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Reggio Calabria – Successo per la rassegna ‘In scena sotto le stelle’

Anche quest’anno, nella bellissima cornice della piccola arena del Parco della Mondialità di Gallico, dal 6 al 10 agosto si è svolta la rassegna teatrale IN SCENA SOTTO LE STELLE, organizzata dall’associazione culturale ALBA PHOENIX con la finalità di offrire un contributo valido ed originale alla domanda di aggregazione e di animazione culturale del nostro territorio. La manifestazione ha avuto, quest’anno, una valenza ancora più pregnante, andando ad incastonarsi nella cornice del 150° anniversario della prima processione della Madonna della Grazia dal Santuario sito in Gallico Superiore alla Parrocchia di S. Maria di Porto Salvo in Gallico Marina, avvenuta nel 1868 come felice inizio di una tradizione antica e sentitissima, via via radicatasi nel cuore di quanti – credenti e non – hanno popolato in passato e risiedono oggi nella Vallata del Gallico. Cinque serate, dunque, che hanno visto avvicendarsi sul palcoscenico altrettante compagnie amatoriali, ciascuna delle quali si è cimentata in una propria commedia in vernacolo diversa dalle altre sia per contenuto che per scelte di allestimento ed interpretazione.

La rassegna è stata inaugurata dalla compagnia di Alba Phoenix, che ha messo in scena un testo inedito, scritto da Vincenzo Aiello e intitolato Tra ‘gnuranza e falsità …, che ha visto il pubblico della prima serata – davvero numerosissimo – esprimere la propria adesione con applausi e risate che hanno punteggiato quasi costantemente la rappresentazione, arricchita anche quest’anno, in alcuni passaggi, da piacevoli sottolineature musicali a più voci.

Nelle serate successive si sono poi esibiti, nell’ordine: l’Associazione Francesco Amendolea – Gruppo Angela Barbaro, con il felice adattamento in vernacolo reggino della nota opera di  Eduardo de Filippo Non ti Pago; la Bottega Teatrale di Giangurgolo con la commedia L’amuri è orbu, di Oreste Arconte; I Funamboli Plus, con un’esilarante commedia di Giovanni Barbieri intitolata I cazuni ‘i Peppi Friscilla; e infine la compagnia melitese La Fucina, con Nta casa ‘i don Raffaeli, un testo di Maria Pia Battaglia. A conclusione dell’evento, a ciascuna delle compagnie “ospiti” è stata consegnata una targa-ricordo quale espressione di stima e di amicizia.

Quando si lavora per la realizzazione di eventi di questo genere, si mettono in campo – e per lungo tempo – tutte le energie possibili, con l’intento convinto e condiviso di tener fede alle motivazioni di fondo che ne hanno ispirato l’organizzazione ed accompagnato la concretizzazione. E ci si accorge dei molti punti di forza che ne hanno decretato la riuscita e di qualche immancabile punto di debolezza su cui, eventualmente, lavorare per occasioni future. In realtà, abbiamo cercato di far sì che ogni rappresentazione portasse con sé un messaggio da consegnare, in modo semplice ed amichevole, al pubblico presente, rifacendoci ai valori autentici insiti nella nostra tradizione più bella: la centralità della famiglia e di una reciprocità attiva e costante, che educa al bene e prepara responsabilmente alla vita; la capacità di superare contrasti e conflitti in nome di affetti profondi e, ancor più, di una “legge” morale scritta – prima ancora che nei codici – nella nostra natura umana; la consapevolezza che la “sapienza semplice del cuore” rimane la vera ricchezza di fondo dell’esistenza, specie se vissuta non come elemento di opposizione alla cultura propriamente intesa, ma piuttosto come terreno fecondo per una crescita globale della persona e di tutte le relazioni interpersonali e sociali. Quanto ai punti di debolezza, siamo certi che ci sia sempre, in iniziative di questo genere, un margine più o meno ampio sia per migliorare prestazioni e collaborazioni – vecchie e nuove – sia, soprattutto, per “affinare” lungo il percorso gli strumenti da utilizzare e privilegiare affinché il teatro, e quello popolare in modo particolare, sia davvero momento di rappresentazione efficace di un vissuto reale, incarnato, sofferto a volte, ma sempre condiviso. Una finalità che abbiamo cercato di perseguire anche quest’anno, con un impegno convinto e responsabile, che ha comportato anche inevitabili momenti di fatica e ha richiesto quella fermezza di propositi che ci piace immaginare come un elemento caratterizzante che ci ha sempre supportato e ci ha consentito di operare, insieme, con lo sguardo fisso alla meta. Chiudendo la rassegna, ci è piaciuto interpretare le diverse commedie come “passaggi” separati da un ideale punto e virgola, il segno che usiamo «quando il già visto sia apre al nuovo ma non è ancora pronto per andare a capo; quando lo spazio è diverso, ma non del tutto, e vuole che tu tenga presente il passato recente ed abbracci il futuro prossimo.» Un bell’auspicio e, al tempo stesso, le chiusa ideale per un’esperienza che vuole essere una tappa raggiunta e, insieme, un possibile punto di ripartenza per nuove avventure. Con forza. Con passione. Con impegno. Perché il teatro … è una cosa seria

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