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Reggio Calabria – Il “Cilea” in piedi per “Bukurosh, mio nipote”

di Grazia Candido (foto Aldo Antonio Fiorenza) – Intrecci e gag molto divertenti segnano l’attuale e divertente commedia “Bukurosh, mio nipote. Il ritorno dei suoceri albanesi” testo di Gianni Clementi che, anche questa volta, mostra una forte sensibilità al tema dell’integrazione mettendo in evidenza il contributo positivo che le nuove culture possono dare alla nostra società.

Ieri sera, in un gremito teatro “Francesco Cilea”, è la squadra attoriale guidata da Francesco Pannofino e da Emanuela Rossi a siglare il terzo sold-out della stagione artistica dell’Officina dell’Arte di Peppe Piromalli. E lo fa con una disinvoltura nonostante metta in scena, un tema attuale rivestito della giusta e sana comicità grazie all’alto livello di attori bravissimi a catalizzare per oltre due ore, l’attenzione del pubblico.
“Bukurosh, mio nipote”è il seguito de “I suoceri albanesi” che già aveva riscosso grande successo in tutta Italia, fa rindossare al duo Pannofino-Rossi i panni dei coniugi Lucio e Ginevra, lui consigliere comunale progressista impegnato nella campagna elettorale, lei titolare di un ristorante di cucina molecolare.
Lucio e Ginevra appena tornati dall’Albania, reduci dal matrimonio riparatore della figlia diciassettenne Camilla (Elisabetta Clementi) con Lushan (Filippo Laganà), credono di aver risolto i problemi familiari anche se, a punzecchiarli ci pensano quelli quotidiani delle loro professioni.
All’improvviso, si vedono piombare in casa la figlia perché in Albania manca il wi-fi e, soprattutto, il bidet al bagno.
La disperazione dei genitori e la loro incredulità davanti a simili inezie capaci di far saltare un matrimonio, si manifesta in maniera grottesca, ilare e sono le puntuali battute del “mattatore” Pannofino a scatenare continui applausi.
La storia si divide in quadri nei quali entrano i bravissimi Corrado (Andrea Lolli), colonnello gay in pensione, Benedetta (Silvia Brugi), proprietaria di un’erboristeria sotto casa, Igli (Maurizio Pepe), albanese titolare di una ditta edile che rimarcano una commedia perfetta nei tempi e nelle dinamiche, nelle battute esilaranti ed intelligenti.
Sul palco, l’intramontabile coppia artistica Pannofino-Rossi cerca di trovare un rimedio per i problemi di una giovane figlia in preda alle sue fragilità ma anche prova a risanare i problemi di quel ristorante quasi fallito e di una difficile campagna elettorale che incide sui problemi economici di una modesta famiglia.
Sembra facile raccontare temi come l’integrazione tra due diverse etnie, l’eccessivo attaccamento dei giovani ai social che fa addirittura risultare incomprensibile il loro linguaggio ai genitori e ancora, l’importanza dell’unione familiare, ma non è così.
La bravura è degli attori che, in nessuna occasione, cadono negli stereotipi o nella banalità.
Per tutto il tempo, si nota il rigore di una regia attenta affidata a Claudio Boccaccini che, con l’aiuto della scenografia, costruisce una storia reale in quel salotto familiare.
Impeccabile e decisamente ammaliatore Pannofino con la sua recitazione insita di quel Dna romanesco che strappa continue risate agli spettatori colpiti da una satira a volte, tagliente.
Elegante, magnetica Emanuela Rossi sempre impeccabile nelle sue entrate in scena, perfetta nell’esecuzione del testo, decisamente affiatata con il partner con il quale cerca sempre un rimedio per i problemi.
Ma, alla fine, è la nascita del nipotino Bukurosh a sgombrare tutte le preoccupazioni e ad imporre una riflessione ai protagonisti perché: “un bambino arriva sempre con il pane sotto braccio – dice Ginevra al marito – ma è pur vero che “qua ce vole proprio nà pagnotta” – la incalza Lucio travolto dagli applausi di un “Cilea” in piedi per ringraziare lo straordinario cast.



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