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Reggio Calabria – Casagrande in arrivo al Cilea: “Vivo per far ridere la gente”

di Grazia Candido – Il volto noto della tv, l’attore napoletano Maurizio Casagrande sta “stregando” i teatri di tutta Italia con il suo spettacolo “Mostri a parte” e il 18 Gennaio sarà al teatro “Francesco Cilea” grazie all’Officina dell’Arte di Peppe Piromalli. E’ una satira brillante di tutto il mondo televisivo dove chi partecipa come spettatore, ha l’unico obbligo di lasciarsi alle spalle la monotonia della quotidianità e godersi una serata di farsa, follia e divertimento puro.

Ironizza sul mondo della televisione e lo show business lanciando un messaggio forte: in questa società, ci sono personaggi molto popolari per motivi assolutamente indipendenti dalla loro bravura e dal loro mestiere.
“Nella storia, c’è sempre stato qualcuno nel mondo dello spettacolo che non era particolarmente bravo ma che per un motivo o per un altro, era arrivato alla ribalta però era l’eccezione. Il problema adesso è che l’eccezione è diventata “è sa pure recitare”, una frase agghiacciante che sento dagli addetti ai lavori. Per costruire un qualunque uomo di spettacolo, ci vuole innanzitutto un talento di base che ti dà la natura, poi serve la preparazione e l’esperienza che sono tre cose fondamentali per arrivare ad essere un artista in senso ampio. I grandi della storia come Totò, già bravissimo nei primi tempi per il suo talento straordinario, ci hanno insegnato che ci si migliora con la preparazione, studiando. Mi domando se tanti dei personaggi di oggi, avranno la fortuna di fare cose belle perché la fortuna di diventare popolari e ricchi l’hanno avuta ma diventare bravi e capaci non è una cosa che si improvvisa”.
Parliamo del suo personaggio e di questa commedia che ne firma anche la regia.
“In mostri a parte sono in tripla veste: come attore, regista ed interprete. Il mio personaggio è un musicista che ha avuto un successo planetario con un brano musicale ma che non ha avuto seguito diventando una meteora tant’è che le generazioni successive non sanno nemmeno che esista. Franco è un uomo che non si è saputo mettere al passo con il gusto della gente che cambiava e, pur avendo l’occasione di diventare molto popolare per la canzone che aveva scritto, non ha saputo evolversi. E’ sposato con una donna più giovane di lui, una sua fan da bambina innamorata del divo, diventata ora lei la star popolarissima, potente, la diva di casa e lui annaspa alle sue spalle. Lei offre a lui l’occasione per riproporre una canzone in televisione ma questo episodio è un tonfo clamoroso che fa registrare il picco più basso della pubblicità. Da questo momento in poi, esplode tra i due una forte crisi e un delirio di questo personaggio che si trova con i suoi mostri. Franco è terrorizzato dall’idea che intorno non vede mostri sacri come era abituato da ragazzo ma vede solo mostri e basta pur avendo dei modi barbari. Sembra un trattato sociologico in realtà, è una commedia molto divertente perché nel suo delirio, Franco associa nei volti quelli dei mostri del cinema horror degli anni ’20 e ’30. La donna fatale diventa la vampira, l’attore cane diventa l’uomo lupo e così via”.
Ma alla fine il protagonista mette in piedi nel suo sogno, uno scherzo divertente per il pubblico ed educativo per la moglie Ursula.
“Il tentativo è questo, poi se ci riuscirà o no, lo scoprirete al Cilea. Io non credo nei grandi saggi, non credo che qualcuno abbia il verbo o che sia in grado di risolvere tutto. Noi ci dobbiamo solo fare le domande. Il dovere di un’artista è di suscitare la domanda nelle persone e non di dare delle risposte. Le risposte le danno i demagoghi, i dittatori, la risposta la deve trovare la gente e chi fa questo mestiere deve aiutare il pubblico a porsi delle domande. La risata è il mio pane quotidiano e in questo spettacolo, si ride continuamente, senza interruzioni eppure durante queste risate, riusciamo a seminare tanti piccoli semini che alla fine, fruttano una serie di domande molto interessanti che la gente mi fa”.
Sin da piccolo venerava i cosiddetti “mostri sacri”, veri punti di riferimento. Oggi ne abbiamo esempi da seguire o come dice il suo personaggio abbiamo solo “pagani”?
“Il problema è che abbiamo esempi da seguire ma nella maggioranza dei casi, sono degli esempi negativi perché vedere un attore non molto bravo ma famosissimo, strapagato, bello che punto di riferimento può essere per un giovane? Belli si nasce o ci si rovina per trovare la bellezza, ma bravi si diventa. I punti di riferimento sono fondamentali e per me sono stati tanti straordinari artisti alcune volte anche negativi. Per esempio, Jim Morrison non poteva insegnare nelle scuole cattoliche eppure, è stato un’artista eccezionale, con un grande talento e la capacità di trovare cose nuove”.
La musica, visto che è un bravo batterista, l’ha aiutata nella sua formazione?
“Ho una grande passione per la musica, per me è il motore, la base della vita. Viviamo con un cuore che batte quindi, di natura già seguiamo un ritmo. La musica e il ritmo sono fondamentali. Ho sempre studiato musica e l’approccio che hai con lo strumento, ti fa ascoltare, aprire la mente, ti struttura. In tutto ciò che facciamo serve amore, studio, ascolto. Io consiglio la musica, ti accompagna per tutta la vita e forma anche il cervello”.
Per la prima volta, lei e la sua compagnia arriva al Cilea grazie all’Officina dell’Arte che da, 5 anni, affronta da sola tutto ciò che ruota al “mostro sacro” del teatro mettendo in gioco le proprie risorse per fare cultura in questa città. Sono pazzi o sognatori?
“E’ già da un po’ che ci provavo a venire a Reggio Calabria perché per chi fa teatro e televisione come me, è un po’ difficile conciliare il tutto. Essere pazzi e sognatori è la stessa cosa però, il mondo senza pazzi e sognatori non avrebbe fatto un passo in avanti, non saremmo arrivati nemmeno sulla luna. Quindi, ben vengano questi pazzi sognatori dell’Officina dell’Arte”.
In conclusione, che messaggio vuole lasciare a Reggio Calabria?
“Il messaggio che voglio che arrivi è che io vivo per far ridere la gente però, è molto bello farla ridere facendola tornare a casa senza pensare di aver buttato una serata. Molto spesso, risate e stupidità sono quasi sinonimi invece, sono felice che in questo spettacolo, c’è gente che si fa tante risate e alla fine, gli rimane quel buon sapore per cui pensano di aver speso bene il loro tempo”.

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