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Acqua del Menta, Gangemi (Sorical): “A regime tra sei mesi, prima le criticità”

di Grazia Candido – “Il motivo principale della penuria d’acqua nelle case dei reggini è che la rete impiantistica interna del Comune fa acqua dappertutto. Su iniziativa della Regione Calabria è stato finanziato un intervento per rimettere in funzione la rete interna, rispetto agli anni passati la situazione è migliorata parecchio”.

Ad affermarlo è il capo compartimento area Sud di Sorical Giulio Gangemi con il quale facciamo chiarezza sull’impianto di potabilizzazione della Diga del Menta, il più grande della Calabria, un vero concentrato di tecnologia idraulica che, dalla prossima settimana, inizierà a trattare l’acqua proveniente dall’invaso ubicato a 40 km a Nord-Est della città dello Stretto in pieno Parco dell’Aspromonte.
L’Asp ha trasmesso alla Sorical il certificato per l’utilizzazione dell’acqua del Menta quindi, i reggini potranno avere il prezioso liquido in casa?
“Noi eravamo già pronti da parecchi mesi e i lavori li abbiamo ultimati a luglio. Secondo i nostri monitoraggi quotidiani, l’acqua è di ottima qualità e ora l’azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria ne certifica l’utilizzazione per uso umano”.
Questa acqua passerà per tutti i serbatoi idrici in città o partirete a zona?
“Il passaggio sarà fatto in maniera graduale, per entrare a regime tutto il sistema ci vorranno sei, sette mesi. Agiremo subito sulle criticità che ci sono in città”.
E quali sono le zone più critiche?
“Interverremo in quelle zone dove l’acqua non è potabile, in quei punti dove bisogna eliminare l’acqua non buona. Abbiamo un programma ben definito che vede la risoluzione del problema del dissalatore. Certo, poi spetta a coloro che si siederanno al tavolo per decidere quando far partire l’acqua e dove mandarla. Attualmente, stiamo ultimando un tratto di condotta ex novo vicino al cimitero in via Reggio Campi e abbiamo la necessità di ultimarlo entro 15, 20 giorni. Abbiamo adottato questa soluzione perché la vecchia condotta poteva crearci dei problemi ma, una volta dismesso il dissalatore, non potevamo permetterci il lusso di dover fare delle riparazioni continue. Così, abbiamo deciso di rifare un nuovo tratto, circa un chilometro di condotta. Ovviamente, sul centro storico dove è ubicato il dissalatore, occorre intervenire prima. Spegneremo i pozzi non buoni, quelli che emungono acqua salina, intervenendo su due fronti: riparazione della rete acquedottistica comunale e cambiando la qualità dell’acqua. Molti pensano che con l’arrivo dell’acqua del Menta ci sarà un surplus rispetto alla dotazione odierna. Ma non è così perché questo “surplus” sarà relativo in quanto dobbiamo sostituire l’acqua non buona con quella buona del Menta”.
Sicuramente, Reggio non soffrirà più di quella penuria che l’ha messa più volte in ginocchio.
“Ovviamente no, invece di avere l’acqua H8, H12 con l’arrivo dell’acqua del Menta certe zone cittadine non soffriranno più. La situazione idrica in città è atipica rispetto alle altre città. Per la prima volta, forse, c’è questo connubio operativo tra Comune e gli Enti e quando c’è la collaborazione tra le istituzioni, i problemi si portano sempre a soluzione. Ci vuole naturalmente del tempo. Al di là di tutto, i partiti politici di Reggio Calabria avrebbero dovuto trovare un’unità di intenti per dare alla popolazione l’acqua che merita. Bisogna guardare al futuro dando la possibilità a Reggio Calabria, dopo 40 anni, di poter avere l’acqua per cucinare, lavarsi e, possibilmente, averla h24”.
Ma gli impianti comunali riusciranno a contenere l’acqua del Menta?
“Sulla rete idrica comunale abbiamo già affrontato questo problema e stanno risolvendo il tutto. Ovviamente, la rete comunale è abbastanza vasta e ci vuole un po’ di tempo. Stiamo facendo dei lavori all’interno dei serbatoi per poter portare quest’acqua in maniera tale che tutti possano usufruirne”.
E chissà, magari i reggini oltre a non avere più acqua salata non riceveranno a casa nemmeno bollette “salate”.
“C’è una discrasia tra quello che viene fatturato e quello che la gente va a pagare. Il 35-40% dell’acqua si disperde in perdite spesso occulte e questa è una situazione che non solo il comune di Reggio ha preso sotto gamba ma in quasi tutti i Comuni calabresi questo problema è stato sottovalutato. Qualche Comune, ad esempio Roccella Jonica, che ha un suo sistema e una società che gestisce gli impianti idrici, è riuscito a ridurre il gap tra fatturato e quello che effettivamente viene pagato. Per avere questa riduzione, serve una rete comunale efficientissima, avere una mappatura dello schema idrico, cosa di cui purtroppo molti Comuni non sono dotati”.
Il suo non è un ruolo semplice eppure ha sempre la soluzione al problema. Reggio Calabria, secondo lei, un giorno tornerà a sorridere?
“Abbiamo grosse responsabilità e controllare la qualità dell’acqua, dare il servizio H24 su tutti i Comuni della Regione che sono convenzionati con Sorical non è facile. Poi, abbiamo delle reti obsolete fatte dalla Cassa del Mezzogiorno, ci dovrebbero essere maggiori investimenti per efficientare queste reti e fare ulteriori lavori ma, purtroppo, siamo una società in liquidazione. Ognuno dovrebbe forse recitare il mea culpa e cercare di non sbagliare più. Su Reggio Calabria bisogna lavorare seriamente e lasciare da parte il colore politico e la maglietta. Se si lavora con tranquillità, si ottengono grandi risultati. La guerra fratricida che esiste su Reggio non esiste da nessuna parte”.

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