’aula del Tribunale dei minori, perché a parlare era un ragazzo nuovo, diverso perché aveva preso coscienza del suo essere persona. Giosuè è uno degli esempi di libertà, un esempio di vita semplice ma nella legalità, perché oggi è felice e si sente realizzato. Da qui l’intervento della Dott.ssa Carrozza che nel suo percorso professionale ha proprio incontrato Giosuè, ha raccontato che comunque inizialmente non è stato facile che vi era del disagio in lui, allontanarsi dalla famiglia non è stato semplice, si poneva molte domande e tutte queste sue inquietudini le ha portate lungo tutto il suo percorso. “Molto parte da noi stessi, -continua rivolgendosi ai ragazzi nell’aula la Dott.ssa Carrozza,- nel capire realmente cosa vi fa stare bene e cosa male per poi scegliere il percorso che si vuole intraprendere.”
Rivedere Giosuè dopo 30 anni ha emozionato la Dott.ssa Carrozza definendo questo incontro un cerchio di legalità che si chiude.
Dal racconto di Giosuè e dal suo incontro con la Dott.ssa Carrozza si è passato poi all’intervento del Presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria del Dott. Bova, il quale ha collegato le storie passate come quelle di Giosuè -che in quelli anni non erano moltissime- a quello che è invece oggi diventata una norma all’interno del TU contro la criminalità organizzata, che il Consiglio regionale della Calabria ha approvato nei mesi scorsi, dove la nostra regione è stata la prima a disciplinare un protocollo così importante, diventando esempio sia a livello nazionale, sia a livello internazionale e tutto questo. grazie soprattutto al lavoro svolto dal Giudice Di Bella che sin da subito, ha affermato l’on.Bova, ha capito l’enorme impatto sociale che la sua intuizione avrebbe potuto avere tanto in Calabria quanto nel resto del Paese. Perché il Giudice di Bella non è soltanto un Giudice, che si pone distante e distaccato dalle situazioni e dai casi, è molto di più, perché ha puntato dritto a mettere al proprio posto l’autenticità di un’istituzione che deve poggiare le sue strutture operative sul suo stesso cuore pulsante, affermando il dettato costituzionale dell’azione rieducativa. Il Presidente Di Bella ha spiegato come si è giunti a “Liberi di scegliere”, il suo viaggio ed il suo percorso; arrivato negli anni ’90 fu buttato in questa mischia di situazioni difficilissime, trasferitosi a Messina per tornare poi nel 2011 al Tribunale di Reggio Calabria si è ritrovato a giudicare i figli di colori i quali aveva condannato negli anni ’90. Ci fu un caso specifico che gli fece capire che qualcosa doveva cambiare.
Nel 2002 un ragazzo venne arrestato per detenzione di armi ed era figlio di un boss ucciso anni prima. Questo ragazzo viveva con l’ansia e aveva bisogno di parlare, essere ascoltato da qualcuno, e quando chiese di essere ascoltato proprio da Di Bella, iniziò un colloquio tra i due “a cuore aperto”, ma questo non fu sufficiente.
Anni dopo scrisse una lettera al Giudice Di Bella descrivendolo come l’unica persona che l’aveva trattato da ESSERE UMANO.
Passono gli anni e si ritrovò davanti il fratello più piccolo che fortunatamente riuscirono a salvare. Il Presidente ha continuato ponendo delle domande a Giosuè, proprio perché potesse dare un esempio ai ragazzi presenti in aula,perché gli stessi ragazzi possano avere un’altra scelta e soprattutto oggi ancor di più grazie alle figure della giustizia minorile e alle associazioni come Agape e Libera presenti sul territorio e organizzatrici di questi incontri. Mario Nasone conclude l’incontro consigliando ai ragazzi di custodire queste parole, di riflettere, di parlare, porre delle domande, di comunicare ciò che sentono, e di credere in loro proprio come hanno fatto le persone che in passato hanno incontrato Giosuè, sviluppando quelli che erano i suoi talenti (cita il Vangelo).
La scelta della libertà è un viaggio, un viaggio dove non si deve essere mai soli, perché raggiungere la libertà vuol dire raggiungere la felicità che è un bene; un bene donato dalle persone che ci circondano, che ci ascoltano e ci danno la forza ed il coraggio di fare una scelta verso la legalità.

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