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Bombardieri: “Fermato meccanismo diabolico che attribuiva contributi alle cosche”

di Grazia Candido – “Siamo intervenuti per riaffermare ancora una volta la normalità fermando un meccanismo diabolico che attribuiva contributi alle cosche, somme che, solitamente, lo Stato fornisce a soggetti deboli e il ripetersi di una attività illegale di un centro di assistenza agraria”.

Così il procuratore capo Giovanni Bombardieri commenta il risultato ottenuto oggi con l’operazione “Cerere” che ha portato all’esecuzione di otto ordinanze di custodia cautelare (4 in carcere, 3 agli arresti domiciliari, 1 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) a soggetti accusati di associazione a delinquere, concorso in falso materiale e ideologico commesso da incaricato di pubblico servizio, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, aggravate dalla finalità di agevolare consorterie mafiose.
L’indagine ha individuato e consentito di contrastare significativamente un ambito di interesse della ‘ndrangheta particolarmente insidioso per il fisiologico svolgersi del settore agroalimentare ed emblematico delle modalità dell’acquisizione di consensi attraverso un patologico indirizzo delle pubbliche risorse.
Ci tengono a precisarlo i Procuratori Bombardieri e Gaetano Paci affiancati in conferenza stampa dal colonnello dei Carabinieri Giuseppe Battaglia, dal Colonnello Luigi Cortellessa e dal tenente Michele Valentino Chiara.
“Anche in questa operazione è importante mettere in evidenza l’impegno del Comando dei Carabinieri per la Tutela agroalimentare e del Comando provinciale di Reggio Calabria che hanno accertato un dato sconvolgente: l’erogazione sistematica di contribuiti europei a soggetti detenuti e una di questi, Teresa Gallico, detenuta dal 2010 a seguito dell’operazione “Cosa mia”, ha percepito ininterrottamente contributi per 59 mila euro in qualità di titolare di un’impresa individuale di fatto inattiva, grazie alla complicità dei dipendenti della Conasco – afferma il procurato Capo Giovanni Bombardieri – Il dato gravissimo è la complicità di strutture preposte alla istruzioni di queste pratiche svolte con l’atteggiamento arrogante di dipendenti che, intenzionalmente, hanno violato le regole attribuendo a soggetti detenuti decine di migliaia di euro. Dalle indagini è emerso, che la Conasco Scarl, sottoposta alla misura cautelare dell’interdizione dall’esercizio dell’attività di assistenza agricola, falsificava la documentazione omettendo di informare l’organismo pagatore dello stato detentivo dell’indagata Teresa Gallico. Abbiamo una serie di finanziamenti che non vengono utilizzati nella giusta maniera e questa è una gravità – conclude Bombardieri – Finché ci sarà gente incaricata di pubblico servizio che si prodiga per trovare delle soluzioni alle cosche come in questo caso, ci sono pratiche nemmeno firmate e trasmesse telematicamente, certi settori resteranno malati”.
Il procuratore aggiunto Paci mette in evidenza che “questa indagine nasce da una attività condotta con i carabinieri del Comando politiche agricole di Roma che ha avuto di mira l’analisi e il flusso di spesa pubblica che alimentava soggetti apicali della piana di Gioia Tauro e di Reggio centro e tra questi soggetti, la più nota è Teresa Gallico. La Gallico, nonostante fosse detenuta al 41bis, regolarmente beneficiava del contributo, un’azione che ha danneggiato tanti agricoltori onesti. L’aspetto più inquinate di questa inchiesta – puntualizza il procuratore – è lo spaccato di una criminalità economico che ci deve indurre a controllare ancora meglio certi meccanismi di erogazione fondi. Questo tipo di sistema risale a tempi passati ma non è stato possibile procedere a quegli anni a causa della prescrizione”.
Il Colonnello Cortellessa dopo aver ringraziato i suoi “uomini e il tenente Chiara artefice insieme alla sua squadra di questa indagine che ha assicurato alla giustizia soggetti che hanno beneficiato di contributi pubblici, erogati dall’Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura (A.R.C.E.A.)”, si sofferma sul ruolo e la funzione del Comando dei carabinieri a tutela agroalimentare che “si occupa di tutto ciò che è alimento e quindi, di tutte le attività che attengono a questo. L’altra branchia è il controllo di illeciti di fondi nazionali ed internazionali. Dove ci sono risorse si innesca la criminalità organizzata da qui, la necessità di attivare un sistema di controllo forte che impedisca alle cosche di mettere le mani sull’agricoltura, mammella di rendita per le mafie. Con questa operazione – conclude il colonnello – abbiamo colpito non solo uomini della cosca ma anche incaricati di pubblico servizio che, invece, di essere fedeli allo Stato si sono posti all’interesse esclusivo della ‘ndrangheta”.
In conclusione, è il tenente Chiara a rimarcare che “sono stati recuperati circa 400 mila euro di beni interrompendo così quel sistema che andava a danneggiare il coltivatore agricolo, anello debole di questo sistema imprenditoriale”.

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