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Aeroporto di Reggio Calabria: la questione bacino d’utenza e il paradosso Eolie

Persino l’arrivo, ormai ufficiale, di Ryanair viene visto con un certo scetticismo dai cittadini di Reggio Calabria.

Decenni di promesse mancate e uno sviluppo avuto solo in periodi di assistenzialismo  hanno lasciato il segno, ma ieri il presidente della Sacal Arturo De Felice si è preso responsabilità importanti dicendo parole di un certo peso.

Il primo è che l’aeroporto, in questo momento, è in autogestione economica, nel senso che è passato dall’essere un’azienda fallita a una che sta in piedi senza deficit.

De Felice, che prima si occupava solo di Lamezia ma è un reggino con un passato da prefetto, ha sottolineato come questo debba essere un punto di partenza.   Così come, a partire dal 20 dicembre,  dovrà esserlo il passaggio e a sette voli. A quel punto toccherà ai reggini riempire i voli, mettendo da parte quello, che secondo De Felice, è più che altro un sentito dire. “Prezzi alti? Io  che sono di Reggio ma mi sposto spesso- ha detto –  volo verso Roma a 49 euro prenotando con dieci-dodici giorni d’anticipo.  Il volo di Alitalia dalla mattina, poi, con la capitale, ad esempio, collega Reggio praticamente con tutto il mondo grazie alle coincidenze da Fiumicino, persino con New York.”.

Attualmente Reggio si confronta con un problema legato al bacino d’utenza che può essere risolto soltanto tornando ad accattivarsi le simpatie dell’utenza messinese o sfruttando la vicinanza delle Isole Eolie.  L’aeroporto di Lamezia, ad esempio, viene considerato dalle compagnie aeree come comprendente un bacino di un milione  e mezzo di persone che, in meno di un’ora, possono raggiungere lo scalo.

Ed è questo il motivo in cui è meno difficile trovare compagnie disposte ad investire, nessun altro.   Crotone, ad esempio, pur avendo un bacino d’utenza di duecentomila persone, viene tenuto in vita dall’intervento, ad esempio, delle istituzioni consce del fatto che trovarsi senza autostrada e alta velocità equivarrebbe ad aumentare ulteriormente l’isolamento.

Reggio Calabria, invece, raggiunta dalle frecce delle Ferrovie e da un’autostrada sembra patire meno il problema, per certi versi.  Attualmente l’Aeroporto dello Stretto viene ritenuto dalle compagnie aeree uno scalo per un bacino di 350.000 persone,  considerato che da Messina e da buona parte della provincia reggina si preferisce ripiegare rispettivamente  su Catania e Lamezia.

Ci sono, ad esempio, 55 km tra Gioia Tauro e Reggio e 90 tra la Piana e Lamezia, eppure difficilmente da quella zona  o da Locri ci si sposta verso lo Stretto, considerata anche l’assenza di un collegamento ferroviario finalizzato a portare utenza a volare da Reggio.

Migliorare i collegamenti verso l’aeroporto dello Stretto, dotato di un pontile e di una stazione marittima, potrebbe essere una strategia per migliorare l’appetibilità, attraverso magari un’offerta differenziata rispetto agli scali vicini.

C’è un paradosso: le migliaia di turisti che ogni anno raggiungono le Eolie lo fanno attraverso Catania, da dove si spostano verso Milazzo e i suoi traghetti, con voli che in genere provengono da Milano. Non esattamente la più facile delle soluzioni logistiche.

Addirittura pare che ci siano decine di persone che, diretti alle Eolie, atterrino al ‘Minniti‘ e attraverso elicotteri da sette posti raggiungono Panarea o Lipari.  L’idea di poterli trasformare da decine in centinaia  da spostare via mare è uno dei margini di sviluppo più importanti dell’aerostazione.

Reggio Calabria, attraverso quel pontile ormai in disuso, avrebbe la possibilità di far vendere elle compagnie un biglietto unico che tour operator e compagnie non vedrebbero l’ora di mettere sul mercato, ma a Reggio ancora non si è capito.  Così come si fatica a vendere il prodotto turistico “città metropolitana” che, non a caso, ha deciso di investire in marketing affinché raggiungere lo scalo possa diventare un’occasione per visitare Reggio Calabria e dintorni.

 

 

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