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Maisano: “L’Accademia di Belle Arti è un’istituzione di alta formazione artistica”

di Grazia Candido – Appena si varca la porta dell’Accademia di Belle Arti sembra di essere a casa, si nota il clima amichevole tra docenti e studenti ma soprattutto, si coglie il desiderio e la gioia dei ragazzi di mostrare le loro creazioni, la propria professionalità. Chi ha contribuito a questo nuovo look dell’Accademia è il direttore Maria Daniela Maisano, Docente di Anatomia Artistica, una “mamma” severa ma premurosa con i suoi studenti abile ad orientare progetti ed iniziative artistico-culturali verso confronti nazionali ed europei.

E’ iniziato un nuovo anno accademico, quali sono le novità?
“Finalmente, abbiamo voltato pagina e riusciamo a realizzare quella progettualità che era in essere perché le condizioni sono diverse: grazie ad un Presidente molto aperto, con una sensibilità verso l’arte e l’Accademia, oggi possiamo concretizzare i nostri progetti. Negli anni passati, abbiamo lavorato per una rinascita di questa istituzione e parlo di rinascita, non perché non funzionasse l’Accademia, è stata sempre un’istituzione di alta formazione che ha rappresentato il fiore all’occhiello della città ma, sicuramente, ha avuto un periodo un po’ turbato che è pesato molto sulla sua identità. Se un’istituzione nasce per l’arte, si costruisce intorno all’arte e alla cultura e non può realizzare nulla di artistico e culturale è come se fosse morta. Non cresce, non si evolve, non realizza quello per il quale è nata. Questo, finalmente, sta avvenendo: i professori sono molto attivi, hanno già intrapreso un percorso di ricerca sul territorio per individuare aziende, enti, associazioni o altre istituzioni che consentano ai nostri studenti di creare rapporti con l’esterno grazie a tirocini formativi. L’esperienza esterna permette ai ragazzi di comprendere quale sarà il loro futuro”.
L’Accademia è cresciuta anche con l’inserimento di nuovi corsi che, dall’anno scorso, hanno incrementato le iscrizioni.
“Assolutamente sì, è una fatica che portiamo avanti da quattro anni. Abbiamo attivato e ci sono tre nuovi corsi che sono Comunicazione e didattica dell’arte con la coordinatrice Giuseppina De Marco, Fumetto e illustrazione con il coordinatore Massimo Monorchio, Progettazione della moda con il professore Francesco Benedetti grazie al quale, l’anno scorso, gli studenti hanno avuto la possibilità di partecipare alla “International Fashion Week”, un appuntamento di rilievo a cui hanno preso parte personaggi illustri e stilisti affermati nel mondo del fashion system nazionale ed internazionale. La finalità dell’Accademia è di creare sin da subito, un rapporto con l’esterno presentando le sue professionalità al mondo del lavoro”.
Appena si entra in Accademia si respira aria di famiglia.
“L’atmosfera è questa: è un grande laboratorio, un grande atelier moderno dove c’è uno scambio continuo di competenze. Non c’è un lavoro settoriale, i ragazzi hanno l’opportunità di confrontarsi con tutte le altre scuole e discipline, è una formazione completa. Il rapporto con i professori è molto diretto e si lavora quotidianamente per realizzare le aspettative di ogni iscritto. I docenti cercano di sviluppare l’interesse dello studente per creare le specificità perché l’arte si basa sulle differenze, non si può uniformare”.
Per lei questo è l’ultimo anno da direttore, cosa vorrebbe realizzare prima di chiudere il mandato?
“Vorrei avere la certezza che tutto ciò che sono riuscita ad avviare come l’Erasmus, le borse di studio per gli studenti, l’Info point, un vero centro di accoglienza nell’atrio dell’Accademia che è stato determinante per le iscrizioni, si consolidassero. Ma il desiderio più grande è che l’Accademia diventi della città, perché l’Accademia è tenuta fuori dagli Enti e dalle Istituzioni, è tenuta fuori dalla Città Metropolitana e dal Comune. L’anno scorso, la Regione Calabria si è accorta che c’erano le Accademie e ci ha coinvolto in un progetto, per il resto siamo sconosciuti. Ancora oggi, c’è gente che non sa di questa realtà territoriale che è la prima in ordine di istituzione in Calabria e la terza nell’Italia Meridionale dopo quelle di Napoli e Palermo e ha avviato la propria attività formativa nel 1967. Forse, si disconosce perché proliferano associazioni culturali e artistiche che si fondano sul tempo libero”.
Ma la sinergia tra corpo docente, direzione e studenti persiste e va avanti dimostrando che l’Accademia di Belle Arti esiste e sta bene.
“Sì ma restiamo dentro la nostra istituzione, non c’è il confronto con l’esterno. Purtroppo, abbiamo tentato più volte di interfacciarci e di presentare iniziative ma ci troviamo di fronte un muro. Vorremmo che la città riconoscesse l’Accademia come un’istituzione di alta formazione artistica, rappresenta un faro, una guida per la città dal punto di vista artistico culturale. E’ sconosciuta per la volontà di disconoscerla. Quando si devono costituire comitati scientifici per Reggio Calabria, invece di interpellare l’Accademia ci si rivolge alle associazioni. Non ho nulla contro queste ma se l’associazione rappresenta l’ambito scientifico di un Palazzo della cultura per esempio, c’è da pensare su ciò che è il livello culturale della città e sulla volontà che si ha di migliorare, crescere, favorire lo sviluppo dei propri gioielli. L’Accademia di Belle Arti è degli studenti che sono la città e non può essere interpellata solo quando si ha bisogno di cavalletti o estemporanee varie”.

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