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La lezione di Roberto Vecchioni: “Reggio Calabria cerca la felicità e vivi”

di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – La sua è una continua battaglia per trovare l’armonia interiore, per conquistare la felicità perché “l’uomo è nato per essere felice”. Parole e musica descrivono quel viaggio interiore che il professore Roberto Vecchioni oramai conduce da anni e, ieri sera, in una gremita piazza Duomo, con il suo “La vita che si ama tour”, evento inserito nel “Reggio live Fest”, prende per mano ogni spettatore portandolo con sé in quell’incredibile cammino chiamato vita.

“Adesso chiudete gli occhi e immaginate delle navi enormi con 10-12 rematori che scendono dal Dorico e dal Peloponneso e arrivano in queste terre che non si chiamavano ancora Calabria ma erano coste bellissime. Qui, costruiscono città come Crotone, Locri, Reggio, attivano i mercati, innalzano templi, realizzano teatri – racconta Vecchioni – Questa terra è la terra più antica dove si è fatta cultura mentre a Roma ancora pascolavano le pecore. Quindi, la cultura è importante e coloro che hanno costruito città e si sono interessati dei propri territori, sono definiti eroi culturali. In Calabria è nata la poesia oltre che la filosofia ma se non lo sapete nemmeno voi, come si fa a dirlo agli altri?”.
Indicando il cielo dopo aver aperto con “Stranamore” e “El bandolero stanco”, continua la sua avventura con “La mia ragazza”, “Le mie ragazze”, “Il tuo culo e il tuo cuore”. Una miscellanea di aneddoti e memorie, versi e contrappunti sulla vita per raccontare e scherzare su quel mondo fatto di uomini e donne e sulla “superiorità” di quest’ultime.
“Per tutti i maschi la propria donna dovrebbe essere il proprio mestiere, creatura straordinaria dell’Universo, dovremmo entrare nel suo cuore e, anche se non capisci mai quello che vuole fare, sappi ciò che fa la donna è sempre la cosa giusta – ironizza Vecchioni – Per le donne bisogna scrivere canzoni di riconoscenza e questa sera è dedicata al mistero delle donne, un mistero assoluto e all’inspiegabilità del loro agire. Pensate, perché mettono la freccia a destra e poi vanno a sinistra? Perché hanno fantasia e noi dobbiamo inchinarci e ringraziarle per esserci. Io la ringrazio perché mi ha insegnato più una donna di cento uomini”.
Nell’aria si respira la speranza di conquistare l’agognata felicità e nelle parole del professore accompagnato sul palco dagli straordinari musicisti Ruggero Pazzaglia (batteria), Massimo Germini (chitarre) Antonio Petruzzelli (basso) e alla direzione Lucio Fabbri, si celebra la rinascita della vita che è come le stagioni “niente se ne va e tutto torna”.
“Da 38 anni sto con la mia compagna e ha sempre comandato lei pur avendo ragione io – scherza Vecchioni – Qui, non si celebra solo il sentimento ma anche il corpo: ci sono certe parti del corpo che vanno celebrate e quelle della mia compagna sono speciali perché è difficile cantare l’intelligenza, è più facile cantare il culo”.
Scorrono veloci racconti familiari accompagnati dalla musica di “Dentro gli occhi”, “Due madri”, “Io non appartengo più”, “Le lettere d’amore” ma nelle vene del maestro pulsa il desiderio di far capire ai giovani di oggi incatenati dai selfie, da quella società superficiale che trova il suo essere su Internet che per “catturare un uomo devi fotografare la tua anima perché anche se l’uomo è un insicuro, un eterno bambino, alla fine si innamora dell’anima di una donna – afferma Vecchioni – Stiamo vivendo al V Piano di un palazzo, corriamo come i pazzi avanti e indietro, ma sotto il quinto piano non ci sono il quarto, il terzo, il secondo, il primo. Il palazzo è tenuto da 4 paletti di legno ed è instabile perchè sotto ci dovrebbero essere i piani della cultura. Oggi, questi piani non ci sono più”.
Quella lotta contro il destino continua e il pubblico partecipa con il suo “guerriero” nell’affannosa corsa contro il tempo e “anche se non si vince, non è importante. La missione umana è quella di Ulisse che ha saputo guardare fuori. Ognuno deve guardare quello che c’è fuori da noi altrimenti questa è la fine dell’umanità”.
Le parole di Roberto a volte sono lame che tagliano violentemente, altre volte sono carezze che ti coccolano e ti fanno sentire il calore e l’amore di un padre, un tenero nonno, un insegnante che ricorda ancora oggi i suoi alunni ai quali prima di andare in pensione, il 7 giugno del 2000, scrisse “Sogna ragazzo sogna” una preziosa eredità lasciata a tutti i ragazzi del mondo.
Quell’incantevole viaggio sta per concludersi ma prima di regalare al suo pubblico “Luci a San Siro” dove “il tempo verticale, in cui passato, presente e futuro sono impilati l’uno sull’altro e “Sarmarcanda”, il promoter Ruggero Pegna ideatore della kermesse “Fatti di Musica 2018”, la trentaduesima edizione del Festival del live d’autore, insieme al manager di Lamezia Danilo Mancuso, consegna al cantautore il “Riccio d’Argento” per la sezione “Miti della musica d’autore italiana”.
Un premio che Vecchioni condivide con i suoi “soldati” della vita, con tutti coloro che, ogni giorno, affrontano quel pacchetto di esistenza fatto di dolore, gioia, rabbia, il perdersi, il riprendersi, il ritrovarsi.
Guardando quel cielo che trattiene le sue lacrime per le vittime di Genova e per tutti quelli segnati dal dolore o dalla malattia, Roberto chiude un racconto a cuore aperto rivolto ad un pubblico chiamato semplicemente “amici” e a loro urla: “La felicità è nei posti più strani, cercatela e vivete”.




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