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“Iris”, Bombardieri: “Infiltrazione mafiosa al Comune, spaccato desolante”

di Grazia Candido – “Abbiamo tracciato uno spaccato desolante di infiltrazioni nel Comune di Delianuova che, però, è significativo di attività che vanno in quella zona grigia”.

Il procuratore capo Giovanni Bombardieri delinea così gli sviluppi dell’operazione “Iris” nella quale questa mattina, i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un provvedimento di fermo per 18 soggetti ritenuti responsabili dei delitti di associazione di tipo mafioso e a vario titolo, estorsione, truffa, trasferimento fraudolento di valori aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.
“E’ un’operazione importante che fa seguito ad una serie di operazioni precedenti e che, grazie al lavoro certosino dei Carabinieri, ha delineato le dinamiche della famiglia Alvaro mettendo in luce l’importanza di questo nucleo nell’organizzazione della ‘ndrangheta calabrese – afferma il procuratore Bombardieri – Dalle indagini è emerso l’avvio di legami e collegamenti di altri soggetti, anche appartenenti alle istituzioni, con gli esponenti della famiglia Alvaro e le acquisizioni investigative più rilevanti ruotano intorno ad un casolare di contrada Scifà di Sinopoli, chiamata “la casetta” che costituisce un luogo nevralgico per la cosca. Qui, si svolgevano riunioni alle quali partecipavano esponenti di tutti i mandamenti di ‘ndrangheta presenti nella provincia di Reggio”.
Il procuratore capo si sofferma sullo “spessore criminale” e sulla capacità di infiltrazione della cosca Alvaro inerente i lavori di realizzazione dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi, opera pubblica di interesse nazionale che garantirebbe la sicurezza della connessione della rete elettrica siciliana a quella peninsulare e sugli emissari della cosca, gli imprenditori Saverio Napoli e Rocco Rugnetta che tenevano i rapporti con i rappresentanti, le ditte, i fornitori.
“Emerge un quadro desolante della presenza di esponenti come il vice sindaco Rossi, oggi sindaco di Delianuova e consigliere della Città metropolitana di Reggio Calabria, che partecipa agli incontri degli Alvaro a contrada Scifà chiedendo supporto alla cosca per questioni relative agli appalti e finanziamenti pubblici o a problematiche del centro urbano di Delianuova su cui la cosca esercitava la sua influenza. E invece di discuterne in Consiglio preferisce rivolgersi agli Alvaro. La cosca poteva anche apportare benefici pubblici come il favorimento di una pensione o l’accesso al credito sociale o semplici interventi per chiarire determinati diverbi o multe fatte ai cantieri. Insomma, ci si rivolgeva agli Alvaro non solo per quello che succedeva sul territorio di Sinopoli e ai comuni intorno ma anche per un intervento che andava oltre lo Stretto – postilla Bombardieri – C’è anche l’interessamento degli Alvaro per le elezioni del 2014 per un candidato al consiglio regionale che ha avuto un incontro con loro ma poi, non è stato eletto. Anche su questa vicenda stiamo ancora indagando”.
Il Tenente Colonnello Stefano Romano  traccia invece il “filo rosso che ha portato al monitoraggio della casetta, il fortino ritenuto inviolabile, permettendoci di delineare l’organigramma della famiglia Alvaro confermando le acquisizioni del procedimento “Provvidenza” riguardo alla figura del capocosca Carmine Alvaro.  Non si tratta solo di gerarchia ma di carisma e potere degli Alvaro abili ad estendere la propria egemonia oltre che sul loro territorio su varie aree iniziando da Rizziconi fino a Favazzina. Altra vicenda significativa – aggiunge il colonnello – è la pensione di invalidità di Alvaro i cui procedimenti vengono eseguiti da un dipendente dell’Inps, Giuseppe La Capria, che spiana la strada tanto per il ricovero che per la definizione della pratica della pensione chiudendola in due mesi”.
Il comandante provinciale Giuseppe Battaglia in conclusione, ribadisce che “questa operazione ha delineato con determinata chiarezza gli assetti attuali e gli interessi criminali della cosca Alvaro, una delle più agguerrite cosche del mandamento tirrenico della ‘ndrangheta”, ma anche di suffragare il ruolo egemone della famiglia nell’area ricompresa tra i comuni di Oppido Mamertina, Sinopoli, Delianuova, Cosoleto”.

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