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Ripepi: “Autorità portuale con Gioia Tauro e Regione dello stretto”

“Reggio e Messina per sopravvivere e svilupparsi vincendo le sfide del futuro devono stare insieme” – afferma il consigliere comunale Massimo Ripepi.

“Insieme per la vita o per la morte. La regione unica dello stretto è la soluzione. L’autorità portuale dello stretto ovviamente con Gioia Tauro inclusa, la condizione fondamentale per realizzarla. Forse un sogno, ma per realizzarlo bisogna combattere restando uniti con i fratelli messinesi. L’alternativa?  Sprofondare in un incubo che è già realtà.
“Questo matrimonio non s’ha da fare!”: ogni qual volta Reggio e Messina stanno per convolare a nozze c’è un Don Rodrigo, oggi nelle sembianze del ministro penta stellato Toninelli, che le impedisce proponendone uno riparatore – la XVI Autorità Portuale -.
Il ministro Toninelli, però, è solo la punta dell’iceberg: è chiaro che altri Don Rodrigo impediscono questo matrimonio annidandosi tra i deputati regionali di Calabria e Sicilia, tra quelli nazionali e non ultimi tra quelli territoriali che fanno l’interesse (consapevoli o inconsapevoli) di lobby internazionali.
Poiché il problema è fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo delle due città metropolitane e per l’Italia tutta, abbiamo deciso di portare i fatti alla conoscenza dei cittadini attraverso notizie documentate e reali da cui partire per capire e valutare con consapevolezza.
La XVI Autorità Portuale – al cui interno sono compresi solo i porti di Messina, Milazzo, Reggio e Villa – non può affrontare in maniera competitiva altre realtà analoghe come, ad esempio, il porto di Rotterdam. Lo scalo del Mare del Nord rappresenta il 3% dell’economia olandese e il 20% dell’economia di Rotterdam e si tratta di un solo porto, in un’area lunga 40 chilometri. Nulla di paragonabile ai numeri che può offrire l’attuale Autorità dello Stretto, nel raggio di 40 chilometri (Gioia Tauro, Milazzo, Villa, Messina, Reggio Calabria), con un traffico merci e passeggeri che la colloca prima in Italia e seconda in Europa anche perchè molto più vicina a Suez, canale che ha raddoppiato la propria capacità. L’autorità portuale dello Stretto in essere infatti si trova su una strada che da periferica è diventata centrale.
I porti ricadenti nelle due città metropolitane hanno la potenzialità  di intercettare i flussi commerciali, lavorarli e redistribuirli in tutto il Paese, in Europa e nel resto del mondo facendo crescere in modo esponenziale il lavoro e i servizi, oltre che lo sviluppo del territorio. Tutti gli investimenti infrastrutturali futuri, pertanto, dovrebbero tenere conto di questa grande area che ha la capacità di fornire servizi di alto livello a livello nazionale ed internazionale.
Di conseguenza l’aeroporto dello Stretto dovrebbe per forza divenire strategico; si ricomincerebbe a parlare anche di ponte o di tunnel ed ancora la direzione delle dogane, con ogni probabilità, tornerebbe in quest’area: queste solo alcune delle condizioni che possono produrre enormi benefici al nostro territorio.
Ricordiamo altresì che Gioia Tauro ha caratteristiche importanti in un sistema portuale che voglia contare a livello globale: più di 4 chilometri di banchine perfettamente realizzate e soprattutto dotate di fondali da 14 metri e mezzo a 18 metri capaci di ricevere i più grandi portacontenitori internazionali, che a loro volta possono accogliere fino a 20 mila container ciascuna; ed è compreso anche lo spazio per consentire a navi lunghe 400 metri di ruotare per accostarsi alle banchine.
Il porto di Gioia Tauro è all’altezza, quindi, dei più grandi e più efficienti porti del mondo. Il collegamento ferroviario con Rosarno permetterebbe nuove operazioni (non solo quelle di transhipment) mentre con Messina, Reggio, Villa, Milazzo, specializzati sul traffico passeggeri, sarebbe favorito il diportismo, giungendo così ad una unicità internazionale.
A Gioia Tauro e a Messina si potrebbe avviare la manutenzione delle navi e creare un’attività concorrenziale con altri porti del Mediterraneo che porterebbe indotto e lavoro nel territorio.
Una Autorità così dimensionata  e guidata da due Città Metropolitane, che rappresentano quasi due milioni di abitanti, offrirebbe una garanzia sulla sicurezza anche nel superamento dei limiti dello Statuto Siciliano e creerebbe, di fatto, “La città dello Stretto”, “Reme” o “La Regione dello Stretto” sradicando tutti i sistemi di potere che oggi affliggono il porto di Gioia Tauro.
Ci chiediamo quindi come mai il ministro Toninelli vuole indebolire un colosso competitivo a livello globale per creare due debolezze? Forse vuole fare un favore ai cinesi?
Non a  caso i cinesi, attraverso la COSCO Shipping Lines, hanno acquistato il 40% del Porto di Vado Ligure, terminale per container e sono interessati anche alla costruzione di un nuovo molo al porto di Trieste che così diventerebbe il più importante hub sulle rotte che collegano la Cina, attraverso il Canale di Suez, all’Europa.
La nostra grande Autorità Portuale sarebbe d’impaccio a questo piano?
Probabilmente si vista l’uscita di Toninelli che “non si piega alle lobby” permettendo alla via della seta di travolgerci se non saremo tutti fermi nella difesa della nostra Autorità Portuale, senza cadere in dispute da pollaio su dove deve essere collegata la sede.
Eppure anche l’Europa se n’è accorta tanto che, in una missiva, ben 27 ambasciatori europei hanno scritto ai cinesi denunciando come la via della seta vada contro il programma dell’Europa a favore solo delle grandi imprese cinesi.
Possibile che quando il caso o la fortuna ci fa diventare centrali nello scacchiere mondiale, riusciamo a distruggere tutto?
A questo punto è necessario ed urgente che le istituzioni rappresentanti l’area dello Stretto difendano con forza la più grande Autorità Portuale  d’Italia ed il futuro dei nostri territori per restituire quella dignità ad una popolazione ormai stanca e scoraggiata che è pronta a ribellarsi!” – conclude il consigliere Ripepi.

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