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Reggio Calabria – Una cascata di risate con Casagrande e i suoi “Mostri a parte”

di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Prima di andare in scena lo aveva detto, “è uno spettacolo che funziona, fa ridere e ha un meccanismo perfetto” ed effettivamente, lo straordinario attore Maurizio Casagrande protagonista di “Mostri a parte”, commedia andata in scena ieri sera in un gremito teatro “Francesco Cilea”, inserita all’interno della stagione dell’Officina dell’Arte, ha davvero “stregato” Reggio Calabria.

E’ inutile fare preamboli, la pièce è una brillante riflessione sull’effimero e spietato mondo dello spettacolo dal punto di vista di una rockstar in declino. Un testo che fa tanto ridere ma al tempo stesso, induce lo spettatore ad analizzare l’odierna società, dove tutto è ridotto ad un selfie, ai like, dalla smania del successo, a quella vita virtuale che ti allontana dalla realtà, dai sentimenti, dai veri rapporti umani.
Il ritmo incalzante, il tipico humor partenopeo e un pizzico di cinismo sono gli elementi caratterizzanti di una messinscena in grado di far riflettere senza perdere il sorriso, perfetta per passare una serata all’insegna della spensieratezza.
In scena, si alternano con battute sagaci Maurizio Casagrande nei panni di Franco alle prese con la moglie vip Ursula (l’incantevole Giovanna Rei) ed un cast di giovani attori bravi a tenere testa al protagonista completamente fuori luogo nello show business dei giorni nostri a differenza di Ursula perfettamente inserita nell’effimero mondo della televisione.
E il tutto si snoda proprio in quel rapporto tra uomo e donna, il passato ed il presente che si scontrano in campo neutro: il teatro. Ursula, quasi per pietà, offre a Franco la possibilità di partecipare alla sua seguitissima trasmissione ma la cosa si trasforma in un clamoroso flop. Tra l’eco di “Franco cambia perché i tempi sono cambiati e se non sei capace rimani così ma senza di me” più che un invito è l’avvertimento di Ursula al marito, il pubblico viene catapultato tra i mostri del protagonista.
Nella locanda infatti, si alternano il lupo, la morte, il fantasma dell’opera, l’esilarante camorrista di Gomorra, l’uomo cane, la vampira che mettono alla prova l’esausto Franco convinto che la sua “salvezza forse, è diventare uno di loro”.
E vorrebbe bere la pozione che può far diventare l’opposto di quello che in realtà si è, ma la fa bere alla moglie per farla rinsalire.
“Finalmente, ho capito cosa vuole la gente – dice Franco ad Ursula – Non ti sei accorta che sono tutti mostri? La gente ama i mostri e io canterò con i mostri mostruosamente mostruosi”.
Dopo aver ascoltato la canzone del marito, Ursula coglie “la fine del gusto” e capisce le brutture mandate in onda ogni giorno in televisione. Ma quello è un sogno per il povero Franco che, al suo risveglio, prende atto della scelta della moglie di eliminarlo dalla sua vita per il produttore, uomo potente che può ancora aiutarla nella sua carriera.
“Tutto è mostruoso, è una logica mostruosa, seguirvi è mostruoso e voi che farete una volta usciti da qui? – domanda Franco al pubblico – Vedrete i mostri perché sono ovunque. Ogni giorno, noi li riempiamo di visualizzazioni e i mostri crescono vanno in televisione, negli stadi, nei palinsesti radiofonici e finiscono anche in Parlamento. Lo volete capire che quelli sono mostri e che non c’è più spazio per gli artisti? Come fate a guardare questa robaccia, aprite gli occhi. Sono mostri ovunque, difendetevi fino a che potete”.
Il lieto fine è per le favole non per le storie vere e la voce di Franco ci riporta alla realtà, a quella realtà scandita dalle note di “Thriller” e dalla scritta sullo schermo “e tutti i mostri vissero felici e contenti” che però, vuole essere uno sprone “ricercare l’altra parte di noi stessi, quella pura e vera, per essere davvero felici”.





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