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Bombardieri: “Arroganza imprenditoriale, pericolosità qualificata e comune”

di Grazia Candido – “Ci troviamo di fronte ad un’arroganza imprenditoriale e l’aggressione al patrimonio del Gallo si fonde su un duplice profilo di pericolosità: qualificata e comune”.

Il procuratore Capo della Repubblica Giovanni Bombardieri nell’analizzare l’ottimo risultato messo a segno dalla Guardia di Finanza che ha sequestrato un ingente patrimonio riconducibile agli imprenditori Domenico Gallo (originario di Bovalino operante nel settore delle costruzioni edili, fabbricazione e distribuzione di conglomerati bituminosi) e Gianluca Scali (di Roccella Jonica attivo nel settore degli inerti e del calcestruzzo) non può non mettere in luce due aspetti fondamentali: “l’impegno tangibile degli uomini della Guardia di Finanza che hanno messo fine ad illecite operazioni di un soggetto che ha realizzato un impero e la cui storia economica e criminale è stata ampiamente ricostruita” e “la necessità di forze per incrementare il lavoro e noi le richiederemo con insistenza”.
“La Procura continua la sua opera di attenzione verso i patrimoni illecitamente accumulati che sono la ricchezza dei gruppi criminali – continua Bombardieri – Il nostro impegno è consentire alle aziende di lavorare seguendo la strada della legalità. La Procura non ha bisogno di magistrati ma di ricoprire i vuoti che ci sono e necessita di uomini di polizia giudiziaria perché tante sono le indagini in corso”.
Il comandante provinciale Flavio Urbani ribadisce che “è importante fare bene e far sapere e come Guardia di Finanza questi sono tra i servizi che maggiormente ci piace portare a termine perché mostrano la nostra fortissima vocazione ed utilità sociale con la restituzione di beni a favore della collettività. Gallo e Scali avevano accumulato questo enorme patrimonio in un settore strategico delle opere pubbliche costringendo molti operanti nel settore a chiudere. In questi primi dieci mesi del 2018, siamo giunti a sottrarre capitali per quasi 600 milioni di euro”.
“Questa cooperazione è consapevole e stretta tra la Guardia di Finanza e la Procura – aggiunge il generale Fabio Contini – Oggi, siamo una GDF 4.0, ci preoccupiamo di sottrarre risorse alla criminalità organizzata anche se siamo pochi e vorremmo essere sempre di più. Cerchiamo di rimediare al numero con la collaborazione con gli altri reparti”.
Il procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci invece rimarca il rilievo dell’operazione che risiede nel fatto che “il nostro ufficio, con tutti i collaboratori, ha sempre dimostrato particolare versatilità nelle indagini su una ‘ndrangheta, cuore pulsante di questa terra. Abbiamo fatto una radiografia vera e propria dei soggetti che hanno caratterizzato il periodo dagli anni ‘70 ad oggi prendendo conoscenza dell’evoluzione di imprenditori che, difficilmente, potevano essere sanzionati grazie al rapporto sistematico con la ‘ndrangheta – continua il Procuratore – La loro era una totale e piena attività incentrata su un’interlocuzione lungimirante che gli consentiva di non subire alcun provvedimento e sanzioni patrimoniali. Siamo al di là della ‘ndrangheta tradizionale, qui siamo di fronte ad una strategia imprenditoriale che supera ogni regola e confine territoriale ponendosi come modello. Sono soggetti che hanno saputo condizionare l’operato della Pubblica amministrazione per i loro intenti ma noi abbiamo messo a fuoco un nuovo modus operandi della ‘ndrangheta che condiziona l’economia tant’è che il tribunale li ha qualificati come impresa mafiosa”.
Il Colonnello Nicola Sibilia (Capo ufficio operazioni e raccordo informativo servizio centrale I.C.O) pone l’accento “sull’impegno costante del servizio centrale per sostenere e cooperare con i reparti calabresi. La frontiera successiva è di migliorare la cooperazione con l’Estero perché la malavita non conosce confini e nemmeno noi ne dobbiamo avere”.
Infine, il tenente colonnello Agostino Brigante (nucleo Polizia economico-finanziaria Gdf) dopo aver ringraziato i suoi “ragazzi che con tanta fatica e poche ma buone risorse sono arrivati a questo risultato”, traccia il profilo di pericolosità sociale dei soggetti, la sproporzione esistente tra il profilo reddituale e quello patrimoniale considerando le entrate e le uscite, la sperequazione accertata in capo a Domenico Gallo e al nucleo familiare e i sequestri posti in essere per un valore complessivo di 212 milioni di euro.
“L’azione della Guardia di Finanza è diretta ad ostacolare l’ingresso degli interessi criminali nell’economica legale – conclude il tenente colonnello Brigante – Con l’odierno sequestro, il valore dei beni sottratti alla ‘ndrangheta dalle Fiamme Gialle reggine sale, nell’ultimo anno, a circa 566 milioni di euro”.

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