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Madonna della Consolazione

Il nuovo falso problema di Reggio Calabria

Festa di Madonna: un capitolo che apre discussioni a Reggio Calabria. A partire da quelle con l’Accademia della Crusca, tenuto conto che, grammaticalmente, l’espressione con cui viene individuata la festa patronale appare già piuttosto fallace.

E’ finita da martedì, ma in città continuano ad esserci spazi allestiti che suggeriscono l’esistenza di alcuni strascichi.

Negli ultimi anni, però, si è quasi innescata un’autentica “caccia alle streghe” relativamente ad una tradizione che si perpetua da secoli. Una sorta di snobismo intellettuale che si appoggia alla critica di una città che fatica a farsi stare bene addosso la dimensione metropolitana che ha acquisito a livello amministrativo.

Ma è davvero Festa di Madonna il problema di Reggio Calabria? A giudicare da alcuni pareri sembra davvero che rappresenti un autentico paradigma dei limiti di una città che mai è cresciuta quanto avrebbe potuto e ogni anno vede migliaia di figli emigrare verso altri lidi.

Con un po’ di lucidità oggettiva la risposta è “No!”. L’inno alla lotta agli sprechi, ritornello mai passato di moda negli anni e indipendentemente dal colore politico in sella a Palazzo a San Giorgio, resta una voce ingiustificata, alla luce del fatto che i fondi investiti non potrebbero avere altra destinazione.

Chi non ama la confusione, in fondo, non è abituato all’idea che a Reggio Calabria, oltre al solito struscio in via Marina, si possa avere una serata in cui in pochi metri quadrati possano esserci due concerti di discreto interesse, un luna park, una fiera, un evento dedicato al gelato artigianale, uno spazio dedicato a libri low  e, ultimo ma primo per importanza, un momento di aggregazione religiosa e popolare.   Troppa grazia.

E’ vero: c’è il “panino della tradizione” (come scrivono i locali più “in che non si sottraggono certo alle consuetudine, come d’altronde anche esercizi commerciali specializzati in altro), ci sono i fumi che inondano il centro e una salsiccia non sempre di qualità eccelsa. Ma non è detto che la filiera o le proprietà nutrizionali siano così peggiori del cibo proposto da multinazionali  presenti in ogni dove. In fondo da altre parti lo chiamerebbero “street food”, sullo Stretto calabro è, invece, motivo di auto-scherno.

C’è l’evasione fiscale, i comportamenti ai limiti delle legalità e ci sono i parcheggi in doppia e tripla fila.  Ma quello non è che Reggio Calabria e i suoi comportamenti “concentrati” in pochi chilometri quadrati e giorni.

C’è Reggio Calabria che fatica mentalmente all’idea di lasciare l’auto un po’ più lontano per recarsi in un luogo e preferisce rendere trafficato il centro e che mai prenderebbe in considerazione l’idea di avvalersi di eventuali navette.

C’è Reggio Calabria indisciplinata e disorganizzata  in  quasi tutti i settori, che fatica a rispettare le regole e che si batte il petto, non sempre mantenendo fede alle sacre promesse.

C’è Reggio Calabria che dà dimostrazione di come ci sia potenziale di creare qualcosa di diverso e che può non essere dormiente sempre.

C’è Reggio Calabria che dovrà capire vendere una bottiglia d’acqua in più (magari non attraverso gli abusivi) in Via Marina perchè la sera ci sono i fuochi può essere una risorsa e l’innesco di un indotto, non uno spreco.

In fondo a Festa di Madonna (la chiameremo sempre così, con buona pace dell’Accademia della Crusca) si vedono i problemi di Reggio, ma Festa di Madonna non è un problema per Reggio. Anzi.

I

 

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