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Reggio Calabria – Domani sera a CatonaTeatro I Malavoglia

Penultimo appuntamento per il festival Catonateatro, martedì 21 agosto, con “I Malavoglia” di Giovanni Verga, massimo esponente del Verismo italiano. Ispirandosi alla produzione del Naturalismo francese e alle teorizzazioni dell’amico Luigi Capuana, Verga concepì il progetto di scrivere una serie di romanzi che egli stesso definì “ciclo dei vinti”.

Con essi Verga voleva dimostrare che la vita è dramma e sofferenza per tutti, senza distinzione di grado sociale o di benessere economico: dagli umili pescatori (I Malavoglia) al manovale arricchitosi (Mastro don Gesualdo).
La messa in scena porta la firma registica di Guglielmo Ferro che centra il racconto sugli eventi più significativi che segnarono la vita della Famiglia Toscano di Acitrezza, lì dove, più di ogni altro passaggio narrativo, Verga punta a violentare ogni speranza di emancipazione dei suoi personaggi.
Il cinismo di quello che passa alla storia come l’ideale dell’ostrica verghiano – l’ostrica vive sicura finché resta avvinghiata allo scoglio dov’è nata, così l’uomo di Verga vive sicuro finché non comincia ad avere manie di miglioramento – assume ne I Malavoglia i toni di un’oscura fatalità, di un imponderabile ancestrale e indomito. E in questa visione la riscrittura teatrale pone al centro dell’azione drammaturgica la Natura. Scandendo lo spettacolo nei passaggi narrativi delle tempeste, delle morti in mare: la tempesta dove si perde il carico dei Lupini e muore Bastianazzo, la morte di Luca su una nave in guerra, la tempesta dove Padron ‘Ntoni si ferisce ed è poi costretto a vendere la Provvidenza.
Tutte le figure dei popolani, presenti nel romanzo, come personaggi socialmente riconducibili a quel periodo storico, sono stati sradicati dal contesto narrativo per diventare figure-ombra, senza nome, senza identità, voci della natura che amplificano la forza ingombrante esercitata sulle vicende dei protagonisti.
L’impianto scenico è costituito da una zattera, ispirata alla zattera della Medusa di Géricault, simbolo di una zolla di vita in balìa della Natura. È sulla zattera che la morte impera e il destino avverso ai Malavoglia lascia che la violenza umana sfoghi in cannibalismo.

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