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Sul palco di Catona Teatro Haber vive testi e poesie originali di Charles Bukowski

di Domenico Grillone (foto di Antonio Sollazzo) – Corrosivi, entrambi. Charles Bukowski con i suoi testi, Alessandro Haber con la sua interpretazione, mai la stessa sebbene porti in scena le poesie del grande scrittore e poeta americano da quasi vent’anni nel mezzo di un’attività artistica, tra cinema e teatro, estremamente frenetica.

La sua, come ben si è visto ieri sul palco di Catona Teatro nell’ambito della nona stagione di “Tabularasa”, è una interpretazione che porta ad una identificazione quasi totale, così come avviene con tutti i suoi diversi personaggi che ha interpretato nel corso della sua lunga carriera (Freud nel “Visitatore” e Craxi in “Una notte in Tunisia” di Vitaliano Trevisan, solo per citarne alcuni) e che ancora interpreterà. Sul palco di “Catona Teatro” Haber per circa un’ora e mezza interpreta, in una sorta di “one man show” la poesia di Bukowski; sulla sedia una bottiglia di wisky bourbon che ogni tanto sorseggia, un leggio pieno di fogli ed un pacchetto di sigarette che consuma quasi ossessivamente nel mentre vive in forma di “reading” che spesso trasforma in canto, le ansie, la disperazione, le riflessioni amare sulla società americana e quelle più intime di una vita sregolata, confusa in una sorta di autodistruzione forse inconsapevole. E poi i rapporti con le donne, il gioco, la musica, la letteratura ed, ovviamente, il suo personalissimo rapporto con l’alcol. Ciò che ne viene fuori è una rappresentazione di grande interesse in cui Haber incarnando l’autore di “Pulp” e “Storie di ordinaria follia”, restituisce allo spettatore l’idea di quello che è stata la vita dello scrittore americano, considerato “il più famoso scrittore e poeta underground in lingua inglese”, seppure i giudizi sullo stesso poeta nel corso degli anni sono stati abbastanza contraddittori: da una parte geniale, dall’altra semplicemente folle oppure  uno scrittore senza peli sulla lingua. Una cosa è certa: molti dei suoi libri hanno venduto centinaia di migliaia di copie, alcuni sono diventati dei veri e propri best-seller e a distanza di quasi venticinque anni dalla sua morte, continuano ad avere grande successo. E la sua poetica è quella che mette in luce una America diseredata, dimenticata, quella lontana anni luce da giacca e cravatta e sorrisi ipocriti, quella più indigente e che vive come se non ci fosse un domani. Ma è il linguaggio quello che più colpisce e che Haber ha ben rappresentato ieri in scena: diretto, stravagante, spesso volgare, ma che ha conquistato lettori di tutto il mondo. In tutto questo Haber si dimostra un artista assolutamente eclettico, capace di trasmettere la sua passione per il proprio mestiere ed ovviamente per Bukowski. Alla fine dello spettacolo immancabili le decine di richieste di selfie con l’attore il quale si sottopone simpaticamente, promettendo un suo ritorno a Reggio per l’anno prossimo, magari interpretando lo stesso Bukowski ma in un format differente, con musica ed immagini, come è stato per  “Haberowski”, lo spettacolo in cui le parole si uniscono alla musica elettronica ed alle immagini in un’unica incalzante performance irriverente.

 

 

  

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