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Lamberti Castronuovo: “Mandate a casa i mascalzoni, chi specula sulla sanità”

1 Ottobre 2018
in Primo piano, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Eduardo-Lamberti-Castronuovo

di Grazia Candido – “Non abbiamo vinto noi ma la giustizia. Se le cose sono giuste lo sono e basta, non è che possiamo inventarle”.
Il dottore Eduardo Lamberti Castronuovo commenta una piccola ma importante vittoria agrodolce per i calabresi e per il settore sanità ma sa che, anche se il Tar Calabria ha bocciato i decreti numero 72 e 87 del 2018 emanati dal commissario ad acta per la sanità calabrese, Massimo Scura, per le strutture sanitarie private ancora la strada è tutta in salita.

“Il Tar Calabria ha bocciato i decreti con le motivazioni che sostenevamo. E’ giusto che il medico faccia il suo lavoro e non può una specie di ingegnere dirci che non possiamo farlo. Le bugie hanno le gambe corte infatti, il Tar ha smontato una per una le cose dette da Scura, anche perché erano contraddittorie. Scura sosteneva che toglieva ai privati per dare ad altri privati perché il pubblico ha aumentato in misura esponenziale il suo lavoro. Questa è una bugia grande quanto una casa ed è sotto gli occhi di tutti compreso i suoi. Ad un certo punto prende carta e penna e scrive ai direttori generali di pianificare azioni di intervento mirate ad aumentare almeno del 20% il volume delle prestazioni di specialistica ambulatoriale erogate presso strutture pubbliche. Il Tar allora, gli ha chiesto un supplemento di relazione ma non avendo alcuna risposta, bocciando i suoi decreti parla di difetto di istruttoria, eccesso di potere per aver tolto la possibilità alle strutture di poter lavorare”.
Comunque è un dato di fatto, lei ha portato avanti una dura battaglia contro tutto e tutti. Lo rifarebbe?
“Noi abbiamo fatto una battaglia anomala perché l’avrebbero dovuta fare i cittadini: Scura non toglie a noi ma ai malati. Per bisogno, un paziente viene e paga per fare un esame perché per la salute si spende. Qui, invece, la gente non protesta perché ormai siamo abituati ad accettare qualunque cosa. Questo è il dramma della nostra città”.
In questi mesi, si sono registrati danni come la vendita di numerose strutture di specialistica ambulatoriale, il valore sul mercato è diminuito, molti professionisti hanno perso il posto di lavoro, tanti cittadini non hanno potuto godere del diritto all’assistenza, in quanto non sono stati garantiti i livelli essenziali di assistenza. Riusciremo a recuperare la situazione?
“No, i danni sono stati gravi. Il primo è etico-morale per quei cittadini che, ancora oggi, non si fanno gli esami perché pensano di dover pagare e, non avendo i soldi, per dignità non vengono. Queste persone si ammaleranno e allo Stato costerà molto di più curarle. Perdere delle vite umane, per me che sono un medico, è una sconfitta. In questo Paese così strano, la salute non è monetizzabile. In Italia si spendono centinaia, migliaia di euro per cose effimere e non si paga la sanità che sono vite umane. Non c’è prezzo per pagarle. Se uno ha bisogno di cure deve essere curato. Bisogna evitare le cose inutili e mandare a casa i mascalzoni, chi specula sulla sanità. Per essere un buon commissario la prima cosa da fare è controllare la qualità delle prestazioni ed evitare gli sprechi, non le cose necessarie. Parliamo di Lea (livelli essenziali di assistenza) non stiamo parlando di livelli effimeri di assistenza. La E sta per essenziali non per effimeri. Scura ha detto che l’emocromo è un esame inutile, di basso livello e ha fatto bene il sindaco Falcomatà a rispondergli: io lo so che l’emocromo è una cosa seria. Un emocromo a noi lo pagano meno di un cono gelato”.
Pensa che il Governo prenderà un provvedimento definitivo?
“Il Governo non toglierà Scura perché non è capace, non ha l’alternativa, annaspa ed è senza alcuna esperienza. Non lo cambierà perché riguarda la Calabria e la Calabria non ha nessun rappresentante serio al Governo: non c’è né un sottosegretario, né un ministro e non c‘è nessuno che perora la nostra causa. Lo hanno fatto i nostri parlamentari e li ringraziamo ma sono stati delle vere voci nel deserto perché la Calabria non esiste per il Governo”.
In caso contrario lei continuerà a “combattere”?
“Certo ma avete mai visto un imprenditore che combatte contro se stesso? Sono un medico e tale voglio rimanere ma questa battaglia la faccio per i cittadini che, ogni mattina, incontro, li ascolto e so che non hanno capacità di spesa. Dei soldi non me ne frega niente, a me il denaro serve per pagare i dipendenti. Nelle nostre strutture ci sono strumenti che fanno gola alle strutture del Nord e abbiamo dei professionisti eccellenti. Non c’è prezzo quando un paziente ti stringe la mano e ti dice: grazie, lei con un emocromo mi ha salvato la vita. La medicina è come la cultura, non ha colore politico e bisogna dare ai cittadini il massimo sia nella medicina che nella cultura”.

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